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28.07.2012

La cicuta rimedio alla crisi

GIALLO. Petros Markaris riscrive in chiave poliziesca l'incubo di Atene

Cieli foschi sulle rovine del Partenone, l'epicentro della crisi europea

Cieli foschi sulle rovine del Partenone, l'epicentro della crisi europea
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L'Acropoli con il Partenone si sta rimpicciolendo come souvenir di un monumento decaduto. Simbolo di un'identità perduta, quella di Platone e Aristotele, di Fidia e Prassitele. Mito infranto per la Grecia attuale, depressa e umiliata dalla crisi economica, che pare non rispecchiarsi più nel Socrate che brilla dell'eterna saggezza, ma è vittima di un veleno che distrugge i fondamenti della società e alimenta suicidi assai lontani dalla sacra dignità dei filosofi.  La socratica cicuta tuttavia riaffiora nell'ultimo romanzo di Petros Markaris, L'Esattore (traduzione di Andrea Di Gregorio, Bompiani, 341 pagine, 18,50 euro) che prosegue le indagini del commissario Charitos della polizia di Atene, il Montalbano greco. In questo giallo, entrato subito in classifica perché è un avvincente ritratto della crisi greca, il veleno è metaforicamente diffuso in larghi strati della società, corrotta fino alle istituzioni (impietoso il giudizio finale, «lo Stato greco è l'unica mafia al mondo che è riuscita a fare la bancarotta»), ma è anche concretamente l'arma dell'assassino che agisce con una procedura inconsueta: manda un messaggio agli evasori statali intimando loro di mettersi subito in regola pagando le tasse evase, altrimenti arriva il condono, davvero tombale: un'iniezione di cicuta. Il killer si firma l'Esattore nazionale.  Un regolamento dei conti, risarcimento o morte, che smaschera i ricchi sfondati finora sicuri con capitali nascosti in patria o dirottati all'estero, impuniti dallo Stato.  Il sistema funziona e in dieci giorni tornano all'erario più di sette milioni di euro, con l'opinione pubblica infervorata dal novello giustiziere. Occultandosi da esperto hacker, costui accede all'archivio informatico delle Finanze, scovando i nomi degli evasori, e compie i delitti beffando le forze del'ordine. PERCHÉ l'omicida porta le vittime nei siti archeologici e si giustifica con due testi letterari antichi? L'epilogo del Fedone di Platone con Socrate morente che dice a Critone «siamo debitori di un gallo a Esculapio» allude senz'altro al dovere morale di non aver debiti nella vita; invece l'esordio dell'Iliade che mostra Apollo sdegnato nell'atto di scagliar frecce sui nemici è la vendetta ritenuta sacrosanta dal killer. Il suo identikit è ora più chiaro: una grande cultura, oltre all'abilità informatica e alla meticolosità tecnica. Ma il romanzo piace anche per la frequenza di richiami all'attualità greca con la vox populi: «La gente, ormai, ha piegato la testa ed è diventata fatalista» e poi «altri qualche testa la spaccano. La questione è quando cominceremo tutti a sbattere la testa contro il muro». È il disinganno del popolo di fronte alle false promesse del governo. Tagli, privazioni, connivenza dei politici con i ricchi corrotti, indifferenza agli indignati che manifestano nelle piazze, esosità delle banche, fuga di capitali... Markaris, che ha scritto e ambientato l'opera poco prima del recente cambio di governo, ha comunque mantenuto una visione amara della realtà; infatti recentemente ha esternato commenti del tipo «siamo prigionieri dell'euro, la Grecia è alla deriva, le verità sono le catastrofi naturali o il dossier di wikileaks». Ma nelle ultime righe del romanzo smentisce tale pessimismo. Dà anzi assoluta fiducia al suo commissario Charitos, paziente ricercatore della verità. Realistico come sua moglie, saggia filosofia: «Sei una persona degna, che non ha mai fatto giochetti. Se avessi cercato di infilarti da qualche parte, se ti fossi ammanicato con qualcuno, saresti in cima alla scala con le qualità che hai. Ma non l'hai mai fatto, e per questo ti ammiro. Solo le persone degne, in questo Paese, sono i disgraziati, caro il mio Kostas. Prendi nostra figlia: è brava, capace, ha studiato e per questo la spediscono in Uganda. Tu sei bravo, capace e per questo non fai carriera. Rassegnati: sei tra gli onesti disgraziati, tra quelli che corrono solo per arrivare secondi». Socratico.


Stefano Vicentini

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