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Musica

11.07.2012

Venditti musica e «ccore» dà una scossa rock al passato

ARENA. Almeno diecimila spettatori all'evento veronese, tappa speciale dell'Unica Tour del cantautore romano. I suoi grandi successi, «Sara» «Nata sotto il segno dei pesci» «Roma capoccia», arricchiti dalle voci di Annalisa e Chiara Civello

Antonello Venditti tra Chiara Civello e Annalisa in Arena FOTO BRENZONI

Antonello Venditti tra Chiara Civello e Annalisa in Arena FOTO BRENZONI
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Antonello Venditti è più avanti di noi, di voi e di tutti i suoi fan. Partiti scettici sul suo concerto speciale, «Io, l'orchestra, le donne e l'amore», l'altra sera davanti a 10mila presenti (l'organizzazione ci ha detto che erano tutti paganti ma ci crede più?), ci siamo ritrovati a cantare, in maniera sommessa -ché non è molto «cool» sbraitare «Nata sotto il segno dei peeesciiiiiii»- le canzoni immortali di Antonello. Immortali perché chi le ammazza più Giulio Cesare, Notte prima degli esami, Sara, Ci vorrebbe un amico, Piero e Cinzia e Roma capoccia? Potrebbe ammazzarle solo Venditti, a ben vedere, e un modo di sicuro ci sarebbe, tipo chiamare David Guetta a remixare «la santità der cupolone».
Ma nella serata areniana il cantautore romano, per la tappa… unica del suo «Unica tour 2012», ha scelto di fare rivivere il suo canzoniere pompando nuova vita nelle composizioni, riarrangiate con grande verve dal direttore Marco Sabiu, tanto che in alcuni punti (chi ama Bruce Springsteen e Pete Townshend salti alla riga successiva) sembravano brani della E Street Band o degli Who, con il sax e gli archi in evidenza. Per dire: l'impeto iniziale di Nata sotto il segno dei pesci ci ha ricordato proprio Baba O'Riley, cioè la sigla di CSI New York.
E comunque si sente che Sabiu ascolta un sacco di rock, dai Kasabian ai Sigur Ros. Meglio per lui e per Antonello che ha potuto dare una bella scossa ai brani del repertorio e alle nuove composizioni di Unica, tra le quali spicca Forever, con un arpeggio, all'inizio, che scampanella in stile Coldplay. E se l'idea dell'orchestra non è nuova, Sabiu sembra aver trovato più terreno fertile qui, nel canzoniere vendittiano, che nelle serate areniane con Ligabue (sì, il direttore riccioluto è lo stesso delle residenze veronesi di Luciano da Correggio).
Bella pure l'idea delle voci femminili, con Annalisa (ex di Amici), una bella personalità messa un po' in ombra da Antonello in Amici mai e forse penalizzata da un paio di sandali dal plateau davvero impervio. Meglio Chiara Civello, a proprio agio con Alta marea, la versione italica di un successo dei neozelandesi Crowded House.
Ma Antonello Venditti è avanti soprattutto come mentalità. Così inneggia ai nuovi italiani presentando le sue coriste «black» e gridando: «Il colore della pelle non fa cittadinanza; quando uno nasce in Italia, è italiano (dal pubblico, tiepidi applausi, ndr), e se uno dice: Voglio essere italiano, allora può diventare italiano (applausi zero)». E ancora: «Le mie canzoni degli anni '70 sono attuali perché stiamo andando indietro, quanto a diritti e democrazia. Adesso, in realtà, siamo intorno al 1966… Ed è per questo che il mio concerto in Arena è dedicato alle donne, ma non solo: al femminile e a tutto quello che è di genere femminile, come la libertà e la democrazia».
E prima di Sara, la stoccata: «Nella città di Giulietta e Romeo, la città dell'amore, dove una donna e un uomo sono stati divisi dalla politica e dalla famiglia, ho voluto cantare Sara, una ragazza che aveva diritto di diventare madre anche senza un padre». Nelle quasi tre ore di concerto, Antonello ci mette tutto «er core» che ha e per una sera anche i «padani» presenti in Arena, ci scommettiamo, si sono sentiti «dde Roma», tutti uguali sotto il cielo «der monno infame».


Giulio Brusati

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