08.06.2012
LEGNAGO. Molto applaudito al Salieri il cantante italo-americano. Le sue hit con la ipertecnologica West Coast Band
A sessant'anni suonati, e dopo aver incarnato l'«american dream» degli anni Settanta, Gino Vannelli è ben lontano dal viale del tramonto e riesce ancora a infiammare le platee. Ne sa qualcosa il numeroso pubblico accorso per il suo concerto al Teatro Salieri di Legnago, dove il cantante italoamericano si esibito nell'unica data italiana ritagliata tra alcuni concerti in Ucraina e due serate in Norvegia. La sua è una musica all'insegna di una pop fusion d'annata condita di virtuosismi e arrangiamenti sempre molto ricercati ma anche di squarci jazzistici e di momenti squisitamente funk dai toni sempre molto accesi ma soprattutto in grado di sviluppare, sia nelle ballate sia nei tempi più fast, scenari musicali strettamente imparentati con la disco music. A dargli manforte la West Coast Band, un gruppo ipertecnico di notevolissimo valore anche se in parte svilito da una pessima acustica caratterizzata soprattutto da un riverbero eccessivo dei bassi. L'ora e quaranta di concerto comunque non sembra aver deluso la platea, anche perché non è mancato nulla del songbook di Vannelli, immortalato e nuovamente inciso sul cd The best and beyond (Azzurra Music) disponibile in edicola assieme al quotidiano L'Arena. Così non sono mancati i vari Living Inside Myself, Wild Horses, Just Wanna Stop, il suo grande successo Brother To Brother, l'ammiccante People Gotta Move e anche la canzone in italiano Canto, che ha inciso dieci anni fa nel disco eponimo dedicato a suo padre. La musica di Vannelli sembra avere a conti fatti un forte retrogusto anni Settanta, una suggestione a cui contribuiscono il casco di riccioli, i vestiti attillati e le doti da felino da palcoscenico del leader. Ma non c'è nulla di nostalgico. Vannelli mostra di essere un Dorian Gray che tiene in pugno la scena con la forza di un elfo adolescente e alla fine dell'inevitabile bis (richiesto a gran voce al grido di «Gino! Gino!») scende tra il pubblico accalcato in piedi sotto il palco, concludendo la serata tra gli abbracci e l'entusiasmo.
Luigi Sabelli
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