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16.05.2012

Elettro-emozioni, l'Arena balla con i Negramaro

CASA 69 TOUR. Dodicimila spettatori in piedi per il concerto. Bordate rock, grande feeling tra Giuliano Sangiorgi e il pubblico che canta con la band. Unica nota stonata l'imbarazzante intervento di Fabio Volo

Giuliano Sangiorgi in un’Arena strapiena FOTO BRENZONI

Giuliano Sangiorgi in un’Arena strapiena FOTO BRENZONI
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In Arena abbiamo visto artisti che «lavoravano» il palco (Rod Stewart correva e lanciava palloni sulla platea, Tina Turner ballava da un lato all'altro), altri che si sono «lavorati» il pubblico (Peter Gabriel si è buttato sulla folla, Michael Bublé avrebbe stretto le mani anche all'ultima ragazza sulla gradinata più alta); altri ancora che sembravano mantenere le distanze (Tiziano Ferro, poco presente sulla passerella davanti alla platea), guardare stupiti e affascinati (Eddie Vedder dei Peal Jam, Ben Harper) o cercare di trascinare tutti in un ballo collettivo (Bruce Springsteen).
Ma non ci è mai capitato di vedere una band godersela così tanto, in Arena, come l'altra sera, quando i Negramaro hanno richiamato all'anfiteatro oltre 12mila persone per la tappa veronese del «Casa 69 Tour».
Tolto l'inizio, ipertecnologico, con il gruppo salentino che canta dietro il palco, visibile solo attraverso le immagini sui maxischermi (il distacco e la lontananza prima del «bagno di folla»?), il concerto è stato un torrente di emozioni soprattutto per la band, a partire dal leader Giuliano Sangiorgi, deciso a divertirsi e a godersi il pubblico e l'Arena. Per tutto lo spettacolo sono risuonate così le parole di incitamento del cantante: «Voglio sentirvi tutti, tutti, tutti!», «Fate sentire il vostro grido!», «Voglio sentirvi cantare più forte che potete!».
Sangiorgi non voleva solo udire il pubblico ma vederlo muoversi sotto le bordate di rock elettronico della sua band. E per questo ha spinto tutti ad alzarsi, soprattutto quelli in platea: «Balla, Verona, che l'estate è vicina!», «Non vi voglio sulla sedia, ma con il cu** per aria!». E ha scatenato un coro e un ballo collettivo, mentre chi voleva vedere qualcosa ha dovuto alzarsi per forza.
IL SUONO. Chi ha assistito al concerto sulle poltroncine della platea, nelle prime fila, magari adesso si sta lamentando sulla pagina Facebook dei Negramaro per l'acustica non perfetta dell'Arena, non sapendo che l'ascolto ottimale (per quanto riguarda i concerti rock) si ha sulle prime e seconde gradinate, visto il posizionamento delle casse.
Anche perché il concerto dell'altra sera aveva un'amplificazione ottima (suono potente ma nessun fischio alle orecchie, la mattina dopo), con una belle definizione. Certo, ormai i Negramaro - a parte lo spazio finale con pianoforte/voce/fisarmonica - sono sempre più un gruppo techno-metal-rock, vicini a Subsonica, Depeche Mode e Pink Floyd (a proposito: citano Shine on you crazy diamond in maniera spudorata prima di Quel matto sono io, stabilendo un contatto tra Syd Barrett e Sangiorgi). Sono lontani sia i Radiohead (a parte la citazione di Exit music) che i Coldplay, mentre certe parti più acustiche ci hanno ricordato Damien Rice o comunque un certo romanticismo britannico più che salentino. Insomma, non ci fossero le linee vocali mediterranee di Giuliano, i Negramaro potrebbero finire in un festival prima dei Linkin Park, dei Korn e dei Chemical Brothers.
GLI «AMICI». Troppi i momenti emozionanti del concerto per citarli tutti, forse diluiti dall'eccessiva lunghezza del set. Il punto di stanca è stato però l'intervento di Fabio Volo: imbarazzanti le sue frasette, un concentrato disarmante di buonismo finto-profondo, da santone new age, che non avremmo accettato nemmeno alle medie, in seminario, durante l'omelia.
Meno male che Giuliano reagisce, alla fine, con un po' di sana concretezza, quando avvisa i 12mila dell'Arena: «Adesso dite a quelli di Amici - all'anfiteatro venerdì e sabato - che questo è un palco difficile. La tv fa tutto facile ma noi, prima di arrivare all'Arena, siamo partiti da locali con 30 persone davanti».
E hanno sudato per dieci anni sui palchi di tutta Italia, aggiungiamo noi. G.B.

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