30.04.2012
FONTANA DI AVESA. Bergamaschi presenta in live la sua raccolta di sette cantautori veronesi. Nei brani di «Il cielo d'Irlanda è di Verona» riserva una speciale attenzione a ogni testo
Diceva Nicola Pasqualicchio, che ha presentato i brani in programma con l'opportuno equilibrio tra competenza e leggerezza di tono, che la bellezza della voce di Giuliana Bergamaschi è un dato di fatto inconfutabile, e quasi non stupisce più. Ma aggiungeva che dal materiale scelto per il suo album Il cielo d'Irlanda è di Verona emerge anche in maniera chiara la sua capacità di valorizzare la canzone d'autore in virtù di una speciale attenzione riservata ad ogni parola, a sottolineare ogni passaggio verbale e musicale. Senza intenti sacrileghi, pensiamo che questa particolare dote della cantante scaligera abbia qualcosa a che fare con la sua lunghissima e appassionata «frequentazione» con la voce di Fabrizio De André, che ascolta e interpreta da sempre.
Alla Fontana, Giuliana ha per la prima volta presentato dal vivo l'album sopracitato, proposto nella sua interezza, quindici canzoni scritte da sette cantautori veronesi. È una raccolta ben realizzata dal punto di vista degli arrangiamenti (per alcuni dei quali c'è lo «zampino» di Enrico Terragnoli) e delle sonorità, e che ha effettivamente il pregio di rendere grazia - in ogni senso del termine - alle qualità compositive di questi «nostri» autori.
Dal vivo, quasi tutti i pezzi acquistano un'ulteriore dose di fascino, eccezion fatta per Retorica, che nel disco «vive» molto anche sulla spinta degli «ospiti» Paola Zannoni al violoncelo e Thomas Sinigaglia alla fisarmonica, non presenti alla Fontana. Ma ad esempio l'ampio repertorio firmato da Ruggero Falziroli, ben cinque sono le sue canzoni incluse nell'album, decolla letteralmente in versione live, ove si libera con evidente piacere (per lei e per chi ascolta) l'anima più rock della cantante veronese e dei suoi bravi compagni d'impresa: il batterista Luca Pighi, lo stesso Falziroli a chitarra, basso e voce, ed Enrico Breanza alla chitarra, di cui scopriamo nell'occasione - lui solitamente più avvezzo ad atmosfere rarefatte e delicate - l'originale vena persino psichedelica.
Funzionano al meglio, poi, i pezzi di Bubola (in particolare Encantado Signorina), Ongaro (Desdemona), Fiorilli (Mezza è la luna), Nicolis (Carillon), e di Marco Giacomozzi: le sue La strega, Clementina e Regina dei baci sono chiaramente nelle corde predilette dell'ugola della Bergmaschi.
Beppe Montresor
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