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Marmi Lanza

26.06.2012

È arrivato il Gavo: «Finalmente non ci farà più male»

NUOVO OPPOSTO. Dall'Acqua Paradiso al PalaOlimpia: ecco Gavotto. Quasi 5mila punti nell'ultimo decennio fanno di lui il terzo miglior martello. «Ero stufo di giocare davanti a poche persone. Qui troverò un grande pubblico»

Mauro Gavotto con il socio BluVolley Luca Bazzoni durante la presentazione FOTOEXPRESS

Mauro Gavotto con il socio BluVolley Luca Bazzoni durante la presentazione FOTOEXPRESS
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«Finalmente smetterà di farci del male». Lo ha detto il direttore generale di BluVolley, lo ha ribadito coach Bruno Bagnoli. Mauro Gavotto, l'opposto che per un decennio ha fatto sfracelli nel campionato italiano (è il terzo marcatore assoluto tra il 2001-'02 e la scorsa stagione) in particolare quando ha avuto di fronte le maglie gialloblù di Verona, è stato presentato ieri dalla società scaligera. La notizia del suo arrivo era ormai filtrata da tempo - così come quella del centrale ceco Michal Rak - ma da ieri il martello piemontese (è nato 33 anni fa in un paese in provincia di Cuneo) è ufficialmente il primo acquisto del neo direttore sportivo Bruno Bagnoli. A dare il benvenuto al Gavo - «Non chiamatemi Mauro né Gavotto che tanto non mi giro» - oltre a Stefano Filippi e Bruno Bagnoli il socio di BluVolley e titolare de «La Fortezza vigilanza» Luca Bazzoni che lo ha accolto nella sede della sua impresa per la presentazione alla stampa.
«Gavotto è il primo nome ufficiale del nostro mercato estivo ma è anche il primo nome del quale abbiamo parlato quando abbiamo cominciato ad abbozzare la squadra futura», ammette Bagnoli. «Il disegno tecnico nella mia testa era molto chiaro fin dall'inizio: mettere i giovani che proietteremo in A1 in buone mani. E nella diagonale palleggiatore-opposto cercavo la massima sicurezza: avendo Meoni a palleggiare si è puntato appunto sul Gavo che da un decennio è un punto di riferimento importante della pallavolo italiana ed internazionale. Le statistiche parlano da sole. A voler usare un linguaggio aziendale si può dire che lui in questi dieci anni di fatturato ne ha fatto molto: quasi 5mila punti».
«L'età non conta», esordisce il Gavo. «È vero: tra me e Meo facciamo 72 anni in due. Ma lui lo vedo come un ragazzino: con qualche anno sulle spalle ma fisicamente un giovanotto. Io fisicamente e di testa mi sento un ragazzino quindi potete togliarci dieci anni a testa». La diagonale gialloblù scende così a quota 52: bisognerà dimostrarlo sul campo. «È quello che conta: avere tanto da dare alla squadra e ai compagni. E io di voglia ne ho da vendere, anche perché mi diverto ancora a giocare. Voglio continuare a farlo finché starò in piedi: anche a 40 o 50 anni; in A2 o in C; non importa. E poi quello che perdiamo eventualmente in freschezza fisica lo compensiamo con quel po' di esperienza che ci siamo costruiti. Come giustamente ha detto Bagnoli, serve un giusto mix tra esperienza e gioventù: e mi pare che la Marmi Lanza stia mettendo in piedi un'ottima squadra anche in questo senso». Non nasconde i suoi difetti: «In ricezione non sono il massimo. Tutti gli allenatori che ho avuto hanno cercato di migliorarmi in questo fondamentale ma non c'è stato verso. Lo farà anche Bagnoli: lo so. Ed io cercherò di fare del mio meglio, ma non garantisco sui risultati».
Su una cosa, invece, Gavotto garantisce al massimo. «In campo posso giocare bene o giocare male, ma dò sempre tutto. Non mi fermo di fronte a niente e credo che nelle tante partite che ho giocato contro Verona nell'ultimo decennio lo abbiate visto». Eccome. Ma le sfide al PalaOlimpia sono state una sorta di capitale ben investito perché se oggi l'opposto è a Verona è proprio perché il pubblico del Palaolimpia lo ha conquistato. «Ero molto legato al progetto della famiglia Gabeca», ammette. «Non a caso ho giocato lì tanti anni. Ma francamente, a Monza ormai giocavamo davanti o poche persone e non era certo bello. Quando la società si è sciolta ed è arrivata la proposta di Verona non ci ho pensato due volte: ho detto al mio procuratore di sistemare le carte ed i non ascoltare altri. Ed eccomi qui». A raccogliere l'eredità di un certo Michal Lasko:«È un mio amico e ha dato tanto a Verona. Ma io sono il Gavo: darò il mio».


Bruno Fabris

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