07.05.2012
Quasi 8mila spettatori in meno per la Marmi Lanza a Verona. In crescita solo Macerata e Piacenza , Latina e Vibo Valentia
Servisse una prova evidente su come la crisi sta incidendo (anche) sul mondo della pallavolo, basta andare a leggere i tabellini delle 200 partite giocate nell'ultima stagione di A1, colonnina in alto a sinistra sotto la dicitura: spettatori presenti. Ne mancano all'appello circa 8mila rispetto alla stagione 2010-11, quando erano stati poco più di 423mila contro circa 415mila. Un «buco» tutto sommato accettabile se non si guardano i dati delle singole squadre.
La fuga dai palazzetti è molto preoccupante visto che, ad esempio, le due squadre che sono retrocesse quest'anno (Padova e Ravenna) hanno messo insieme circa 61mila spettatori contro gli appena 28mila di Castellana Grotte e Forlì che scesero in A2 un anno fa. Il saldo negativo riguarda tutte le piazze ad esclusione di un ristretto club di fortunati: i campioni d'Italia di Macerata, al quale la galoppata tricolore ha fruttato 3mila spettatori in più; Piacenza, che ha chiuso con un +2.270; la coppia Latina e Vibo Valentia che hanno aumentato le presenze di, rispettivamente, 914 e 449 unità.
Miserie, come si vede. Che si sposano con i risultati negativi di piazze tradizionalmente affollate (Trento -2.610 e Cuneo -2.910), i prevedibili crolli di presenze causati dai traslochi (la Sisley spostandosi da Treviso a Belluno ha lasciato per strada quasi 5mila persone) e l'incapacità di insediarsi in nuove realtà nonostante tempo e soldi spesi nell'operazione (Monza è crollata da oltre 38mila a poco più di 20mila fornendo ampie giustificazioni all'addio della Gabeca). Una situazione che è ben fotografata dalla Marmi Lanza Verona, piazza simbolo per la sua capacità di sposare una politica del risparmio con i risultati e l'entusiasmo del pubblico scaligero. Al punto che il suo dato corrisponde a quello complessivo al PalaOlimpia nell'ultima stagione sono entrati 8.940 spettatori in meno rispetto alla quella precedente. Il confronto dei dati tra le due annate non può essere preciso all'unità, viste le formule diverse: quest'anno i quarti di play off si sono giocati nelle quattro città delle squadre meglio piazzate e quel pubblico non è nel computo complessivo. Mettendo così a confronto le due regular season il saldo si rovescia in favore dell'ultima di circa 7mila unità. A dimostrazione che la compressione degli impegni di post season è stata un disastro dal punto di vista della visibilità di uno sport che ha problemi di passaggi televisivi confinati a RaiSportUno o Due.
Il problema vero del volley nazionale resta così lo squilibrio tra piazze dove tutto sommato «si tiene botta» nonostante la crisi ed altre dove si gioca per pochi intimi. Al di là delle fortune sportive o meno. Lo dimostra Latina, sorpresa dell'ultimo campionato e sfidante ufficiale di Trento nelle semifinali scudetto. Al PalaBianchini solo sei match hanno visto un numero di spettatori a quattro cifre: il record si è avuto in GaraDue di semifinale play off contro Trento con 1.292 presenze. Non appare un caso, quindi, che la partita in assoluto meno vista dello scorso campionato sia stata quella giocata dall'Andreoli a Vibo Valentia: 605 i presenti. Ed anche questo non è un caso, visto che il palazzetto calabrese è l'ultimo per quanto riguarda l'affluenza: poco più di 12mila biglietti strappati in una stagione. La seconda partita meno vista dell'anno infatti è stata giocata in Calabria tra la Tonno Callipo e la Marmi Lanza (626 gli spettatori).
E così si torna al PalaOlimpia. Dove comunque il dato non sembra spaventare la dirigenza che, invece, è pronta a continuare sulla politica di avvicinamento al volley che privilegia i giovani, gli studenti e chi pratica questo sport (vedi intervista a fianco). «Anche perché», spiega il condirettore generale di BluVolley Stefano Filippi, «noi siamo certi che i nostri spettatori hanno pagato il biglietto. In altre piazze si usa regalare ingressi senza verificare quanti sono le persone che ne usufruiscono: noi distribuiamo coupon nelle scuole o alle società di volley della provincia e chi arriva al palazzetto lo cambia con un biglietto scontato ma comunque pagato». Questo per dire che, a quanto pare, la fuga è ancora più consistente, anche se difficilmente quantificabile. Almeno nelle altre capitali de volley italiano.
Bruno Fabris
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Partecipa. Inviaci i tuoi commenti