23.08.2012
IL CAPITANO. «Con Giuliani e Ramagli possiamo andare lontano». I gialloblù cambiano faccia ma Giorgio rimane «Sono contento abbiano creduto ancora in me. Quest'anno è tutto diverso ma io sono rimasto»
Il capitano c'è. È tornato per riscrivere il finale. Diverso da quello dell'anno scorso. Non poteva di certo finire così la sua avventura in gialloblù. Non per lui. Cambia faccia la Tezenis. Resta al suo posto Giorgio Boscagin. L'uomo che unisce presente e passato. Nuovo profeta per la patria. «Ringrazio la famiglia Pedrollo che ha creduto ancora in me», dice. Ora si torna a fare sul serio Boscagin, era doveroso riprovarci dopo una stagione chiusa non certo nel migliore dei modi «Assolutamente. Durante l'estate ho ripensato molto all'anno scorso ed essere di nuovo qui per me è molto importante. La stagione passata purtroppo non si è chiusa come avevamo pronosticato e come volevamo, senza nemmeno raggiungere i playoff. Sarebbe stato brutto lasciarsi così perché questa è casa mia, questa è la squadra della mia città e ci tengo in maniera particolare. Sono contento di poterci riprovare quest'anno». Secondo lei cos'è successo alla squadra l'anno scorso? «È stata una stagione abbastanza difficile. Non è cominciata bene: il cambio dell'allenatore dopo sole tre partite ci ha sicuramente destabilizzati. Noi però ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo ricominciato dall'inizio. Abbiamo anche avuto la giusta reazione ma con l'andare del tempo non siamo riusciti a dare continuità di prestazione e risultato. Credo che il problema sia stato quello. Non voglio entrare nel merito di questioni più specifiche all'interno dello spogliatoio, in seguito ai risultati. Il grande rimpianto è che non siamo riusciti a dare la continuità necessaria per arrivare dove tutti volevamo». Come ha vissuto la scorsa stagione sul piano personale? «A livello personale è stata molto dura, anche perché c'era il potenziale per fare bene. Ero molto arrabbiato perché la squadra non era affatto malvagia ed i giocatori, presi singolarmente, erano buoni. Resta ancora di più l'amaro in bocca». Secondo lei era necessario fare tabula rasa e voltare completamente pagina? Lei è l'unico punto di continuità «La dirigenza ha dato un grande input. Ha ristrutturato tutto il sistema manageriale della società. Questo ha poi comportato diversi cambiamenti anche alla squadra. Noi abbiamo appena cominciato la preparazione ma bene o male di nome ci conosciamo tutti. È stata data un'impronta più giovane con più prospettiva di crescita. Ho già lavorato con Ramagli e questa è la situazione per lui ideale, perché gli piace lavorare in palestra, toccare con mano i progressi, vedere crescere squadra e singoli partita dopo partita, risultato dopo risultato». Quali elementi possono indurla a pensare che questa possa essere la stagione del rilancio, dopo due anni di 'flop'? «Conosco Giuliani da quando sono ragazzino, mi ha anche allenato. Ho grande stima nei suoi confronti, come persona e sul campo. Ho lavorato con Ramagli per due anni e mezzo, a Reggio Emilia prima e a Teramo poi. Proprio con Reggio siamo riusciti a giocare una semifinale playoff quando nessuno ci dava tra le squadre favorite. Ma noi nell'arco dell'anno siamo arrivati, attraverso il lavoro, ad esprimere un buon gioco e ad ottenere buoni risultati. Sia Giuliani sia Ramagli danno grandi garanzie, sono alla base di questo gruppo. La squadra è buona, i giocatori sono buoni, ma è ancora presto per dire cosa succederà». Qual è il giocatore che, secondo lei, potrà diventare l'anima ed il traino di questa squadra? «Non lo so. Istintivamente, guardando al carattere e ricordandolo da avversario, specialmente l'anno scorso, direi Ghersetti. È un lottatore, uno che dà l'anima. Però ci sono ancora tanti ragazzi che devono crescere e ci stiamo allenando senza tre pedine importanti».
Simone Antolini
Partecipa. Inviaci i tuoi commenti