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Tezenis

11.07.2012

Il triplete Tezenis. «Ricostruzione, più tifosi e gioco»

PARLA IL TECNICO. Alessandro Ramagli è pronto a «ripartire da zero». È questo il programma per creare una squadra «che sappia divertire». Tempi e modi da verificare: «Non sappiamo quando si inizierà né con quante società...»

Alessandro Ramagli fa il «globetrotter» con il pallone dopo la presentazione FOTOEXPRESS

Alessandro Ramagli fa il «globetrotter» con il pallone dopo la presentazione FOTOEXPRESS
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Prima un'aneddoto. Quello del gatto giovane che rincorre la sua coda «perché lì c'è la fortuna» fino a quando il gatto adulto non gli rivela che la dea bendata «ti si attacca alla coda quando insegui i tuoi obiettivi guardandoli in faccia». Poi l'ammissione. «Avevo un paio di offerte importanti in A1 e non nego di averci sperato. Ma quando sono saltate ne ho rifiutate altre preferendo Verona in A2 perché qui c'è un programma che mi piace». Alessandro Ramagli, neo allenatore della Tezenis, ha smesso di inseguire la «sua» coda per guardare il futuro negli occhi. E ieri si è presentato con la verve di livornese doc e le idee chiare su cosa lo aspetta in una città dove «negli ultimi due anni si sono vissute delusioni anche cocenti». Ma non parlategli di progetto: «Quando sento questo termine mi si rizzano i peli. Preferisco parlare di programma. E con questa parola racchiudo la ricostruzione di una struttura sia di management che tecnica, il tentativo di fidelizzare il pubblico e cercare di fare bene in campo». Come dire: a Verona si riparte da zero e si proverà a non rifare gli errori del passato.
Lo hanno sottolineato gli stessi Sandro Bordato e Giorgio Pedrollo seduti al fianco del coach nella sala del Montresor hotel che ha ospitato la presentazione. «Con Ramagli ci siamo subito trovati d'accordo», ha spiegato il vicepresidente di Scaligera basket, «per iniziare un percorso che non punti subito ed esclusivamente ai risultati immediati». «Era la nostra prima scelta», ha ammesso il responsabile dell'area tecnica. «Negli anni passati siamo stati etichettati come una società mangiaallenatori: ma non è questa la nostra filosofia. Anzi: vorremmo che fra quattro o cinque anni sia Ramagli a dirci che vuole andar via perché è stufo di noi». Magari, come ha sottolineato il nuovo tecnico, «dopo aver fatto bene». Come? «Allestendo una squadra che abbia un forte livello motivazionale, che abbia la capacità di interfacciarsi bene con la città e con i tifosi». E con un obiettivo immediato: «Un campionato nel quale possiamo divertirci». Magari ricostruendo in riva all'Adige quell'animus pugnandi che lo stesso Ramagli aveva infuso a Biella nei sei campionati di A1 tra il 2000 ed il 2006.
Niente modelli precostituiti, però. «La duttilità e l'intelligenza tattica deve rappresentare il presupposto fondamentale per uno che allena», ammette il tecnico gialloblù. «A Biella lo stile della pallacanestro che abbiamo giocato si è identificato con quello della città: si corre, si salta e si gioca di energia. A Pesaro (che ha portato in A1 nel 2007) si è fatto un gioco diverso con una squadra di grande qualità, fatta di campioni: si è attinto alle qualità dei giocatori cercando di tirar fuori il meglio. A Teramo, nelle ultime due stagioni, ho avuto squadre con facce molto diverse: la prima con un basso tasso di atletismo ma un'alta qualità nelle mani; la seconda ha vissuto un anno assai complicato». E la Verona di Ramagli sarà più Biella o Pesaro? «Difficile, anzi impossibile dirlo ora», ammette. «Qui si riparte da zero. Ma, soprattutto, stiamo programmando un campionato che non si sa ancora quando partirà né con quante squadre partirà. Non solo: non abbiamo ancora la certezza su quali saranno alcune regole chiave sulla formazione del roster e sul numero di visti che potremo utilizzare. Si rischia di costruire squadre con scelte sbagliate o affrettate nei ruoli chiave».
Proprio queste incertezze fanno si che per ora è il mercato degli italiani a tenere banco. Come ben dimostra la trattativa per portare in gialloblù l'ala-centro Mario Ghersetti. «Sapendo, comunque, che mettere in piedi una squadra nuova comporta seri rischi di assemblaggio», dice Ramagli. «Quando potrà essere pronta? A casa mia si dice che il lunedì tutti facciamo tredici al Totocalcio. Se facciamo come il gatto dell'aneddoto, cioè rincorriamo la coda, la fortuna non la prendiamo mai. Se invece si percorre una strada con perseveranza la fortuna ci si attacca alla coda e ci segue». Magari aiutata da qualche selta azzeccata come quelle che si prepara a fare Alessandro Giuliani negli Stati Uniti. In strettissimo contatto con Ramagli. «Domenica mattina Ale mi ha chiamato alle 11, che erano le 5 negli Usa. Poi è andato a vedere gli allenamenti dei Detroit Pistons per visionare alcuni giocatori che ci interessano. E poi è iniziata la Summer league di Orlando. Io, da parte mia, ho modo di accedere ad una banca dati che mi permette di poter vedere di ogni giocatore mi viene proposto azioni, statistiche, caratteristiche e quant'altro». Un esempio di quel lavoro in sinergia che è l'altro punto fermo del «metodo Ramagli». «Si lavora, si vince e si perde tutti insieme», spiega. «Spesso l'attenzione è rivolta principalmente verso i giocatori, ma altrettanto spesso è la squadra invisibile che fa la differenza. E mi riferisco a proprietà, staff tecnico, management, staff medico e tutto il resto». Ci sarà tempo e modi di verificarlo.


Bruno Fabris

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