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24 luglio 2014

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14.05.2013

Corini-Chievo, che rebus. Il count down è iniziato

ROMPICAPO IN PANCHINA. Confermato il summit dopo la partita di domenica con l'Atalanta. Il feeling reciproco non garantisce il rinnovo del contratto all'allenatore Sartori: «La nostra opzione scade a metà giugno: non c'è alcuna fretta»

Corini si complimenta con Théréau dopo il gol al Torino FOTOEXPRESS
Corini si complimenta con Théréau dopo il gol al Torino FOTOEXPRESS
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Praticamente esauriti gli impegni del campo - solo la gara con l'Atalanta separa il Chievo dal rituale rompete le righe - il rebus in via Galvani ha il nome e il cognome di Eugenio Corini. Va o resta? Saluta o rinnova? Nessuna anticipazione, nessun sussurro significativamente credibile. Eppure tutto o quasi ruota attorno al tecnico. L'interesse dei tifosi, gli sviluppi della prossima campagna acquisti. Che restano il vero nodo sul quale si gioca la guida della squadra. Lui, il Genio, l'ha spiegato domenica al termine della partita col Torino: «Ho in mente un progetto tecnico-tattico ben preciso. Lo esporrò alla dirigenza, ci confronteremo».  Poche parole senza precisi contorni, ovviamente. Nel senso che i profili dei giocatori che Corini vorrebbe nel suo gruppo, dal prossimo luglio, lui si è guardato bene dal renderli noti. Normale.  Probabile che l'idea di fondo sia quella di innestare qualità e correggere un assetto troppo sacrificato all'equilibrio difensivo. Il pensiero sarebbe quello di costruire un calcio più propositivo, meno speculativo. Quella almeno è la filosofia di fondo dell'allenatore bresciano. Che quando cita Delneri, uno dei suoi maestri, e il suo calcio totale, ha un lampo che gli accende lo sguardo. SCIOGLIERE LE RISERVE. Forse basteranno una settimana, dieci giorni al massimo, per sciogliere le riserve. Le parti - Corini da un lato, Sartori e Campedelli dall'altro - hanno sempre ripetuto che fino alla 38esima giornata consumata non ci sarà alcun vertice.  Inutile cercare di strappare notizie prima. Per ora si va a sensazioni, si tarano le sfumature di certe discorsi. «Comunque vada la stima e l'affetto nei confronti del Chievo e del presidente Campedelli resteranno intatte», una delle ultime uscite di Corini. Che tanti interpreterebbero come una sorta di commiato.  COSÌ VIA GALVANI. Giovanni Sartori non scopre le carte.  L'aria, a dirla tutta, è di quello che ancora non ha neppure iniziato a mescolare il mazzo: «Ci salviamo sempre con tre, quattro giornate di anticipo e l'effetto è quello di allungare il tormentone sull'allenatore», sorride dagli uffici di via Galvani. «In realtà non c'è nessuna urgenza. Noi abbiamo anche un'opzione sul Genio che scade a metà giugno. Aspettiamo Bergamo e poi fisseremo un incontro, come abbiame sempre fatto anche gli anni passati. E come abbiamo sempre detto che avremo fatto pure quest'anno. Se i programmi suoi e nostri collimeranno rinnoveremo serenamente».  E gli sportivi gialloblù? Non proprio allineati. Ce n'è una bella fetta che ha apprezzato il lavoro di Corini, altri non impazzirebbero per la conferma.  Al Bentegodi, di recente, si sono alternati applausi e fischi. Il saluto, domenica. è stato dolce, partecipato, riconoscente.  Eppure solo otto giorni prima l'uscita dal campo della squadra era stata accompagnata da rumorosi mugugni.  I PRO. I numeri, si è detto e ridetto, sono col Genio. E sui numeri si costruiscono i risultati. Quasi superfluo ricordare la situazione, in casa Chievo, al suo arrivo: tre punti in sei giornate, frutto di una vittoria e cinque sconfitte di fila.  Di Carlo aveva pagato con l'esonero un paio di gare andate stortissime, qualche circostanza non proprio fortunata, la disarmonia dello spogliatoio. Corini ha rimesso mano alla situazione con olimpica serenità e grande pazienza. Il bilancio? Quarantuno punti in 31 partite, 1,41 punti di media a gara. Tradotto: con tutte e 38 le gare a disposizione, il Chievo avrebbe superato i 53 punti. Proiezioni, certo.  Il calcio non è statistica. Proiezioni indicative però.  Tra i meriti dell'allenatore quello ci aver saputo gestire la sovrabbondanza della rosa, con relativi malesseri, e situazioni psicologiche delicate.  Sul piano tattico, dopo le velleità da 4-3-3, Corini ha saputo adattare i suoi a un 5-3-2 più redditizio, trovando grande equilibrio difensivo ed esaltando l'arma, spesso micidiale, del contropiede. Buono anche il passo con la concorrenza - se si eccettuano gli scivoloni dell'Olimpico di Torino e del Dall'Ara a Bologna - brillano i nove punti su nove con le romane, la lezione di pallone impartita al presuntuoso Napoli e i successi negli scontri diretti di Genova - col Genoa - e Cagliari, di Pescara e Siena. I CONTRO. I detrattori imputano a Corini gli imbarazzi della manovra nel momento in cui toccava ai gialloblù l'onere di fare la gara. L'assetto bloccato ha pian piano complicato la vita agli avversari, asciugando però al tempo stesso fantasia e capacità del Chievo di attaccare. Soprattutto in casa lo spettacolo ha più volte latitato.  Si ricordano i fischi del Bentegodi nelle gara con Siena, Catania, Genoa e Cagliari.  E i pareggi striminziti - sul piano del gioco - con Parma e Palermo. I gol in primavera sono iniziati a mancare, nell'anno solare soltanto sette in dieci gare davanti al pubblico amico. E gli «spettacolisti», avidi di coraggio, di ardore, di emozioni forti, hanno iniziato a rumoreggiare.  Il caso da analizzare a parte è quello di Pellissier, il capitano detronizzato, la bandiera (momentaneamente) ammainata per fare posto a Paloschi, il nuovo che avanza. Fatale che in tanti non abbiano digerito. A partire dall'attaccante aostano, che però ha sempre evitato di polemizzare, giustificando anzi più di una volta la scelta: «La squadra va bene anche senza di me, capisco Corini e anch'io farei lo stesso al suo posto». Mossa scomoda comunque quella del tecnico, avallata peraltro dall'esplosione autunnale di Paloschi. Tanto più che, ad aprile, il Genio ha pure rilanciato Pelo-gol.  Si avvicina il confronto, si approssima l'ora fatidica delle scelte. Chievo, poi tocca a te: Genio o non Genio, questo è il dilemma...

Francesco Arioli
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