10.07.2012
IL RIENTRO. Mister Di Carlo è sicuro: «Il ragazzo ha fame e scalpita per giocare». Il giovane attaccante ha le idee chiare per la sua nuova stagione «Correre, impegnarsi al massimo e cercare di fare tantissimi gol»
«Sono giovane e devo arare l'erba». Alberto Paloschi mette subito in chiaro quali sono le sue intenzioni per la nuova stagione col Chievo. No, non vuole andare ad «arare i campi», come di solito si suggerisce di fare ai brocchi. Alberto ha un'altra idea, non parla di agricoltura. Ma di fare i solchi nel campo di calcio a forza di correre. Vuole bruciare il prato sotto i tacchetti.
Rientra in giallobù dal Milan con la formula del prestito con il diritto di riscatto e con tanta voglia di gonfiare la rete. D'altra parte Mimmo Di Carlo l'ha detto: «Il ragazzo ha fame e scalpita per giocare». E Alberto, a distanza, gli risponde: «Eh sì, ho 22 anni, se non ho fame io chi dovrebbe avercela?». Giusto, anche se in squadra ha uno come Luciano che di anni ne ha molti di più e corre come per cinque.
Arare l'erba, dunque. Buttarsi avanti e recuperare. Per 90 minuti. L'anno scorso però sotto porta, nell'ultimo metro, gli è mancata un po' di freddezza, di lucidità. Altrimenti i gol per Paloschi sarebbero stati molti di più. «È vero, ma sono qui per migliorarmi, crescere, voglio fare di più. Mi sono già ambientato l'anno scorso, rientro in un gruppo fantastico e questo per me è un vantaggio. L'obiettivo è crescere come giocatore. Ma anche come squadra, raggiungendo il prima possibile la quota salvezza. Per quanto mi riguarda è ovvio che per un attaccante è fondamentale segnare il più possibile e io spero di riuscirci».
Tanti gol ma si parla sempre e solo di salvezza: si potrà mai sognare qualcosa di più al Chievo? «Intanto la squadra non deve retrocedere. C'è poco da dire, ma l'obiettivo è quello di rimanere in A. Poi chissà, bisogna vedere come va. L'importante è avere un certo equilibrio nel rendimento».
Sarà l'anno di Paloschi? «Speriamo, mi auguro sia l'anno di tutti, di tutto il reparto offensivo e che arrivino gol e spettacolo». Ti piacerebbe giocare come unica punta o preferisci avere Pellissier vicino e Théréau trequartista che suggerisce il tocco smarcante? «Ma io sono abituato in tutti i modi. Avere vicino un altro attaccante è meglio perché ci si aiuta, poi se si parla di Pellissier è una garanzia perché Sergio è il nostro punto di riferimento, un giocatore che ogni anno finisce il campionato in doppia cifra e assicuro che in serie A non è una cosa semplice. È un grande attaccante».
Marzio Perbellini
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