19.04.2012
GELSON FERNANDES
Gelson Fernandes l'anno scorso contro Sanchez: presente e passato dell'Udinese a confronto FOTOEXPRESS
Senza fermarsi mai. Gelson Fernandes è cittadino del mondo. Contaminazioni vitali le sue. Origini capoverdiane ma disciplina svizzera. Ha viaggiato Gelson: Africa direzione Europa. Poi Inghilterra, Francia, Italia. Come base la sua Svizzera. Come luogo del ricordo Capo Verde. Il centrocampista dell'Udinese è passato anche da Verona, sponda Chievo. Una sola stagione. Quanto basta, però, per lasciare il segno. E per non essere dimenticato. Sabato Gelson tornerà da avversario al «Bentegodi». E anche per lui sarà partita speciale. Qui lo ricordano per il sorriso, il passo da maratoneta, la rabbia agonistica necessaria per combattere senza paura. Il debutto non era stato facile. Poi, però, è arrivato pronto riscatto. Poteva restare. Ma un riscatto ritenuto troppo alto (tre milioni) non ha permesso a Chievo e Sant'Etienne di trovare un'intesa. Fernandes, Chievo le ha aperto le porte dell'Italia... «Non dimentico. Anzi: ancora oggi continuo a ringraziare chi mi ha dato fiducia e soprattutto mi ha concesso la possibilità di entrare in contatto con il calcio italiano. Era un'esperienza nuova. Sono arrivato con tanta curiosità». E poi? « E alla fine penso di essermi divertito». Verona? «Lì ho lasciato un pezzetto di cuore. Chievo e tifosi mi sono entrati dentro. In più, anche il campo ci ha regalato sorrisi, visto che abbiamo ottenuto una salvezza tranquilla». Voleva restare? «Parlavo spesso con Sartori e Campedelli. C'era feeling. E c'era pure la volontà di continuare insieme». Ma? «Ma il riscatto era molto alto. E non ha permesso al Chievo di trovare l'intesa con il Saint Etienne. È andata così». E lei è finito al Leicester in Inghilterra, ma poi il richiamo dell'Italia è stato troppo forte. «È capitata questa bella opportunità con l'Udinese e non me la sono fatta scappare. Dell'Italia conservavo un ricordo troppo bello per non rimettermi in discussione proprio qui». Cambiano gli obiettivi, visto che a Udine siete in corsa per la Champions League. «C'è giusta ambizione. E c'è un gruppo di grande qualità. Con Guidolin, poi, mi trovo molto bene. Mi ha aiutato nell'inserimento e mi ha fatto sentire subito molto bene». Ha fatto in tempo a conoscere Morosini? Prima di andare a Livorno era proprio lì da voi. «Abbiamo lavorato insieme per tre settimane. Poi lui è andato a Livorno. Cosa devo dire? Non ci sono parole per descrivere quello che è successo. Spero che adesso sia felice dov'è. Lui con la sua famiglia. E spero che la sorella venga aiutata nel modo migliore». Resta una cicatrice profonda, però. «Tragedie come queste ti fanno capire che il calcio conta molto poco rispetto alle cose della vita». Torniamo a parlare di calcio. Il Chievo che impressione le ha fatto quest'anno? «È già salvo, ha grande qualità. I nuovi acquisti mi piacciono molto». Sani e salvi. Impossibile pensare a qualcosa di più? «L'Europa, dite? Beh, hanno 42 punti e il campo dice che possono fare ancora molto bene. Perchè non provarci? Per il resto, hanno già fatto quello che dovevano fare. Li ho visti contro il Siena». Sensazioni? «È un Chievo che ha piedi buoni e buon agonismo. A questo punto c'è da capire se riusciranno a fare un ulteriore salto di qualità». Parlava dei nuovi arrivati. Chi le è piaciuto di più? «L'americano, Bradley. Davvero un giocatore straordinario. Hanno fatto proprio un bell'acquisto». E poi? «Poi credo che sia stato molto importante recuperare Luciano. L'anno scorso era rimasto fuori a lungo a causa di un infortunio. Oggi è giocatore ritrovato. E la sua presenza in campo si fa decisamente sentire». Ha visto Acerbi? Può andare al Milan. «Posso dirvi: a me è sempre piaciuto Cesar, una sicurezza, una roccia. Mi sembra che Acerbi abbia iniziato a giocare a metà stagione. L'ho visto, certamente anche lui ha buone qualità». Chi ricorda con piacere del suo... vecchio Chievo? «Oltre a quelli già citati? Soprattutto Andreolli e Frey, due giocatori che mi piacciono molto». Dei nuovi? «Dramè si è inserito bene e credo sia da tenere in grande considerazione. In mezzo al campo Hetemaj mi ha dato l'impressione di essere giocatore in grado di fornire grande solidità. Porta grinta uno come lui. E il Chievo ne ha sempre bisogno». La partita di sabato che cosa riserverà? «Io dico che la dobbiamo affrontare con grande umiltà. Altrimenti si fa dura, molto dura. Ho visto il Chievo anche contro il Milan, martedì scorso. Li hanno fatti davvero soffrire. E penso che anche l'Udinese dovrà fare le sue per portare a casa qualche cosa di buono».
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