12.04.2012
L'ANALISI. Mai così brillanti quest'anno, gialloblù al top della forma: «Primo obiettivo, arrivare a 47, che vorrebbe dire migliorare rispetto a un anno fa. Ma dentro di me penso che questa squadra possa puntare quota 50»
Il gol di Paloschi che anticipa Nesta e infila Abbiati: il segnalinee segnala però un millimetrico fuorigioco
I pensieri di Mimmo nostro, il giorno dopo. Sospesi a metà tra l'orgoglio di una squadra bellissima e la rabbia di una beffa senza fine. "Ma come si fa a perdere partite così?". Non cercate la risposta, non c'è. O meglio, c'è nelle strane storie del calcio, dove non sempre vince il più forte, di sicuro non è successo l'altra sera. "Ci fosse stata un po' di giustizia, avremmo vinto 3-1..." ha detto Di Carlo, persino incapace di essere arrabbiato. "Quando giochi così, non puoi essere arrabbiato, devi essere orgoglioso della tua squadra e io sono orgoglioso del Chievo. Di quello che ha fatto e di quello che ancora può fare". Già, il bello è questo: "Adesso ci possiamo anche divertire..." è il pensiero del mister. Che un'idea meravigliosa in testa ce l'ha e Cesare Ragazzi non c'entra assolutamente. "Siamo a 42 punti, ne mancano 5 per arrivare a 47 che sarebbe un passo in più di un anno fa. Proviamoci...". Senza abbassate l'asticella e soprattutto la guardia. "Io un'idea ce l'ho, possiamo arrivare a 50 punti...". Capito, Mimmo nostro? LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA. Il nuovo Chievo è parente stretto, per forza, di quello che Di Carlo ha messo in piedi all'inizio. Ma quello, diciamo fino a due mesi fa, era una "bozza di Chievo", era ancora un'idea, si stava cercando e non sempre riusciva a trovarsi. "Questione di tempo" spiega sempre Di Carlo. "Quando cambi molto, quando devi mettere assieme tante facce nuove, molte delle quali straniere, quindi con lingua, cultura, abitudini diverse, non è semplice". Il Chievo era un'equazione a più incognite, la difesa che (un po'...) ballava, il centrocampo che (un po'...) stentava, l'attacco che (un po'...) latitava. La questione era tecnica, mancava qualche aggiustamento tattico, ma era (anche) mentale. La prova? E' bastato trovare il guizzo "da Chievo", il blitz di Firenze, per vedere col Catania, un Chievo spumeggiante. E col Milan, addirittura, insolente. Capace di comandare non tanto e non solo sul piano della corsa e dell'aggressività, quanto, addirittura, sul piano del palleggio. Mai visto, in tanti anni, un Milan così a disagio. Neanche quando, ricordate, finì sconfitto da Cossato&Tiribocchi. QUESTIONE DI MATURITA'. Intorno a tutto questo, dentro a tutto questo, sta il segreto che dell'artigiano Mimmo. Quello che prende una materia, la studia, la lavora, la plasma, la ritocca, la cesella, la corregge, la perfeziona, la rivede. Con pazienza infinita. Fregandosene di qualche fischio ingeneroso e di qualche critica affrettata. "Ragazzi, qui l'obiettivo è la salvezza, se qualcuno l'ha dimenticato, glielo ricordo io" ha sempre detto. "Quando ci saremo arrivati, allora riparliamone". Oggi, la "bozza di Chievo" è una signora squadra, che ha aggiunto qualità e coraggio, mentalità e personalità, alla solita organizzazione. Quella c'è sempre stata, ma da sola, non basta mai. Il Chievo era organizzato, ma (a volte) pareva mancargli un soffio d'anima. Il guizzo della fantasia, la molla del coraggio, il dribbling del talento. Mimmo nostro ci ha messo molto del suo, correggendo pure il suo modo di vedere il calcio. Difensivista lui? E allora, ecco le due punte, più Thereau (o Cruzado). Poco duttile sul piano tattico? E allora, eccovi il 4-3-2-1, o anche il 3-5-2, o se non vi basta, il 4-3-1-1. Per chi si diverte con i numeri, il Mimmo ha dato i... numeri. Ma la rivoluzione vera è nella testa di una squadra, che è semplicemente più matura. Consapevole di quello che vale. "Però, guai se ci fermassimo a specchiarci o a pensare a questo" ammonisce Mimmo nostro. Un martello, come sempre. Più di sempre.
Raffaele Tomelleri
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