31.03.2012
IL PERSONAGGIO. Nella batteria degli attaccanti gialloblù si fa largo il giovane barese cresciuto sognando Fantantonio e oggi «studente» all'università di Peschiera. Grandolfo ricomincia da 3: «Tre gol in A li ho già fatti, non vedo l'ora di riprovare quella gioia. Sono qui per imparare e per crescere...»
Affinità e analogie. Francesco Grandolfo vive nel mito di Antonio Cassano. Genio e sregolatezza. Picchi e cadute. Sole e luna. Cielo e abisso. Ma il genio di Bari Vecchia resta tale. Almeno per la storia recente del calcio italiano. E Francesco, anche lui barese di nascita, si è fatto affascinare dal suo concittadino più famoso. Le analogie? Hanno giocato entrambi nella Pro Inter, società della periferia barese, per passare poi alla Primavera del club biancorosso. Francesco come Antonio ha vissuto gloria precoce. Cassano per una rete da paura messa a segno in una notte indimenticabile contro l'Inter. Grandolfo, 19 anni, per avere realizzato una tripletta contro il Bologna alla sua prima partita da titolare in serie A. Sempre con la stessa maglia, naturalmente, quella del Bari. E adesso Francesco può tornare in emersione dopo una lunga attesa. Arrivato in estate in prestito proprio dal club pugliese, l'attaccante non ha mai trovato spazio. Troppa concorrenza. Un piccolo infortunio. E quindi la ripresa in Primavera. Ma lo stop di Moscardelli e la momentanea assenza di Uribe rilanciano in prima squadra Grandolfo. Occasione unica. Sempre che gli venga data la possibilità di recitare al fianco dei 'grandi'. Attesa, panchina, speranza. E adesso l'infortunio di Moscardelli. Le cose cambiano velocemente. E per Grandolfo forse è arrivato il momento di finire in vetrina “Sono dispiaciuto per Moscardelli. E pure per Uribe che è costretto a restare fermo. Per quanto mi riguarda: sono pronto. Fin qui ho dato sempre il massimo durante la settimana. E se l'allenatore dovesse puntare su di me, sono pronto a tutto”. Quanta voglia c'è di tornare a giocare in serie A. È quasi passato un anno ormai dalla sua ultima volta con il Bari. “Tantissima voglia. Appena arrivato al Chievo ho potuto allenarmi da subito con Pellissier, Paloschi, Moscardelli. Da loro ho sempre cercato di apprendere tante cose. E adesso vorrei mettere in campo tutte quelle cose che ho imparato”. Si aspettava qualcosa di più dal Chievo? “Sono arrivato qui con la convinzione di giocarmi le mie carte. Poi tocca sempre a chi decide fare la cosa che ritiene più idonea per il bene della squadra. Io non devo fare altro che dimostrare di meritare una chance”. Finora si è consolato con la Primavera. Trampolino per tornare in alto? “Dovevo giocare. Ci tengo a giocare. E quando non trovo opportunità in prima squadra credo sia importante raccogliere minuti con la Primavera”. Caccia al gol. Tre li ha già fatti. Adesso cerca il quarto gol in serie A. Sarebbe il primo con il Chievo. Un segnale per dire: ci sono anch'io. “Riparto da lì. Spero arrivi il prima possibile. Un gol ti dà tutto quello che cerchi”. L'esempio? “Qui? Pellissier. Mi sta insegnando tanto. Ho apprezzato il suo modo di essere calciatore, ma anche lo spessore umano del ragazzo. Tutto aiuta a crescere. L'importante è assorbire le cose migliori”. La sua storia potrebbe riprendere sempre sull'Appenino. Da Bologna, ultima con il Bari, a Firenze. Magari la prima con il Chievo... “Firenze è una bellissima piazza. Ma ogni posto oggi è perfetto per ripartire. Il campo ti misura. E lo fa ovunque nella stessa maniera. Voglio giocare. E questa è la cosa più importante”. Grandolfo, il ricordo di quella tripletta realizzata alla sua prima apparizione da titolare in A che significato ha oggi? “Credo sia la prova tangibile di quanto posso fare. E quindi il passo successivo è riprendere il cammino. Peraltro appena iniziato”. Parla di riferimenti, di passato, di Chievo. E il mito? “È Cassano. Magari non ha le mie stesse caratteristiche, però, l'ho sempre visto come un punto di riferimento”. E tra i giovani a chi pensa di avvicinarsi di più? Tra Balotelli, Destro, Gabbiadini, Paloschi e compagnia c'è solo l'imbarazzo della scelta “Preferisco parlare di me stesso: sono una prima punta, anche se mi piace molto muovermi per il campo. Cerco di far salire la squadra, mantengo la posizione di prima punta. Studio dagli altri e imparo. Spero in fretta”.
Simone Antolini
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