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03.08.2012

Il Verona fa progressi, Mandorlini applaude

L'APPUNTAMENTO. Il tecnico fa il punto della situazione dopo la vittoria nell'ultima amichevole con il Sud Tirol. Domani il terzo test precampionato con il Palermo: «Bisogna migliorare il gioco e mettere chilometri nelle gambe. I calendari presentati in Arena? Un segnale importante per tutti»

Andrea Mandorlini si coccola il suo Verona. Bene con Fiorentina e Sud Tirol, ora c’è il Palermo FOTO EXPRESS

Andrea Mandorlini si coccola il suo Verona. Bene con Fiorentina e Sud Tirol, ora c’è il Palermo FOTO EXPRESS
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Il Verona migliora, di gambe e di testa, e Mandorlini se lo coccola. Urla sul campo di Bressanone, durante l'amichevole col Sud Tirol, ma cucchiaiate di miele nelle considerazioni di fine gara. Prima che i gialloblù incrocino i ferri col Palermo. Altra categoria, altro spessore, altri pericoli. Da affrontare, tuttavia, senza soggezione alcuna: «Con il Sud Tirol eravamo un po' stanchi. È andata magari meno bene rispetto alla gara con la Fiorentina, anche dal punto di vista mentale», rileva l'allenatore gialloblù. «Però ho visto tante cose buone, altre meno buone. Come è giusto che sia in un momento come questo. Ci stiamo avvicinando alle partite che contano. Si sono viste cose preparate, altre non sono riuscite ma va bene così».
Ma qualche progresso s'è visto: «L'avversario era diverso. In ogni caso ci tenevamo a fare bene anche a Bressanone». A dispetto delle assenze e compatibilmente con la piccola rivoluzione nei ruoli: «Ho sempre la disponibilità dei ragazzi», sorride Mandorlini. «E qui penso a Martinho, che l'esterno basso l'aveva già fatto. Ci siamo un po' dovuti adeguare alle circostanze ma vedo che tutti sono pronti a dare una mano. È la cosa più bella che si è vista sul campo. Al di là dei gol fatti e presi va bene così. Se non si è fatto male nessuno, coi tempi che corrono, è già un risultato. O no?».
Quanto al brasiliano, comunque uno dei più positivi, «non si era visto con la Fiorentina perché aveva avuto un problema fisico ma lui c'è. E si adatta a più ruoli. È bravissimo, disponibilissimo. Al di là dell'aspetto tecnico, ripeto, questa è la cosa migliore. Che lui, come tutti, è pronto a mettersi in discussione ed è disponibile a situazioni nuove. Sono molto contento. Questo è lo spirito: dovunque uno gioca è tenuto a dare il massimo».
Proprio come Jorginho, un altro disposto a cambiare pelle e vocazione, anche in corsa, senza patire. Nel Verona camaleonte di mercoledì ha fatto il playmaker, poi il centrale difensivo. «Lui è un giocatore bravo», si illumina il tecnico. «Può fare tutto e io me lo godo in tutti i ruoli. Dove c'è necessità lui si fa trovar pronto. Un esempio». Dieci giorni per il debutto in Coppa Italia, il lavoro di fondo si fa sentire ma non può essere altrimenti. «Bisogna migliorare soprattutto l'aspetto del gioco e continuare a mettere chilometri nelle gambe». Quanto al Palermo, avversario di lusso domani sera a Trento, «è un test di avvicinamento che viene a chiudere il ritiro. Ma sarà molto diverso rispetto a mercoledì: contro avremo una squadra di Serie A, le motivazioni sono diverse, qualcuno che ha saltato il Sudtirol invece ci sarà... Ci proveremo, con tutti i pregi e i difetti del caso. Ci stiamo avvicinando alle gare ufficiali secondo programma». E secondo piani precisi. Perché il suo undici ideale Mandorlini ammette di avercelo già in testa: «Io le idee le ho chiare ma bisogna migliorare tutti, la condizione e il modo di stare in campo. E manca ancora qualche tassello all'organico. Però nella mia testa un'idea di squadra ce l'ho». E anche un'idea della stagione che verrà. L'anno scorso l'obiettivo sbandierato, anche scaramanticamente, era stato a lungo quello della salvezza, «ma quest'anno partiamo per cercare di vincere più partite possibili».
Una battuta infine sulla presentazione dei calendari. Un segnale forte, si dice, per Verona. «Sì, un segnale importante perché Verona è una città importante e l'Arena pure. Direi che è la location migliore che si poteva avere. Siamo contenti. Tutti gli altri discorsi lasciano il tempo che trovano».


Francesco Arioli

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