28.07.2012
BELLA PROVA. Mandorlini commenta felice: «Non ci aspettavamo di essere già così pronti». Sugli spalti cade un tifoso e tiene tutti con il fiato sospeso: niente di grave. Bella prova della squadra di Mandorlini, Gomez sbaglia anche un rigore, Rivas e Bacinovic incantano Unica nota dolente del match è l'infortunio a Pugliese
Una magia di Bacinovic, una perla di Rivas, un rigore sprecato da Gomez. Tanto Verona, poca Fiorentina. La verità di Moena è dolce, anche se solo parziale. L'Hellas detta legge, impone la partita desiderata, palleggia con destrezza e punge appena può. Sette facce nuove nel primo undici della stagione non possono regalarti anche intesa e geometrie, ma sul campo si muove già un complesso armonico e con idee limpide. I contorni diventano ben presto nitidi, il credo di Mandorlini in fondo è semplice da seguire. I sorrisi diffusi si trasformano in facce scure solo quando Pugliese, in un contrasto con Cerci, cade a terra e si mette le mani in faccia dopo un contrasto con Cerci. Probabile frattura del malleolo sinistro la prima diagnosi, le prossime ore diranno di più. Non ci voleva. La sfortuna di Gepy diventa ben presto l'unica nota stonata di un pomeriggio agli archivi con tanti ottimi suggerimenti. «Non ci aspettavamo di essere così pronti», la sintesi finale di Mandorlini, prima di imboccare la porta degli spogliatoi. Ottima la prima, davvero.
GRANDI PREMESSE. Il piccolo stadio di Moena è bello carico già due ore prima dell'inizio. Gialloblù più viola d'altronde è sempre stato un abbinamento felice nel calcio, almeno sugli spalti. Il Verona piace, gioca bene, tiene la Fiorentina a distanza. Bacinovic fa cantare il pallone, Grossi e Rivas giocano larghissimi, Gomez prende botte e le dà da vero centravanti. Pesoli, vicino a Maietta, è la fotografia della personalità. Fatic spinge come un treno, attento anche a mantenere le giuste distanze nella linea a quattro. Se continua così Sogliano avrà vinto la sua scommessa. Il Verona è nei lampi del regista Armin, come il tacco geniale che al quarto d'ora libera Laner davanti a Lupatelli. Nastasic può solo stenderlo, ma dal dischetto Gomez non alza abbastanza il destro incrociato e Lupatelli ci arriva. Fa niente. Il Verona va soprattutto da Grossi e meno da Rivas, spesso nascosto nella partita. Quando però Emanuel decide di accendersi è notte fonda per gli altri. Il pallone che lavora al 40' è figlio del talento più puro, così come il destro a giro che pulisce l'incrocio dei pali. Applausi scroscianti, Moena d'altronde è tutta dell'Hellas anche se si gioca nel ritiro della Fiorentina.
ALTRE RISPOSTE. La difesa soffre il giusto, anche perché Jovetic non è ancora il marziano da trenta milioni di euro e attorno a lui nessuno brilla davvero. La Fiorentina è soprattutto nelle conclusioni di Romulo, ci prova anche Ljajic ma Raf abbassa la saracinesca ed esulta come se fosse ai playoff. La gente continua a cantare, spaventata nel primo tempo soltanto da un suo tifoso che cade a terra e perde conoscenza. Si fermano tutti, anche in campo. Solo un falso allarme, colpa anche di soccorsi non proprio tempestivi. La ripresa scorre veloce, l'immancabile girandola di cambi produce solo ulteriori conferme. Jorginho come vice-Bacinovic è sempre più nella parte, Russo lavora sodo, Verdun dimostra di avere un bel piede. Un paio di interessanti cross solo per un pelo non trovano la testa di Bjelanovic, ultimi squarci di una partita vera. «Sapevamo che sarebbe stata dura», il commento conclusivo di Vincenzo Montella, l'Aeroplanino che a Moena ha visto volare una squadra sola. E non era la sua.
Alessandro De Pietro
Partecipa. Inviaci i tuoi commenti