domenica 26.05.2013 ore 00.05

TeleArena Radio Verona
Google+ Feed RSS

Sport

Sport

Hellas

17.07.2012

Ecco Carrozza e Crespo
«Come essere in serie A»

DUE COLPI DI SOGLIANO. Grande entusiasmo alla presentazione dei nuovi acquisti gialloblù. «Verona ci dà la possibilità di giocare in una squadra che sogna e che ha tutto per puntare in alto. E con un pubblico come questo, niente sarà impossibile...»

Carrozza e Crespo

Carrozza e Crespo
  • Aumenta
  • Diminuisci
  • Stampa
  • Invia
  • Commenti 0

Verona. Di polvere ne hanno ingoiata parecchia. Soprattutto Alessandro, partito dalla Prima categoria e «dai campi duri e pieni di sassi della Puglia». Anche José non scherza, da ragazzino nella squadretta della natia Lora del Rio e due anni dopo in coi migliori del giovane Siviglia. Già grande a 17 anni, quando ormai credeva che il suo calcio dovesse fermarsi ai confini dell'Andalusia. Le strade di Carrozza e Crespo hanno pochi punti di contatto, se non il talento e il Verona. Un'avventura che adesso li vede uniti e che potrebbe segnare una svolta importante nella loro storia umana e sportiva. Nel 2006, a 24 anni, uno mangiava fango nel Gallipoli, in C2, sospeso fra un lavoro normale ed il sogno del pallone. L'altro nel frattempo alzava al cielo la Coppa Uefa, la prima di due consecutive, con il condottiero Juande Ramos ed i vari Luis Fabiano e Maresca. Puoi metterlo ovunque Crespo, a destra così come sulla fascia mancina. Col Siviglia è andato per lo più a sinistra, magari perché dall'altra parte c'era un certo Dani Alves, fuoriclasse del Barcellona. José ripensa agli anni andati, quando il modello-Siviglia era diventato fenomeno da vivisezionare punto dopo punto: «La società è partita dal basso, tanto lavoro e passione. Pochi ingredienti, semplici, ma con tanta voglia di farcela. C'erano giocatori che nessuno conosceva. Abbiamo avuto anche tanta fortuna, serve anche quella. Ma il Siviglia di allora è la dimostrazione che nel calcio tutto è possibile. Se succederà anche al Verona? Magari». L'Hellas si accontenterebbe di molto meno. Ieri i primi momenti di Hellas. Strette di mano, foto di rito, la presentazione al Bentegodi davanti al direttore generale Giovanni Gardini. Un biennale per Carrozza, prestito con diritto di riscatto della metà per Crespo. Altre due pedine coi fiocchi, due pezzi pregiati del mosaico che Sean Sogliano sta allestendo e che promette di avere altre "tessere" di grande valore. Magari già oggi, Mandorlini aspetta un attaccante, l'ideale sarebbe averlo da subito per inserirlo dal primo giorno negli schemi e nello spirito dell'Hellas. STADIO PIENO. Carrozza si guarda attorno, faccia da furbo. Dribbling affinati in interminabili partite sulla spiaggia, dove la sabbia diventa una straordinaria palestra. Accelera Alessandro. «Sono uno che non molla mai io, me l'ha insegnato la vita. Molto contento di essere qua, voglio dimostrare quanto valgo e costruire col Verona qualcosa di grande. Quel che ho lasciato all'Atalanta voglio riprendermelo subito. Ma non voglio correre troppo, la verità è solo quella del rettangolo verde. Il resto non conta, i nomi nemmeno. Ma mi vengono già i brividi, se penso ad uno stadio con venticinquemila tifosi a spingerci». L'ha convinto Sogliano, ci ha messo un attimo. «Mi piacciono le persone come lui. Schietto, sincero. Inutile dire una cosa per un'altra, nascondere la verità, prenderci in giro. Ne ho trovata tanta di gente così, meglio stare alla larga. Per uno come Sogliano ti viene facile dare sempre tutto quello che hai». Ama partire da sinistra, nei tre davanti. Scatti e controscatti, già oggi a Sandrà. CALMA IBERICA. Crespo ne ha viste tante, il primo spagnolo della storia dell'Hellas sa come gira il calcio. Sa come si vince. Due Europa League, Coppa e Supercoppa di Spagna, l'Europeo con l'Under 19 in un Siviglia che faceva tremare il mondo. «Non è mai facile arrivare fino in fondo, ad alti livelli così come in serie B. Il campionato sarà lunghissimo, le insidie tante, le squadre attrezzate. La società sta facendo molto, è sotto gli occhi di tutti. Serve pazienza però, pensiamo solo a lavorare». Fra tante gioie anche un dolore incalcolabile nei ricordi di José. Le parole scivolano su quel terribile 28 agosto del 2007, quando Crespo vide morire Antonio Puerta, amico e compagno di Siviglia. «Fu un momento durissimo per tutti noi, Antonio era un grandissimo giocatore. Aveva un fisico della Madonna, un talento incredibile. Purtroppo è successo ancora, anche in Italia, ma bisogna ancora fare molto. Per me rimarrà sempre una ferita aperta». Il passato è anche Bologna, una serie A in cui non è riuscito a trovare tanto spazio. «Voglio rifarmi, qui ci sono tutte le possibilità per riuscirci. Ho visto la città, la più bella che abbia visto in Italia. Tutto bello finora, non potevo scegliere di meglio. Sarà come essere a Siviglia».


Alessandro De Pietro

Commenti 0

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.