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29.05.2012

Da Reggio a Salerno, Hellas ricordati come si vince uno spareggio

UNA LUNGA STORIA. Il 24 giugno del 2001 Cossato regalò la salvezza alla truppa di Perotti. Applausi e lacrime quando Cutolo e soci si arresero allo Spezia. La cavalcata di Mandorlini ha cancellato il black out di Vavassori

I giocatori del Verona esultano sul campo della Salernitana dopo la promozione in serie B. Quest’anno dovranno affrontare i play off per salire in A. Per la quinta volta in sei campionati l’Hellas affronta degli spareggi FOTOSERVIZIO EXPRESS

I giocatori del Verona esultano sul campo della Salernitana dopo la promozione in serie B. Quest’anno dovranno affrontare i play off per salire in A. Per la quinta volta in sei campionati l’Hellas affronta degli spareggi FOTOSERVIZIO EXPRESS
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Una lunga storia. Intensa soprattutto. Cinque spareggi negli ultimi sei campionati, di certo all'Hellas non manca l'abitudine alle partite senza domani. Per salire e per non sprofondare. Infinito il libro dei ricordi, con l'appendice di Reggio Calabria a fare da straordinaria introduzione. NON SOLO SUPERMIKE. Dal colpo di testa di Martin Laursen al Bentegodi alla gemma di Michele Cossato al Granillo. Gol entrati nella leggenda. L'Hellas la salvezza andò a prendersela lontano da casa, in un inferno autentico, in un clima da guerriglia dopo aver visto la retrocessione in faccia. Ventiquattro giugno del 2001, il destino lo rivoluzionò SuperMike. Più forte dell'uscita di Taibi e dei gol di Zanchetta e Cozza. Duro a morire quel Verona di Attilio Perotti, come certificarono le ultime tre vittorie con Bologna, Parma e Perugia quando tutto sembrava perso. Poi lo scatto finale, nove punti nelle ultime tre sfide. Fondamentali per conservare la serie A. DRAMMA AL BENTEGODI. I pronostici andarono a farsi benedire ben presto, nel playout del 2007. L'etichetta di favorita non bastò, nemmeno la convinzione che la difesa dello Spezia assomigliasse a una specie di colabrodo. Pareva persino troppo facile rimediare all'1-2 in terra ligure, dopo le occasioni sprecate e il gol di Sibilano. L'Hellas di Ventura aveva dato una lezione severa ai liguri nella prima parte della gara con un Nieto che sembrava Maradona ma Aniello Cutolo sbagliò da una posizione incredibile la rete del possibile raddoppio. Nella ripresa il black out e la vittoria dello Spezia. Quasi venticinquemila allo stadio quel 21 giugno del 2007 a caccia di un semplice gol per ribaltare il risultato della gara d'andata. Troppo per gente come Teodorani e Da Silva, troppa anche la gente in lacrime al fischio finale. Pianti e applausi, il Verona tornò in serie C dopo 64 anni. INCREDIBILE MA VERO. Tutto scontato, ad agosto. Imbattibile il Verona di Franco Colomba. «Non c'è storia», dissero tutti. «La Juventus del campionato», quel rabbrividente ritornello che riecheggiò beffardo fino alla nausea il pomeriggio del 25 maggio 2008 a Busto Arsizio, quando la C2 era ormai dietro l'angolo. In casa ci pensò Daniele Morante, l'uomo che doveva regalare gol a grappoli e che si ricordò di essere un bomber contro i bustocchi. Nella gara di ritorno, all'ultima curva spuntò Zeytulaev, signor nessuno fino a quel momento e salvatore della patria subito dopo, con una traiettoria illogica che incontrò anche la complicità di Luca Anania, guarda caso appena promosso in A con il Pescara di Zeman. Un pari, in mezzo a tanti timori. Tutto strano, compresa l'incornata memorabile di Daniele Morante, ora a Prato, fenomenale nel decidere l'andata al Bentegodi all'ultimo respiro. Colomba all'inizio, poi Davide Perllegrini, poi Maurizio Sarri che portò il Verona a un passo dal baratro. Davide Pellegrini fece il miracolo. Di quel Verona sgangherato è rimasto solo Rafael. IN SERIE B, ANZI NO. I match ball si sprecarono, due anni fa di questi tempi. Prima col Portogruaro davanti a mezza Verona, poi ai playoff dove l'Hellas, a lungo dominatore incontrastato della stagione, si presentò non proprio in splendida salute. Giovanni Vavassori si era nel frattempo seduto al posto di Gianmarco Remondima, rovinato dalle sconfitte con il Real Marcianise e il Rimini e da un finale non proprio gestito al meglio. Riccardo Bocalon, adesso al Carpi, ammutolì il Bentegodi all'ultima giornata, quando tutti erano a pronti a far festa. I playoff? Un'agonia pura, compreso lo stentato passaggio di turno con il Rimini e la vittoria in Romagna firmata da Sam Dalla Bona, uno che a vent'anni al Chelsea aveva spedito in panchina un certo Lampard ma che a Verona fece la figura della perfetta comparsa. E poi la finale col Pescara, il due a due al Bentegodi chiuso dalla rovesciata di Beppe Russo nel recupero e il viaggio della speranza (vana) all'Adriatico. L'Hellas doveva solo vincere, ma il 13 giugno del 2010 la sberla di Ganci diventò un colpo durissimo da assorbire. GRAZIE MISTER. L'appuntamento con la serie B, per fortuna, fu solo rimandato. Una promozione quasi romantica, quella dell'Hellas. Perché costruita viaggiando contromano, con il freno della prima gestione di Beppe Giannini spazzata via con pazienza dal superbo lavoro di Andrea Mandorlini. Una rincorsa esaltante, il quinto posto catturato e conservato fino all'ultima giornata del torneo. Dura essere promossi partendo dal quinto posto, solo la Triestina di Ezio Rossi c'era riuscita esattamente dieci anni prima. L'Hellas però diede un calcio anche alla cabala, regolò il Sorrento con il piglio della squadra di rango, assicurò lo stesso trattamento alla Salernitana e difese contro tutto e tutti all'Arechi la doppietta di Nicola Ferrari, passato in poco tempo da brocco dell'area di rigore a eroe per sempre. Domani inizia la quinta puntata, la più bella. Stavolta si gioca per qualcosa di davvero grande, un sogno infinito.


Alessandro De Pietro

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