29.06.2012
TRASPORTI. Dopo anni si torna a parlare di linea leggera tra Legnago e Verona o tra Legnago e la stazione di Nogara. Partito democratico e Sel chiedono alla Giunta provinciale di riprendere in mano il piano e di impegnarsi a sostenerlo anche in sede regionale e nei comuni interessati
Ci sono cose che tornano ciclicamente, come la lunghezza delle gonne. Da qualche parte - ad esempio tra Padova, Venezia e Treviso, o in Emilia Romagna, per non parlare dell'estero - sono già quasi vecchie, ma da noi, anche se «vintage» sarebbero modernissime e utilissime. Si tratta delle metropolitane leggere, o di superficie, di cui nella Bassa si parla da almeno sette anni. In questi giorni è tornata alla ribalta, sostenuta da Giuseppe Campagnari, di Sinistra e libertà, e da Clara Scapin, Pd, in qualità di consiglieri provinciali. Campagnari e Scapin hanno chiesto esplicitamente al Governo dei Palazzi Scaligeri che un amministratore, o lo stesso presidente, si faccia carico del progetto e di avere un interlocutore tecnico in Provincia per gli aggiornamenti. LA LINEA VELOCE E CADENZATA, su rotaia, potrebbe essere quella «tra Legnago e Nogara, una quindicina di minuti al massimo di viaggio per arrivare allo snodo per Bologna o per Verona», dice il consigliere Campagnari, «oppure la metro Legnago-Bovolone-Verona, una corsa da una trentina di minuti, che potrebbe servire, tra l'altro, un bacino di 60 mila abitanti che sarebbero ben contenti di non usare l'auto se avessero un collegamento come la metropolitana di superficie a disposizione». «Bisogna coinvolgere anche la Regione e gli stessi Comuni e integrare la metropolitana con il trasporto locale su gomma, senza fare un'errata concorrenza tra i mezzi del territorio», conclude Campagnari. «C'è già uno studio di fattibilità pronto», rivela Clara Scapin, che certamente ricorda con quanta perizia questo progetto fu piano piano «sotterrato» da altri. Anzi, si è andati oltre: si sono tagliate ben 11 corse di treni regionali nella Bassa, una «ferita» ancora aperta per i pendolari. Il metrò potrebbe essere l'alternativa, riempirebbe i vuoti lasciati dalle corse soppresse, se ci fossero le risorse. «Si potrebbe anche procedere a stralci», spiega Scapin «e soprattutto sfruttare i fondi europei che sono destinati a favorire il trasporto su rotaia. Basterebbe che la Provincia stanziasse i primi 50 mila euro e poi intervenissero Regione e Ferrovie». Sulla carta, insomma, il piano è ancora valido. E quale passeggero non lo vorrebbe vedere trasformarsi in realtà? GLI SCETTICI però non mancano. E se non proprio scettici, realistici. Primo fra tutti il consigliere regionale Pd Franco Bonfante che ragiona sulle risorse: «Quando se ne parlò le prime volte», ricorda, «si disse che la tratta Legnago-Verona poteva costare 60 milioni. Oggi ce ne vorrebbero 100. Purtroppo siamo qui a lottare contro i tagli di risorse al trasporto pubblico locale in Veneto, e a Verona in particolare, quindi non so davvero se la Regione sarebbe disposta a prendere in considerazione la metropolitana che, però, sarebbe la vera soluzione dei problemi di spostamento». Bonfante ricorda anche cosa bloccò quel progetto per il quale Venezia destinò 5 milioni. Il progetto di fattibilità fu redatto: ma ci fu un ricorso sul diritto di fare il progetto, sostenuto da Padova, che vinse, e alla quale si dovettero versare 20 milioni. A quel punto si sarebbe dovuto redigere un piano ex novo. GLI ARRABBIATI. Anche quelli, ovviamente, non mancano. Senza annoverare i moltissimi pendolari dei treni e degli autobus, in ballo c'è un impoverimento continuo di servizi a Legnago, la capitale della Bassa, che fa dire al primo cittadino Roberto Rettondini: «L'attenzione per la Bassa è pochissima. Se si vuole cancellarla, lo dica una volta per tutte».
Daniela Andreis
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