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19.04.2012

La crisi fa diminuire le nozze e aumentare le separazioni

LEGNAGO. L'anno scorso il giudice ha sciolto 24 unioni, 6 più dell'anno precedente. Marconi: «Un disastro annunciato». Lo scorso anno si sono sposate 66 coppie, 12 meno del 2010: a scoraggiare i matrimoni sono le difficoltà economiche

Due mani che si stringono: rimanere insieme è una sfida che pochi vincono

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Legnago. Ci sono sempre meno fiori d'arancio, sia in chiesa che in municipio, soprattutto a causa della crisi. Ed è in crescita, invece, il numero di coppie che si rivolgono al giudice per ottenere il divorzio. Che il trend di unioni coniugali in città fosse negativo è un fatto evidente da almeno un decennio. Tuttavia la diminuzione non era mai stata così repentina come nell'ultimo anno.
Questo a causa soprattutto delle difficoltà economiche, che scoraggiano sempre più coppie, specialmente le più giovani, a convolare a nozze, orientandole verso soluzioni meno impegnative come la convivenza.
Secondo i dati registrati all'ufficio dello Stato civile di Palazzo de' Stefani, le coppie che si sono sposate nel 2011 sono state 66, ovvero 12 in meno rispetto al 2010, anno in cui sono state registrate 78 unioni religiose e laiche. Il calo è stato piuttosto consistente sia per le nozze celebrate nelle 10 parrocchie del capoluogo e delle frazioni, che in un anno sono passate da 56 a 46, sia per gli sposalizi laici – presieduti dagli amministratori delegati dal sindaco Roberto Rettondini o dal presidente onorario di Cittadinanzattiva Mario Crocco - che sono diminuiti da 22 a 20. Circa un quarto dei matrimoni municipali ha avuto come sfondo il ridotto del teatro Salieri, i cui spazi sono fruibili da parte delle aspiranti coppie da circa un anno pagando 300 euro. I divorzi, invece, non hanno conosciuto crisi.
Nel 2011 le coppie che si sono lasciate per intervento del giudice sono state 24, ossia sei in più rispetto al 2010. Se il numero di divorzi è a doppia cifra, è il «crollo» dei matrimoni che rende ancora più profondo il solco scavato rispetto al passato. È lontano anni luce il periodo in cui le cerimonie nuziali erano più di 200 all'anno. Il picco fu raggiunto nel 1974, quando i matrimoni toccarono quota 219, dei quali solo tre non furono celebrati in chiesa. Anche le modalità scelte dagli sposi per il loro «sì» sono cambiate. Se negli anni Settanta le cerimonie civili sfioravano la decina, oggi sono più del doppio, anche se il record del 2006- con 38 matrimoni civili- non è stato più eguagliato. Commenta Erika Ferraresi, assessore al sociale: «Rispetto a non molti anni fa sono sempre più i giovani che scelgono le convivenze. La valutazione è speso oggettiva anche se nella scelta di rinunciare al matrimonio una grossa spinta l'ha data la crisi degli ultimi anni». Poi aggiunge: «Per tante coppie è difficile scegliere un'unione duratura quando manca la sicurezza del posto di lavoro». «Dobbiamo ammettere», rileva Claudio Marconi, segretario del Partito democratico ed ex assessore al Sociale, «che l'istituto del matrimonio, in città, è in declino. Questa è la cronaca di un disastro annunciato. Per questo, oltre allo studio di nuove politiche che rendano il Comune a misura di famiglie, occorrerà tutelare, in futuro, anche le nuove forme di convivenza».


Fabio Tomelleri

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