11.04.2012
LEGNAGO. Protestano gli abitanti di San Pietro per il blocco della strada che collega via Albero con la regionale 10. L'interruzione decisa dal Comune per realizzare il campo da calcio. I cittadini dovranno allungare il percorso di oltre un chilometro
Legnago. «Non chiudete via Piemonte». I residenti di via Albero e di altre tre strade situate nei quartieri a nord di San Pietro sono scesi sul piede di guerra contro la decisione del Comune di interrompere la via che consente ad un centinaio di famiglie di raggiungere il cuore della frazione e la regionale 10. Lo sbarramento della strada, per una ventina di metri che diventeranno area verde, è previsto nel progetto del nuovo campo sportivo da 510mila euro, in parte finanziati dalla Regione, che è stato messo a punto dall'amministrazione per incentivare lo sport tra i giovani.
Per alcuni mesi la strada rimarrà ancora percorribile. Tuttavia le ruspe sono già al lavoro per la costruzione del campo da calcio, che sorgerà in continuità con il vecchio campetto posizionato sull'altro lato della via. Per ottenere dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) l'omologazione dell'area sportiva, che sarà lunga 100 metri e larga 60, la Giunta ha previsto l'utilizzo degli spogliatoi della parte vecchia, che quindi verrà unita alla nuova sopprimendo un tratto di via Piemonte. Tale scelta ha mandato su tutte le furie un nutrito gruppo di residenti, i quali quotidianamente percorrono da anni la strada che lambisce il cortile delle ex scuole elementari. Il Comune ha già tracciato un itinerario alternativo, alcune centinaia di metri più a nord, che unirà via Randazzo a via Albero. Ma a queste famiglie la soluzione non piace, poiché, a conti fatti, si troveranno ad allungare il tragitto verso il centro, tra andata e ritorno, di almeno un chilometro. Per questo Antonio Scapini, 68 anni, pensionato di via Albero, e Loretta Paladini, 53 anni, impiegata di via Friuli, sono diventati i portavoce della protesta. Ed hanno promosso una raccolta di firme, che consegneranno nelle mani del sindaco Roberto Rettondini in occasione dell'incontro fissato il 19 aprile a Palazzo de' Stefani.
«Non accettiamo che via Piemonte venga sbarrata», esordisce Paladini, «poiché oggi consente una maggiore celerità in entrata e uscita dalla Padana inferiore. La nuova strada, invece, imporrà a noi residenti un percorso più lungo, da e verso casa, rendendo ancora più difficile la circolazione di quanto succede già adesso». Poi evidenzia: «La chiusura è stata stabilita per utilizzare i vecchi spogliatoi, quindi è una scappatoia suggerita dalla carenza di fondi municipali». Scapini, invece, riferisce: «Mi ero reso disponibile anche a cedere un appezzamento di terra di mia proprietà, vicino al nuovo campo, pur di impedire il blocco della strada. Purtroppo, la mia proposta è stata lasciata cadere nel vuoto dalla Giunta».
«Il collegamento alternativo», aggiunge Silvano Menato, 75 anni, pensionato di via Albero, «è troppo distante da quello attuale di via Piemonte. Saranno penalizzati soprattutto i bambini e gli anziani. Non c'è una logica dietro questa decisione». Gli fa eco Giuseppe Bisighin, 74 anni, pensionato di via Friuli: «A danneggiarci ulteriormente è il fatto che l'imbocco di via Albero sulla regionale è a senso unico».
Dal municipio si apre uno spiraglio di trattativa. Moreno Nalin, assessore ai Lavori pubblici, replica: «È un po' tardi per le osservazioni al progetto, approvato alcuni anni fa. La struttura ha una sua logica. Sarebbe stato opportuno che le rimostranze fossero state fatte all'epoca dell'adozione del piano». Comunque promette: «Esamineremo le ragioni dei residenti e la possibilità di spostare gli spogliatoi. A destra o a sinistra della strada per noi non cambia nulla. Faremo ulteriori valutazioni. Ad ogni modo la struttura andrà a beneficio di un centinaio di ragazzi della scuola calcio».
Fabio Tomelleri
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