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10.04.2012

Bovolone, trovata la via fantasma
sparita mezzo secolo fa

BOVOLONE. Il Comune è risalito ad una stradina occupata da decenni da un'azienda agricola. L'amministrazione cederà ora  ai privati l'area dimenticata su cui insiste anche un fabbricato. La vendita frutterà 19mila euro

Una seduta del Consiglio comunale di Bovolone

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Bovolone. Il Comune di Bovolone ha ritrovato una strada perduta mezzo secolo fa. Ha dell'incredibile la vicenda venuta alla luce nell'ultima seduta del consiglio comunale, stentavano a crederci anche gli stessi consiglieri. Una stradina di campagna di mezzo chilometro era letteralmente sparita, persino dalla cartografia, e non esistiva più. Era stata infatti «fagocitata» tra le due guerre da un'azienda agricola ed era diventata terreno da coltivare. Agli inizi degli anni Cinquanta, una parte - all'incirca 90 metri quadrati - era stata occupata addirittura da un fabbricato con pavimentazione di cemento: una struttura tubolare ricoperta di nylon utilizzata dall'azienda in questione per l'allevamento di volatili.  A distanza di quasi 60 anni, la «strada fantasma», dimenticata e ignorata da tutti per la mancanza di controlli da parte di tutte le amministrazioni che si sono avvicendate nel secolo scorso alla guida del municipio, è improvvisamente ricomparsa. Ed ora il Comune è tornato ad occuparsi di quella fetta di terra - definita negli atti «area dormiente» - e ha deciso di inserirla nel «Piano delle alienazioni e valorizzazioni dei beni immobiliari del 2012», destinandola quindi alla vendita ai privati come consente una legge emanata dal governo Berlusconi nel 2008. Con ogni probabilità la comprerà la stessa impresa agricola che l'ha utilizzata in tutti questi anni, la quale del resto ha già manifestato il suo interesse in tal senso. E così gli agricoltori, che occupano il terreno da decenni senza aver pagato alcunché, se lo potranno comprare definitivamente pagando 19mila euro. Nella ricostruzione della singolare vicenda fatta in consiglio dall'assessore Claudio Casagrande risulta che la struttura in tubi è stata messa in piedi tra il 1950 e il 1953. Tuttavia, a documentarlo è un'autocertificazione firmata dai titolari della stessa azienda agricola. Il tutto è avvenuto prima che l'Ufficio tecnico municipale allestisse un proprio archivio delle licenze e dei permessi di costruire. Sulla questione sono intervenuti i consiglieri di tutti gli schieramenti. Tra i più critici Orfeo Pozzani, il capogruppo della lista che unisce Lega e le civiche «Bovolone Domani» e «Città Futura», che si è mostrato molto dubbioso se non contrario alla vendita: «Quel tracciato aveva un valore strategico, poteva diventare un collegamento per la "medianina” Bovolone-Bonavicina», ha detto sollevando dubbi anche sulla coincidenza di un'edificazione che risulta essere stata fatta alla vigilia dell'istituzione dell'archivio comunale.  Il valore dell'area è stato poi definito «ridicolo» dai consiglieri Angiolina Pasini e Giuliano Pieropan, che vi hanno intravisto «la volontà dell'amministrazione di mettere al più presto una pietra sopra a tutta la faccenda». L'assessore Casagrande, a nome della maggioranza, ha ribattuto «che la perizia attribuiva il valore in base ai criteri fissati per legge». «Si tratta», ha concluso, «di una striscia di terra, di una porzione di risulta interclusa. Quel terreno non ci serve e per questo intendiamo venderlo senza speculazioni».


Roberto Massagrande

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