giovedì, 24 maggio 2012

BASSO VERONESE

CAMBIA:

Sondaggio

Sei d'accordo sulla proposta dei condomìni a numero chiuso per gli stranieri?

  • No

Raid vandalico a Oppeano Bruciati e distrutti i «Velo ok»

OPPEANO. Nel fine settimana, ignoti hanno incendiato i due rilevatori di velocità installati a Ca' degli Oppi e Mazzantica. Gli apparecchi sono stati collocati tre mesi fa dall'amministrazione per rendere più sicura la viabilità. Il primo venne distrutto a gennaio
08/02/2012
Zoom Foto
Una delle colonnine del «Velo ok» incendiate e distrutte dai vandali nel fine settimana DIENNEFOTO

Oppeano. Che sia un atto vandalico oppure un gesto di protesta nei confronti dell'amministrazione comunale non è dato sapere. Fatto sta che, nell'ultimo fine settimana, sono stati bruciati due «Velo ok», le colonnine illuminate di colore arancione, che servono a rilevare la velocità dei veicoli, installate appena tre mesi fa. Lo scorso anno, la Giunta aveva infatti deciso di adottare un nuovo sistema di rallentatori della velocità sulle strade del paese. Ossia una particolare versione dei più comuni «Speed check», chiamati per l'appunto «Velo ok». Due di questi sono stati completamente distrutti da ignoti tra sabato e domenica scorsi. Il primo, si trovava in via Cadalora, a Ca' degli Oppi, mentre l'altro era situato in via Crear, a Mazzantica. Quest'ultimo è stato bruciato del tutto, mentre l'altro prima è stato divelto e poi incendiato, anche se la plastica non è colata del tutto.  Non si tratta del primo atto di questo tipo: una ventina di giorni fa una terza colonnina, posta in via Salieri a Vallese, era stata fatta a pezzi. Ma in quel caso i vandali non appiccarono il fuoco. A tre mesi di distanza dalla sua attivazione, questo sistema, che non consente ai conducenti di passaggio di sapere se all'interno si trovi o meno l'autovelox per rilevare la velocità dei mezzi, i risultati sulla sicurezza stradale sono sotto gli occhi di tutti. Ma forse qualcuno non ha gradito affatto essere stato pizzicato dal «Velo ok» e ha pensato di ricorrere alle misure estreme per rivalsa.  «In effetti», assicura il sindaco Alessandro Montagnoli, «è un sistema che ha portato a rallentare camion, auto, moto e furgoni che transitano sulle nostre strade. I risultati sono stati tali che altri Comuni vicini hanno seguito il nostro esempio, come Isola Rizza, San Pietro di Morubio, Angiari e Roverchiara, mentre altri enti locali stanno installando sistemi analoghi al nostro». Quindi aggiunge: «Gli stessi residenti hanno notato i benefici, al punto da sollecitarci a comprarne e a posizionarne ancora. Per questo, a fine anno, ne abbiamo ordinati altri 15».  Ogni «Velo ok» costa mille euro, più Iva: dunque il danno causato finora al Comune va moltiplicato per tre. «Abbiamo sporto denuncia lunedì scorso», informa Montagnoli. «Può essere solo una ragazzata, ma comunque vogliamo perseguire senza alcuna attenuante questi atti di vandalismo, che fino ad oggi nel nostro paese non si erano mai manifestati. Chi verrà sorpreso a compiere azioni simili sarà denunciato e rischierà da tre mesi a sei anni di carcere». Gli agenti della polizia locale hanno già iniziato ad ascoltare alcuni testimoni che si sono fatti avanti e stanno visionando i filmati delle telecamere dell'impianto di videosorveglianza. «Contiamo di individuare e di assicurare alla giustizia gli autori del reato», promette il sindaco parlamentare, «e chiedo perciò la collaborazione dei cittadini: chi ha visto o notato qualcosa può recarsi al comando dei vigili e deporre, anche in forma anonima».  Il sistema «Velo ok», che funziona come deterrente soprattutto lungo le vie di grande transito - è il caso di via Cadalora e via Salieri ma anche di via Isolo e via Ca' del Ferro - ha diminuito di molto la corsa dei mezzi. Grazie a questi dissuasori si è infatti notevolmente abbassata la percentuale dei veicoli, superiore al 70 per cento, che superavano regolarmente il limite di velocità: quasi la totalità decelera per evitare la multa. Anche se Montagnoli assicura «che non è stata ancora comminata una sanzione con questo sistema».  

Zeno Martini

© RIPRODUZIONE RISERVATA




PUBBLICITA'