giovedì, 24 maggio 2012

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Fermi i cantieri del nuovo Ceod. Insorgono genitori dei disabili

LEGNAGO. L'Ulss 21 ha risolto il contratto siglato nel 2010 con l'impresa vincitrice dell'appalto perché inadempiente. Le famiglie attendono da 10 anni l'ampliamento della «Ca' Verde» perché ci sono soltanto tre stanze e un unico bagno per 13 persone
21/01/2012
Zoom Foto
La sede che ospita attualmente il centro diurno Ca' Verde alle spalle dell'ospedale DIENNEFOTO

Genitori dei disabili sul piede di guerra per i lavori in alto mare al Ceod «Ca' Verde» di via Pasubio. L'ampliamento del Centro educativo occupazionale diurno dell'Ulss 21, che si trova alle spalle dell'ospedale e accoglie 13 persone con handicap, doveva essere completato, secondo il piano originario, entro aprile dell'anno scorso. Ma, nove mesi dopo quella scadenza, sull'area prevista per l'intervento ci sono soltanto le fondamenta del nuovo fabbricato.
L'impresa che aveva vinto l'appalto - l'«Area srl» di Badia Polesine (Rovigo), non ha infatti rispettato i tempi fissati nel contratto, sottoscritto nel 2010 con l'azienda sanitaria. Così l'ingegner Fiorenzo Panziera, direttore del Servizio tecnico dell'Ulss, ha revocato l'incarico alla ditta, accusata di inadempienza. La decisione è stata presa dopo diversi sopralluoghi sul cantiere, effettuati nei mesi scorsi dallo stesso Panziera, che è anche direttore dei lavori. Già lo scorso maggio l'impresa era stata sollecitata a concludere l'intervento. Ai primi provvedimenti di richiamo ne sono seguiti altri, culminati ad ottobre con il verbale di risoluzione del contratto. Il provvedimento, poi, è stato ratificato con una delibera dal direttore generale Daniela Carraro. La dirigente, oltre a dichiarare nullo il patto, si è riservata il diritto di chiedere alla ditta il risarcimento dei danni, oltre alla quantificazione dell'eventuale penale maturata per il ritardo nelle opere.
Lo stop al cantiere ha allarmato le mamme e i papà dei disabili che frequentano il Ceod. I familiari, riuniti nell'associazione «A colori», attendono da tempo l'allargamento della struttura. «Sono 10 anni», confida Annalisa Andreato, madre di un'assistita e componente del sodalizio, «che ci promettono l'ampliamento della palazzina. Nonostante gli educatori siano competenti, i ragazzi sono costretti a svolgere le loro attività in appena tre stanze. Inoltre, hanno un bagno solo a disposizione, con tutti i disagi che si possono ben immaginare». Poi aggiunge: «Occorre che i lavori ripartano al più presto. Siamo stanchi di questa situazione. All'ora di pranzo i nostri figli sono costretti ad uscire all'aperto, anche quando c'è brutto tempo o fa caldo, per recarsi alla mensa dell'ospedale».
Raffaele Grottola, direttore dei Servizi sociali dell'Ulss 21, assicura: «Sono già state avviate le procedure per individuare un'altra ditta che porti a termine l'intervento». «A quanto ci risulta», prosegue, «l'impresa inadempiente non ha completato la costruzione perché aveva difficoltà finanziarie. Grazie alle modifiche apportate nel frattempo alle norme nazionali sugli appalti potremo ricorrere all'affidamento diretto, scegliendo tra ditte locali, conosciute per la loro affidabilità. Fortunatamente, abbiamo ottenuto da Regione e Fondazione Cariverona la proroga dei contributi per la struttura, rispettivamente per 156mila e 130mila euro».

Fabio Tomelleri

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