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Centrale a biomasse. I residenti insorgono
LEGNAGO. Raccolte più di 500 firme contro la costruzione dell'impianto previsto a San Pietro. Liberinsieme e Legambiente hanno chiesto alla Regione di non autorizzare il futuro sito per evitare emissioni inquinanti
Torna a materializzarsi l'incubo della centrale a biomasse a San Pietro di Legnago. E i cittadini raccolgono firme contro l'impianto. Con la fine del 2011 è scaduta la moratoria, decisa nel marzo scorso dalla Regione, per i grandi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Con la legge finanziaria del 2011, Venezia aveva infatti bloccato l'iter di autorizzazione, avviato nel 2008, per la futura centrale di cogenerazione, alimentata da biomasse vergini, che la «Bioenergy Legnago» intende realizzare in via Ponzina, su 25mila metri quadrati di terreno antistanti il «Mercatore Uno».
Le procedure per l'approvazione dell'impianto, che da progetto sarà in grado di produrre 5 megawatt di energia elettrica e 10 di termica, potrebbero ripartire da un giorno all'altro. Per l'autorizzazione manca solo il parere regionale. Così, da diversi mesi, nella frazione, un comitato spontaneo di cittadini, su sollecitazione della sezione legnaghese di Legambiente e dell'associazione Liberinsieme, ha avviato una raccolta di firme per dire no al sito. Finora, con il passaparola, hanno sottoscritto il documento, che esprime contrarierà all'insediamento, oltre 500 cittadini, per il 90 per cento residenti di San Pietro. Donatella Letteriello, presidente di Liberinsieme e Donatella Ramorino, consigliere comunale, a nome dell'associazione e di Legambiente hanno inviato a Regione, Comuneo e Arpav un fascicolo con osservazioni tecniche sul futuro impianto. Le due ambientaliste chiedono che Venezia rigetti la domanda della società per la licenza. Quindi auspicano che «la centrale sia esclusa dal Piano energetico regionale, e sia data possibilità a Legambiente e Liberinsieme di partecipare all'eventuale conferenza dei servizi decisoria sulla pratica».
In particolare, Letteriello e Ramorino contestano i calcoli della «Bioenergy Legnago»: «Le sostanze monitorate dei fumi emessi sono solo cinque, contro le 22 precedenti. La cittadinanza sarà garantita con un tipo di controllo assimilabile a quello della caldaia di casa. In realtà la miscela di biomasse utilizzata produrrà emissioni a carattere acido. Dal progetto non risulta alcun trattamento chimico per i fumi». Ramorino aggiunge: «Il sito produrrà inquinamento pari a 14.700 caldaie domestiche, riuscendo a scaldare appena 700 utenze, sempre che si riescano a posare i tubi di collegamento». «La nostra idea», puntualizza Giovanni Furlani, uno dei promotori del gruppo, «è proseguire nella petizione. Sarà poi consegnata in municipio. Vogliamo coinvolgere le amministrazioni confinanti. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato il sindaco di Cerea Paolo Marconcini per esporgli il problema».
Di fronte alle proteste allargano le braccia gli amministratori comunali. Nel 2010 erano riusciti a modificare, con clausole a favore del municipio, la convenzione già sottoscritta nel 2008 dall'ex Giunta Gandini. «Di fatto», spiega Graziano Lorenzetti, assessore all'Ambiente, «la procedura era congelata dalla moratoria. Ad oggi non ho comunicazioni sul riavvio del procedimento. Come amministrazione abbiamo fatto quello che era nelle nostre possibilità, oltre ad esprimere parere contrario in Commissione tecnica regionale. Tant'è che abbiamo ottenuto la modifica della convenzione ereditata dall'ex Giunta Gandini, con l'introduzione di aspetti a nostro favore, come il teleriscaldamento. Ora, faticheremo a trovare appigli per una nuova opposizione».
«Non mi risultano novità sulla centrale», rimarca il sindaco Roberto Rettondini, «però faccio notare che il progetto è stato avviato quando una parte dell'attuale opposizione era in maggioranza: dovevano muoversi allora e fare a meno di sottoporre il piano all'approvazione del Consiglio».
Fabio Tomelleri
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