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Troppi anziani soli e fragili A Legnago si fa prevenzione
LEGNAGO. La Giunta attiva un fondo per monitorare le condizioni della terza età e garantire un'assistenza adeguata. Oltre il 28 per cento dei residenti ha più di 60 anni ed è a rischio. Una cooperativa dovrà svolgere un censimento tra i pensionati
Legnago. Ci sono sempre più anziani soli in città. Così il Comune ha deciso di correre ai ripari intervenendo a favore dei pensionati che rischiano di non essere più autonomi o sono totalmente privi del sostegno dei familiari. Negli ultimi anni, la percentuale degli ultrasessantenni ha superato infatti le 7.300 unità - il 28 per cento della popolazione - collocando Legnago ai primi posti tra i Comuni della Bassa con il più alto indice di vecchiaia.
Tra i residenti della terza età parecchi vivono in solitudine o le loro condizioni, spesso caratterizzate dalla perdita di memoria, anche a causa di eventi climatici estremi come le ondate di calore estive possono diventare precarie da un momento all'altro. Per questo, la Giunta ha istituito un fondo speciale ed avviato un progetto per il sostegno delle persone anziane e fragili. In tempi di vacche magre per i bilanci comunali, le risorse sono state ricavate dalle tasse che i contribuenti hanno versato nel 2008 sui loro redditi. Saranno infatti i 4.825 euro del cinque per mille dell'Irpef, destinati dai legnaghesi al Comune, a finanziare il piano, che verrà seguito dalla cooperativa «Servizi assistenziali integrati» di Reggio Emilia, che da due anni collabora con il municipio per l'assistenza domiciliare.
Innanzitutto, verrà creata una «check list», cioè un elenco con i nomi di tutti gli anziani che per la loro condizione possono essere considerati a rischio. Le interviste saranno effettuate telefonicamente da operatori che avranno seguito un corso di formazione. Per evitare che falsi addetti contattino gli interessati, il sondaggio comunale sarà preceduto da un'adeguata campagna divulgativa. «A questo scopo», dice Erika Ferraresi, assessore al sociale, «sensibilizzeremo anche i medici di base nell'informare i loro assistiti». «Attraverso i nostri uffici», aggiunge Patrizia Lonardi, coordinatrice delle assistenti sociali di Palazzo de' Stefani, «ci accorgiamo che c'è una fascia consistente di popolazione che vive in condizioni precarie di fragilità. Sono, perlopiù, anziani soli o coppie privi di una rete familiare. Non riversano ancora in condizioni critiche, ma necessitano comunque di assistenza medica e sociale». Poi aggiunge: «Del resto la popolazione invecchia sempre più. I figli, spesso, non possono prendersi cura dei genitori. Con il risultato che ci sono casi di persone di età avanzata che vengono ricoverate al pronto soccorso o chiedono il supporto dei servizi sociali quando il loro stato fisico o mentale è già compromesso».
La coordinatrice rileva: «Gli episodi sono soprattutto legati alla solitudine, alla difficoltà di superare le barriere architettoniche e, non ultimo, alla povertà, perché gli anziani non si alimentano in modo adeguato». Infine, Lonardi conclude: «Sono circa 300 gli anziani oggi seguiti dal Comune. Di questi un centinaio riceve l'assistenza a domicilio, altrettanti sono dotati di dispositivo per il telesoccorso, altri 70 quotidianamente ricevono i pasti caldi a domicilio e 30 frequentano il centro diurno comunale».
«Una fase del progetto», evidenzia Marco Bezzi, direttore della cooperativa sociale Sai, «riguarderà la formazione estesa anche ai familiari, che seguono anziani colpiti da Alzheimer o da altre patologie cognitive». Â
Fabio Tomelleri
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