08.03.2011
SAN PIETRO DI MORUBIO. Ricontrollando e ricalcolando gli estratti scopre che avrebbe pagato 17mila euro in più. A giudizio è stata chiamata la filiale Crediveneto. Ieri il giudice ha nominato un perito del tribunale che esaminerà 10 anni di carte dell'istituto
San Pietro di Morubio. Un tasso «da usura» e ad applicarlo, secondo un cittadino, è una banca. Il cliente si è infatti visto addebitare per anni un tasso effettivo globale che supererebbe il tasso soglia dell'usura: si tratta di Giuseppe Borin, piccolo imprenditore di Bonavicina. Borin, notando da qualche tempo costi in continua crescita, ha fatto rifare i conti da uno studio di professionisti e ora intende chiedere indietro i soldi che - secondo lui - avrebbe «pagato in più», ovvero 17 mila euro. Di conseguenza ha deciso di sollevare il caso portandolo in tribunale, citando in giudizio la sua banca, la filiale di Bonavicina del Crediveneto. Alla citazione ha allegato la perizia finanziaria da lui commissionata. Il giudice del tribunale civile di Este, competente per territorio - la banca ha sede legale a Montagnana - ha affidato a un perito il riesame e il ricalcolo di tutti gli estratti conto. Una prima udienza si è tenuta ieri nella quale il giudice ha nominato un perito finanziario del tribunale che esaminerà documenti bancari degli ultimi 10 anni, entro 120 giorni.
Borin si è accorto che «qualcosa non andava spulciando gli estratti del suo conto corrente», racconta. «Sono cliente da oltre 20 anni e, dopo così tanto tempo ti fidi, al punto che quando gli affari andavano bene non avevo neanche il tempo di verificare le voci di spesa di ogni estratto. Poi il fatturato è calato e ho considerato i conti con più attenzione: mi sono accordo che alcune voci erano fin troppo vaghe. Le mie richieste di spiegazioni alla banca non hanno ricevuto risposte soddisfacenti. Così ho affidato gli estratti a uno studio di professionisti i cui riconteggi hanno dimostrato che per anni ho pagato somme indebitamente. Secondo questo conteggio, sarebbero oltre 17 mila euro. Quindi mi sono rivolto a un uno studio legale anche perché i tentativi di arrivare a un accordo bonario con la banca si sono rivelati finora inutili».
Borin ha perciò presentato ricorso, assistito dagli avvocati di Padova, Gian Alberto Tuzzato e Alberto Radin, al fine della composizione della lite con la Crediveneto di Montagnana.
La banca, per parte sua, ha in un primo momento contestato - secondo il ricorrente - «genericamente», negando cioé di aver applicato interessi usurari. I tentativi di definizione bonaria sono risultati vani e da qui la richiesta che venga effettuata la consulenza tecnica al fine di un eventuale accordo e per la determinazione dell'esatto dare-avere tra le parti in base ai risultati del consulente tecnico contabile. Gli avvocati sostengono «illegittimità» oltre che degli interessi ultralegali, delle commissioni di massimo scoperto, dell'anatocismo trimestrale, dei giorni valute e delle spese. E hanno chiesto di depurare il conto dagli addebiti non dovuti e il ricalcolo degli interessi effettivamente dovuti, considerano nulli gli interessi pagati in misura superiore a quella legale stante la mancanza di una valida pattuizione scritta.
In particolare, sono le modalità di applicazione del «Cmc», ossia la «commissione di massimo scoperto», ovvero il prezzo che la banca chiede al correntista per la «messa a disposizione» delle somme affidate. Controversie simili, con altri istituti di credito, non sono purtroppo cosa rara.
Sarà il giudice, se non si arriva a una pattuizione, a stabile se il conteggio dei tassi di interesse fu o non fu calcolato in ottemperanza alla normativa vigente.
Roberto Massagrande
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