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Bacchetta magica del sindaco e la moschea diventa circolo

CASALEONE. Il divieto di usare l’edificio di via Menago come luogo di culto rimane ma ora ci si può pregare da privati


Ambrosi: «Impedire di professare la religione è anti costituzionale e crea disordini» L’opposizione: «Grave decisione con risvolti penali: la legge va rispettata da tutti»
05/08/2010
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Il caseggiato rurale che il sindaco ha «trasformato» in circolo

Casaleone. Se la moschea, in quanto tale, è abusiva, la si trasforma in un circolo privato. È questo l'uovo di Colombo che ha trovato il sindaco Gabriele Ambrosi per consentire ai musulmani di continuare a pregare ed incontrarsi nell'immobile di proprietà dell'associazione «Mediterranea Onlus» in via Menago 28. Il tutto, naturalmente, in attesa di trovare una soluzione definitiva per uno stabile che è catalogato non come luogo di culto ma come edificio rurale e artigianale. Difatti proprio per questo sull'immobile adibito a ritrovo della comunità islamica grava l'ordinanza dell'ufficio tecnico comunale che impedisce di usarlo come «chiesa». Il sindaco, però, non ha affatto pensato di revocare l'ordinanza poiché «legittima e valida dal punto di vista urbanistico-edilizio». Ha solo «trasformato» i locali di via Menago in circolo privato. Tutto ciò perché «impedire di frequentare lo stabile per pregare poteva creare problemi di ordine pubblico», ha detto Ambrosi. Il quale ha perciò concesso un'autorizzazione transitoria, ricorrendo ad un escamotage che consente ai fedeli di Allah di incontrarsi in via Menago, pur con l'ordinanza in vigore.
Il documento studiato dal sindaco con la Giunta e i tecnici comunali darà perciò la possibilità ai membri dell'associazione di utilizzare l'immobile di via Menago sottostando però ad alcune regole: «Potranno accedere al fabbricato solo i soci regolarmente iscritti all'associazione il cui elenco deve essere disponibile al personale ispettivo della polizia locale e ai carabinieri di Sanguinetto; le riunioni potranno essere tenute esclusivamente nelle porzioni di fabbricato dove non sono in corso lavori edilizi; potranno accedere contemporaneamente nel fabbricato il numero massimo di 99 persone».
Una decisione orginale, quella di Ambrosi, almeno rispetto alle posizioni molte volte ostruzionistiche tenute in altri Comuni nei confronti delle moschee. Il primo cittadino ha, al contrario, teso la mano e instaurato un dialogo con l'associazione. «Stando agli articoli 3 ed 8 della nostra Costituzione e all'articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che danno ad ogni persona la facoltà di poter manifestare liberamente la propria religione», spiega il primo cittadino, «c'era anche la possibilità che fossi accusato in sede giudiziaria di abuso di potere. Viviamo in un mondo dove la globalizzazione è realtà. A Casaleone, su 6.000 abitanti il 10 per cento è d'origine straniera: sarebbe insensato ignorarlo. Parliamo di regolari, con una casa e un lavoro, che mandano i figli nelle nostre scuole e non hanno mai dato nessun problema, come hanno riscontrato anche le forze dell'ordine durante i loro sopralluoghi».
La soluzione trovata dall'amministrazione è stata ben accolta dalla «Mediterranea Onlus». «Il sindaco ha dimostrato di essere sensibile all'argomento e l'autorizzazione provvisoria è un segnale positivo», spiega Gabriele Graziani, legale difensore dell'associazione. «Ci riserviamo comunque di presentare entro 60 giorni un ricorso al Tar sull'ordinanza dell'ufficio tecnico. L'immobile è di proprietà dell'associazione e la parte in cui non vengono eseguiti lavori di ristrutturazione, dovrebbe restare agibile in ogni caso».
Il gruppo della Lega Nord, all'opposizione in consiglio comunale, annuncia però battaglia sul provvedimento. «Il sindaco ha concesso l'autorizzazione ai soci di Mediterranea di pregare, ignorando quanto disposto dall'ordinanza dell'ufficio tecnico», dice il consigliere Maurizio Lorenzetti, «mentre dovrebbe far rispettare agli islamici le stesse regole che valgono per tutti i cittadini. Si assuma la responsabilità penale della decisione, che viola palesemente l'ordinanza e disconosce l'operato dei tecnici. Gli islamici non possono e non devono contravvenire alla regole del nostro ordinamento giudiziario».

Francesco Scuderi


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