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14.09.2011

Al Ponte di Veja un crostaceo
«certifica» che l'acqua è pulita

SANT'ANNA D'ALFAEDO. Individuato dopo 65 anni dallo speleologo Gianfranco Caoduro in un ruscello della grotta C. La bianca rarissima Monolistra era sparita dalla Lessinia a causa dell'inquinamento provocato dagli allevamenti intensivi

La spettacolare grotta al Ponte di Veja, «abitata» dal crostaceo


 La spettacolare grotta al Ponte di Veja, «abitata» dal crostaceo
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Sant'Anna d'Alfaedo. E' tornata la Monolistra, il crostaceo «cavernicolo», e quindi albino, indicatore di acqua pulita, che ha nuovamente popolato la grotta C del Ponte di Veja, a Sant'Anna di Alfaedo. Lo fa sapere Gianfranco Caoduro, docente di Scienze naturali al Liceo Montanari, volontario del Gruppo attività speleologica veronese (Gasv) e presidente della Wba (World biodiversity association ossia l'associazione internazionale per la biodiversità) di Verona.
«L'ultimo esemplare venne raccolto nel dopoguerra, più precisamente nel 1946, dal professor Sandro Ruffo, allora conservatore di zoologia del Museo civico di Storia naturale, di cui divenne direttore nel 1964. Poi quel crostaceo, a causa dell'inquinamento organico di origine zootecnica della zona, scomparve». Nelle ultime settimane, però, è stata fatta la bella scoperta.
«L'8 agosto, durante una visita alla grotta C con un gruppo di speleologi veneziani giunti al Ponte di Veja per fare un servizio fotografico, ho come sempre approfittato per fare ricerche biospelelogiche nelle varie grotte, ricchissime di fauna cavernicola», fa sapere Caoduro. «A un certo punto, con grande sorpresa, nell'acqua di un ruscello interno della grotta, in una "pozzetta", ho scorto alcuni esemplari della Monolistra berica, cavernicolo di acqua dolce, cieco e depigmentato (nel corso dell'evoluzione, a causa della mancanza di luce, questi crostacei hanno perduto gli occhi e sono diventati bianchi, ndr). La Monolistra è l'animale sotterraneo più sensibile, dal punto di vista biologico, all'inquinamento». In pratica, dove vive questo animaletto, la qualità dell'acqua è ottima: «La possiamo tranquillamente bere», assicura Caoduro. «Come ricordo feci nel 1966, quando, a 9 anni, in gita da quelle parti come lupetto degli scout, siccome morivo di sete, mi dissero che potevo tranquillamente bere l'acqua del ruscello che scorre sotto il Ponte di Veja, dove si immette anche l'acqua della grotta C».
Quelli erano però rimasti solo dei bei ricordi: «Infatti, quando nel 1977, a 20 anni, con il Gasv e gli studiosi del Museo di storia naturale, iniziai a fare le prime ricerche biospeleologiche riguardanti la fauna delle grotte, sul Baldo e in Lessinia, la Monolistra era già scomparsa».
Caoduro fa sapere che la medesima sorte era toccata alla popolazione della Monolistra della Grotta di Peri: «Tra gli anni '70 e '80 anche quella zona fu tristemente nota per i gravi inquinamenti organici provenienti dagli altipiani».
Furono «anni di piombo» sotto quel profilo: «Noti anche per episodi spiacevoli che coinvolsero speleologi, geologi e studiosi che avevano rilevato e reso pubblico un problema di inquinamento organico riguardante la maggior parte della Lessinia». Ora le cose sembrano proprio cambiate: «Il fatto che la Monolistra sia riapparsa è stato per me motivo di grande gioia. Questo animale è testimone di un'ottima qualità dell'acqua ed un segno positivo anche per la zootecnia veronese, che, dopo anni di scarsa sensibilità sul tema ambientale, sembra essersi convertita ad un sistema di produzione responsabile e sostenibile per l'ambiente».
Ora il massimo sarebbe trovarla anche nella Grotta di Peri: «Sarebbe importante perché Peri rappresenta, per questa specie, la località più occidentale del suo areale, che non oltrepassa la Val d'Adige. Infatti», spiega Caoduro, «nelle grotte del Baldo, per motivi paleogeografici legati alla storia evolutiva di questo animale e dell'ambiente, non è mai stata trovata».
L'infaticabile Gianfranco Caoduro non è nuovo a certe scoperte. E' infatti il biospeleologo che, nel 1981, individuò uno dei più interessanti ed enigmatici animali cavernicoli d'Europa: il coleottero troglobio (cioè che vive nelle grotte) che, in suo onore, il professor Augusto Vigna Taglianti, dell'Università di Roma, battezzò proprio Lessinodytes caoduroi. «Era in una cavità artificiale nei Lessini occidentali, a Sant'Ambrogio. E' definito fossile vivente ed è un endemismo lessinico rarissimo».


Barbara Bertasi

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