«Viti, pesticidi dannosi per la salute»
VALPOLICELLA. È polemica dopo che 60 negraresi hanno denunciato l'uso scorretto degli antiparassitari sui vigneti di località Calcarole. Coato, specialista in medicina del lavoro, mette in allerta: «Rischi reali per chi vive in aree sottoposte a intensi trattamenti»
Valpolicella. La salute come valore fondamentale e primario. La protesta dei sessanta residenti in località Calcarole a Negrar - che denunciano trattamenti antiparassitari nei vigneti adiacenti alle loro abitazioni che non tengono conto del regolamento comunale e mettono a rischio la salute - stimola la curiosità e il dibattito in un territorio come la Valpolicella, dove la vite è regina. Quali sono le sostanze utilizzate in viticoltura per combattere parassiti e malattie? E soprattutto, quanto sono pericolose per la nostra salute? La risposta arriva dal dottor Flavio Coato, specialista in medicina del lavoro e presidente dell'associazione Il Carpino, che si occupa di ambiente e territorio. «Tra i fitofarmaci usati per le vigne occupano un posto rilevante gli antiparassitari», spiega, «che comprendono tra gli altri insetticidi per combattere afidi, tignole o cocciniglie, battericidi contro le batteriosi della vite, anticrittogamici per le malattie causate da funghi come oidiobotrite o peronospora. Fino a pochi anni fa era presa in considerazione solo la tossicità acuta sui lavoratori addetti ma attualmente si considera anche la tossicità cronica, oltre a impatto sull'ambiente, persistenza ed eventuale presenza di residui nei vegetali destinati al consumo».
Basta guardare le etichette dei fitosanitari, prodotti chimici a tutti gli effetti, per rendersi conto del problema: la classificazione comprende le diciture irritante, nocivo, tossico e molto tossico. Ci sono anche i «non classificati», non perché siano sicuramente innocui, ma perché dagli effetti ancora sconosciuti.
«I prodotti fitosanitari possono avere sull'uomo effetti di tipo acuto o cronico», prosegue Coato, «la diversità del danno è legata al tipo di sostanza, alla sua capacità di interazione con l'organismo, alla via di penetrazione, al livello e al tempo di esposizione. I casi di intossicazione acuta sono di solito conseguenti ad esposizione professionale, a carico di lavoratori non correttamente protetti durante la preparazione delle miscele o di distribuzione sulle colture, ma dati e studi scientifici ci dicono che esistono rischi, concreti e da non sottovalutare, anche per la popolazione residente in aree sottoposte a massicci trattamenti. La coltura intensiva della vite in Valpolicella ci pone davanti all'utilizzo di prodotti che interessano la sanità pubblica e che impongono di ridurre al minimo le esposizioni dirette e indirette secondo il principio di precauzione. Il consumo dei pesticidi va ridotto il più possibile, perché ha un costo in termini di salute. La scienza ha il compito di evidenziare e denunciare i rischi, alla società spetta giudicare se e fino a che punto sono tollerabili».
Secondo il medico del lavoro la questione va discussa e affrontata sapendo che «se i boschi lasciano sempre più spazio alla coltivazione intensiva della vite, il bilancio per la salute è negativo, anche se difficilmente quantificabile». Necessario a suo parere un coinvolgimento diretto e puntuale dei dipartimenti competenti all'interno delle Ulss. «Va apprezzato lo sforzo degli amministratori di prendere in mano la questione dei regolamenti sui trattamenti antiparassitari coinvolgendo associazioni degli agricoltori e cittadini» conclude Coato, «credo che le Ulss potrebbero dare un contributo tecnico scientifico importante per definire comportamenti e regole».
Camilla Madinelli
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1 Riky 66 22/12/2011 15:05 1051 commenti
Abbiamo scoperto l'acqua calda ancora una volta!!!!