04.06.2012
LESSINIA. Qualcuno ha agito di fretta, lungo la provinciale, in territorio di Bosco Chiesanuova e di Sant'Anna. Motosega in azione per spezzare le basi dei grandi cartellon.i Marconi e Melotti: «È la protesta di chi vuole meno restrizioni»
Lessinia. Doppio gesto vandalico nei confronti del Parco naturale regionale della Lessinia con il taglio a Bosco Chiesanuova e in località Selvavecchia di due tabelle, una di benvenuto nell'area protetta e l'altra con indicati i confini del Parco. La prima era posizionata sulla strada provinciale dei Lessini, nei pressi dell'area picnic, poco prima dell'ingresso nel paese di Bosco; l'altra in una zona più appartata, ma sempre lungo la provinciale tra Erbezzo e Sant'Anna d'Alfaedo, in quest'ultimo Comune. Per entrambi i gesti, la direzione del Parco ha fatto denuncia contro ignoti ai carabinieri delle rispettive stazioni di competenza, con l'aggravante che a Selvavecchia è già la terza volta che il cartello viene segato, lavoro fatto di fretta, con la motosega e, almeno per quanto riguarda Bosco Chiesanuova, con il rischio di essere colti sul fatto da automobilisti di passaggio. «Non è una novità che a Sant'Anna ci sia una certa resistenza nei confronti del Parco naturale», ammette il sindaco Valentino Marconi, «ma mi ha meravigliato che sia stato colpito anche Bosco. Significa che la protesta si sta allargando a tutta la Lessinia».
Protesta per che cosa, visto che il Parco esiste da 22 anni e dopo l'iniziale difficoltà ad accettarlo, determinata più che altro dalla paura di una cosa che non si conosceva, si è fatta via via strada la convinzione dell'utilità e dell'opportunità offerta dall'area protetta?
«Credo che l'occhio di riguardo dato al lupo in questi mesi abbia la sua responsabilità e poi anche certe restrizioni che sono vissute con sempre più insofferenza. Forse è il momento di mettere mano alle norme del piano ambientale del Parco e dare un segnale di cambiamento», è la lettura che fa il primo cittadino di Sant'Anna. Claudio Melotti, vicesindaco di Bosco Chiesanuova e presidente di Comunità montana e Parco, la condivide: «Certamente il lupo ha avuto una sovraesposizione mediatica che può aver infastidito qualcuno. In realtà il Parco ha fatto solo il suo dovere, dando le informazioni dovute e con tempestività a proposito del lupo, ma non ci siamo appiattiti su questo: sappiamo che ci sono altri problemi, come il proliferare di cinghiali e marmotte e quello delle strade da sistemare. Però il vandalismo è sempre da condannare, perché ci sono tempi e spazi per esprimere liberamente le proprie opinioni senza danneggiare il patrimonio di tutti. Sono d'accordo che sia arrivato il momento di mettere mano alle norme del piano ambientale, che sono pronte da tempo, ma per le quali è anche saltato il numero legale del Consiglio comunitario integrato che le doveva approvare. Le ripresenteremo appena possibile, spero entro giugno», anticipa Melotti, «e confido che prevalga il buon senso e il sentire comune su articoli che sono frutto di confronto e mediazione con le esigenze dei residenti, degli amministratori, del Comitato tecnico scientifico e dell'area protetta». Secondo il presidente è stata fatta un'opera seria di rivisitazione di divieti che rendevano antipatico il Parco, che deve essere invece visto nella sua funzione propositiva e di stimolo per l'economia e il turismo. È difficile spiegare che cosa sia cambiato oggi rispetto agli ultimi vent'anni e perché venga attaccato il Parco, che pure ha sostenuto economicamente una Comunità montana traballante non da ora per risorse proprie. Ci sono stati gli arrivi di orso e lupo: il primo se n'è andato in fretta, ma non è detto che non torni presto e l'altro sembra deciso a stabilirsi da subito; c'è stata una presa di coscienza più ampia a livello collettivo della tutela ambientale, un percorso che è stato fatto anche su aree non giuridicamente protette; c'è stata una maggior esposizione sui media anche perché dopo vent'anni di vita il Parco ha dimostrato di esserci, non solo sulla carta ma anche nella realtà, con il ripopolamento naturale di specie selvatiche e il ritorno dei grandi carnivori. I gesti vandalici in questo momento di incertezza sul futuro del Parco, perché è ormai certo che dal prossimo anno non ci sarà più la Comunità montana come ente gestore, sembrano accentuare la volontà di affossare anche il Parco insieme alla Comunità. Ritornare al punto zero di vent'anni fa, quando bisognava spiegare alla gente che cosa fosse un parco, non pare possibile: dopo 22 di vita e attività non si discuterà più di parco sì o parco no, ma di prospettive di sviluppo, di strade nuove da percorrere, insomma di guardare avanti anche oltre le tabelle segate, non certo alle spalle di un passato che non può tornare neanche sotto la minaccia dei denti delle motoseghe.
Vittorio Zambaldo
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