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Oggi in piazza

29.05.2012

Formaggio Monte, la festa a rischio

ERBEZZO. Romano Roncolato e Giorgio Gioco insigniti del titolo di mastri casari. Negli stand anche un gelato allo stracchino creato a Soave. Il sindaco: «Non so se nel 2013 saremo ancora qui a celebrarla come Comune, visto l'aria che tira». Mazzucco ha garantito la vicinanza dell'ateneo

Uno degli stand allestito alla Festa del formaggio Monte Veronese dop FOTOSERVIZIO AMATO

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Erbezzo. La festa c'è stata per il formaggio Monte Veronese Dop, ma i timori «per l'economia e per l'assetto istituzionale non mancano», come ha sottolineato il sindaco Lucio Campedelli dando il benvenuto agli ospiti. «Non so se il prossimo anno saremo qui a celebrare ancora come Comune, perché pare siamo destinati a sparire per scelte decise dall'alto, poiché si è scoperto che un piccolo Comune è un'entità che grava, ma se lo Stato si ritira dalla montagne abbandona i suoi residenti, qui arriverà il deserto e non è vero che il male d'Italia sono i piccoli Comuni». «Nessuno potrà mai estirpare origini, tradizioni, voglia di stare insieme che hanno i residenti dei piccoli Comuni», ha promesso il presidente della Provincia Giovanni Miozzi tra gli applausi. «Si tratta di decisioni inopportune, da ripensare, e io comunque sarò qui, solidale con voi anche il prossimo anno». Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi ha annunciato che sta raccogliendo dati per dimostrare che i piccoli paesi hanno per i servizi ai loro cittadini costi unitari molto più bassi delle grandi città «e questo perché tutto funziona meglio dove c'è partecipazione e concorso del volontariato come nelle piccole realtà di montagna». Il saluto è arrivato anche dal rettore dell'università di Verona Alessandro Mazzucco, che poche settimane fa aveva ricevuto proprio a Erbezzo la cittadinanza onoraria e ha garantito la vicinanza dell'ateneo ai problemi dell'economia e dello sviluppo della montagna. Romano Roncolato, del caseificio La Casara di Roncà è stato il primo dei due mastri casari ad essere investito del titolo per entrare a far parte dell'Eccelsa et insigne arte dei formaggeri.  A 83 anni aiuta ancora i figli Giovanni, Gildo e Letizia nel lavoro del caseificio «più per passare il tempo», ammette, anche se poi, raccontando la sua vita ci si fa l'idea che non sia mai stato con le mani in mano, da quando ancora ragazzo aiutava suo padre nelle «casare turnarie», dove cioè si faceva il formaggio a turno con il latte fornito dalle diverse stalle delle contrade. «Lavoravo anche i campi perché le stalle erano poche e con poche vacche. Allora si usciva dalla stalla anche solo con una decina di litri, oggi ci sono aziende che arrivano a 20 quintali al giorno», ha raccontato. Poi nel '64 l'affitto del caseificio sociale di Roncà fino all'86 quando messo in vendita dal Comune lo acquistò per farne l'azienda di famiglia, ora allargatasi con spaccio a Roncà, Soave e Verona. Non ha mai messo le mani in pasta nelle caldere del formaggio ma non si può dire che Giorgio Gioco, l'altro candidato insignito del titolo di mastro casaro sia a digiuno della materia: anzi è riconosciuto come il cantore della genuinità e della bontà, in particolare di prodotti veronesi, «grande chef e uomo di cultura che ci pregiamo di avere come amico», ha ricordato Campedelli. Gioco per un'improvvisa indisposizione non ha potuto essere presente per ritirare il diploma e indossare la candida mantella dei mastri casari: «È con le lacrime agli occhi che mi dichiaro ingrato per non esser con voi», ha scritto nella bella e commovente lettera fatta conoscere dal sindaco, ma è altrettanto deciso a non mancare ai prossimi appuntamenti e ad essere sempre sulla breccia di tante «battaglie formaggere». Una bella esibizione dei bambini delle elementari sul tema della luna e un balletto ha chiuso la parte istituzionale della festa, continuata fra gli stand dove il re della giornata è stato il formaggio nelle sue diverse espressioni, perfino in un curioso gelato allo stracchino della cremeria Mattielli di Soave.


Vittorio Zambaldo

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