11.05.2012
LESSINIA e BALDO. Cancellate dalla Regione le residue speranze di sopravvivenza dei due enti: bocciata anche l'Unione dei comuni montani. Appello di Melotti: ciascun sindaco dica se intende andare in ordine sparso o se vuole un'intesa per salvare almeno la gestione del Parco
Lessinia e Baldo. La legge regionale 18 dello scorso 27 aprile ha messo la pietra tombale sulle comunità montane venete. Non c'è stato nessun sussulto: mancava solo l'epigrafe che è arrivata con la cancellazione dell'articolo 5 della bozza approvata in Giunta, che istituiva le Unioni dei Comuni montani, e l'aggiunta dell'emendamento che autorizza solo fino al 30 dicembre prossimo l'esercizio dei servizi associati in comunità montana (ad esempio il servizio paghe per i dipendenti dei Comuni). «Dopo tre anni di incontri con i vertici regionali, gli assessori Roberto Ciambetti e Marino Finozzi, abbiamo ottenuto l'unico risultato di una legge che non recepisce nulla delle nostre richieste e che non sarà neanche negoziabile perché approvata all'unanimità da tutte le forze politiche», commenta il presidente di Comunità montana e del Parco della Lessinia Claudio Melotti alla riunione convocata a Bosco Chiesanuova per illustrare ai sindaci della Lessinia la novità, ma soprattutto per chiedere cosa intendano fare dei loro Comuni e del Parco. Perché i problemi evidenziati sono proprio questi: entro il 30 dicembre di quest'anno i Comuni che hanno un numero di abitanti fino a mille devono presentare una proposta per l'esercizio associato di tutte le loro funzioni, creando una forma associativa con altri Comuni che raggiunga almeno i 3mila abitanti. Rientrano in questo caso per la Lessinia i Comuni di Erbezzo, San Mauro di Saline, Selva di Progno e Velo; per la Comunità del Baldo il Comune di Ferrara. Entro il 30 settembre del prossimo anno la Regione definirà poi le Unioni di territorio. I Comuni con una popolazione compresa fra 1.001 e 3mila abitanti entro il 30 settembre prossimo devono esercitare in forma associata due funzioni fondamentali ed entro il 30 settembre 2013 devono esercitare in forma associata tutte le sei funzioni fondamentali (quelle generali di amministrazione, di gestione e di controllo; di polizia locale; di istruzione pubblica, compresa assistenza, refezione ed edilizia scolastica; di viabilità e trasporti; di gestione del territorio e dell'ambiente, fatta eccezione per il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale, piani di edilizia e servizio idrico integrato; di funzioni del settore sociale). Inoltre il numero minimo di abitanti della forma associativa dovrà esser di 5mila o di cinque Comuni. Rientrano in questo caso, per la Lessinia: Dolcè, Sant'Anna d'Alfaedo, Cerro, Roverè, Badia Calavena, Vestenanova. Per il Baldo: Brentino Belluno, Brenzone, Rivoli, San Zeno di Montagna e Torri del Benaco. Infine per i Comuni sopra i 3mila abitanti non c'è nessun obbligo, per ora, ma solo facoltà di aderire a forme associative. In caso di mancato adempimento la legge prevede la nomina di un commissario «ad acta», ma la richiesta che è venuta dal presidente Melotti è che ogni sindaco dica se intende andare in ordine sparso o se non sia il caso di trovare un'intesa per salvare almeno la gestione del Parco. Il Parco infatti, che finora è affidato ai Comuni tramite la Comunità montana, diventerebbe ente autonomo gestito direttamente dalla Regione con le proprie strutture. La proposta partita da Melotti è di trasformare la Comunità in Unione di Comuni per la gestione del Parco e di due funzioni (polizia locale e servizi sociali) in forma associata per i Comuni maggiori e di tutte le funzioni per i più piccoli. I Comuni con più di 3mila abitanti, che non sarebbero tenuti alla gestione associata, potrebbero entrare nell'Unione per la gestione del Parco e, solo se lo chiedono, esercitare in forma associata le funzioni mediante convenzione. In pratica è la fine dell'idea di comunità per Lessinia e Baldo che conservano le caratteristiche di entità geografiche ma perdono del tutto quelle della geografia sociale, culturale ed antropologica: non ci sarà più un gruppo di Comuni che si identificano nell'essere Lessinia o Baldo ma solo nella collocazione in posto piuttosto che in un altro. Il Parco potrebbe essere il salvagente per la Lessinia, mentre per il Baldo non si vedono altri sbocchi: «La strada più facile da percorrere è quella delle convenzioni, perché anche le Unioni di Comuni sono strangolate dalla mancanza di finanziamenti», osserva Stefano Sandri, presidente della Comunità montana del Baldo, «perché l'Unione presuppone una struttura e un apparato che chiama dei costi e a questo punto sono migliori le convenzioni. Ma su questo ci confronteremo fra sindaci del Baldo in una conferenza di servizi convocata per lunedì 21».
Vittorio Zambaldo
Articoli da leggere
Partecipa. Inviaci i tuoi commenti