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08.03.2012

Tracce di mica e vernice
La meteorite è una bufala

ROVERÈ. Accordini è andato all'istituto di Geoscienze e Georisorse dell'Università di Padova per scoprire la verità. La psicosi della pietra maledetta aveva contagiato un po' tutti: strani sintomi e malattie anche per i vicini e perfino per il gatto

La dottoressa Anna Maria Fioretti del Cnr di Padova spezza la presunta meteorite per analizzarne la composizione interna ed escludere del tutto la possibilità che davvero arrivi dallo spazio

La dottoressa Anna Maria Fioretti del Cnr di Padova spezza la presunta meteorite per analizzarne la composizione interna ed escludere del tutto la possibilità che davvero arrivi dallo spazio
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Roverè. Lo scherzo è durato un mese, ma è ingloriosamente finito in pochi secondi sotto il colpo secco di una martellata che ha spezzato un angolo della presunta meteorite, caduta in un prato di San Francesco di Roverè la sera del 24 gennaio. Che fosse tale si era voluto far credere all'incolpevole Eugenio Accordini, persona buona come il pane che non farebbe male a una mosca, generosa e anche adesso, con la sua pietra colorata fra le mani, incapace di rancore. Lui è convinto di aver visto dalla finestra di casa, mentre stava sul divano davanti alla tivù, una scia luminosa passare nel cielo con una parabola che sembrava indicargli la caduta di un oggetto misterioso proprio nel prato vicino a casa. Il torto è stato di parlarne la mattina successiva al bar, dove qualche buontempone ha architettato lo scherzo facendogli trovare, dopo non poca fatica e un paio d'ore di ricerca, quella misteriosa pietra grigio-bluastra che Accordini ha presunto essere l' oggetto caduto dal cielo.
Dopo i sospetti degli esperti, a cui era stata inviata una fotografia della «meteorite» per un primo giudizio, sono arrivati gli esami obiettivi a cancellare ogni dubbio e ogni ipotesi diversa da quella dello scherzo. È stato un mese di passione per il povero Accordini, combattuto fra trattenere quella pietra venuta dal cielo, destinarla alla scienza o disfarsene senza far sapere nulla per non avere «rogne». Soprattutto dopo la pubblicazione degli articoli su L'Arena, domenica, è stato tempestato di telefonate e di visite per osservare quella pietra così unica. Ma sono cominciati anche i problemi, e l'ansia. «Non mi sento bene, non dormo da tre notti e assisto a fenomeni strani in casa», aveva confidato con timore avanzando un sospetto atroce: «E se la pietra fosse radioattiva e venissero da lì tutti i miei mali?». Inutile spiegargli che le meteoriti non sono radioattive, perché a supporto dei suoi veri o immaginari malesseri portava casi concreti: «Sta male anche la signora che viene a farmi le pulizie in casa e ha già minacciato di non tornare più se non mi libero della pietra», aveva rivelato. Anche un'amica, che frequenta casa sua, ha la figlia piccola che sta male. Mali di stagione, com'è d'inverno per tutti i bambini. «Ma no, qui è diverso e per me c'entra la pietra», ripeteva Accordini.
Anche il gatto di casa non stava bene: un bel micio con una veneranda età, abituato al tepore della stufa a legna di casa Accordini, dava segni di insofferenza. «Mai avuto un problema e adesso sembra un'anima in pena. Un gatto che vuole sempre stare in casa al caldo, da qualche giorno continua a grattare sulla porta perché vuole uscire», riferiva Accordini. Ma è la stagione degli amori ed è normale che cerchia qualche compagna. «Sì, ma conosco il mio gatto e una smania di uscire così come in questi giorni che ho la pietra non gliel'ho mai vista», insisteva.
Dunque non c'era verso di fargli capire che se c'era un virus che girava nell'aria o una radioattività in eccesso quella era nel cervello più che nella pietra, ma Accordini ascolta troppo i consigli dei vicini, che comunque si tenevano a debita distanza (e lui se ne era accorto), sempre per via di quel discorso che alla fine potrebbe essere radioattivo anche lui per induzione, a causa della pietra. Così Accordini aveva deciso di metterla fuori dell'uscio, ma la mattina ha trovato a pochi passi dalla scatola dov'era sistemata la pietra maledetta un uccellino morto: conferma che la radioattività non risparmia nessuno. Ecco perché ieri, appena arrivato all'Istituto di Geoscienze e Georisorse dell'Università di Padova, alla dottoressa Anna Maria Fioretti che lo accoglie e prende in mano la presunta meteorite chiede subito, prima ancora di sapere se sia o no una meteorite, l'analisi della radioattività: E subito il contatore Geiger gli dimostra che né su di lui, né sulla pietra c'è alcuna traccia radioattiva.
Il passaggio successivo è quello della verità, quando la dottoressa Fioretti con un martello rompe un angolo della pietra piramidale: l'interno è di colore scuro, come l'esterno, ma più opaco e ha particelle che brillano come specchietti: «Sono tracce di mica, un minerale in micro particelle che brillano per la presenza di acqua, impossibile da trovare nelle meteoriti e negli asteroidi che arrivano dallo spazio», commenta demolendo con una martellata e un'occhiata il castello di carta dello scherzo.
Il passaggio successivo serve a spiegare il perché di quella strana colorazione grigio-bluastra a tratti perfino lucida: la superficie della pietra viene sfregata con un panno imbevuto di acetone e la vernice lascia le sue tracce sul panno e sulle mani. Infine il passaggio del frammento sotto lo stereomicroscopio, una grossa lente di ingrandimento binoculare, non fa che confermare quanto si vedeva già ad occhio nudo: Accordini aveva tra le mani una semplice pietra terrestre.


Vittorio Zambaldo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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