Parco della Lessinia, sorpreso a caccia bracconiere recidivo
BOSCO CHIESANUOVA. O.M., 59 anni, è stato «pizzicato» giovedì: rischia l'arresto fino a 6 mesi e un'ammenda. Quando gli agenti lo hanno fermato, l'uomo aveva con sé un fucile per la caccia di volatili ma non aveva ancora prede
Bosco Chiesanuova. È un vizio che non perde quello di andare a caccia nel Parco naturale regionale della Lessinia, O.M., 59 anni, residente in un paese dell'altopiano.
Gli agenti della stazione di Bosco Chiesanuova del Corpo forestale dello Stato, che dall'alba erano di pattuglia nella zona del Monte Cornetto, lo hanno seguito per un po' di tempo prima di bloccarlo verso le 7.30 di giovedì, contestandogli reati contro la legge 157/92 sulla caccia, la 394/91 (legge quadro sui parchi) e la legge regionale 12/90 istitutiva del Parco della Lessinia, nonché contro le norme di attuazione del piano ambientale del Parco.
Gli agenti erano in appostamento nell'area cespugliata e boscata fra il Corno d'Aquilio e il Corno Mozzo, nel Comune di Sant'Anna d'Alfaedo, quando hanno notato la presenza dell'uomo armato, accompagnato da due cani da ferma. I suoi movimenti erano inequivocabilmente quelli di persona intenta alla caccia, ma era per alcune centinaia di metri all'interno dell'area protetta nella quale è vietata qualsiasi attività venatoria.
Quando gli agenti lo hanno fermato, aveva con sé un fucile calibro 20 adatto alla caccia a volatili, ma non aveva ancora sparato né aveva prede nel suo carniere.
L'uomo era già stato denunciato dal Corpo forestale dello Stato nel 2007 sempre perché sorpreso a cacciare all'interno del Parco della Lessinia, nei pressi di Malga Rambalda nuova, sopra il Vajo dei Falconi, nel comune di Erbezzo e in quell'occasione aveva con sé anche una lepre e una beccaccia impallinati.
Era stato disposto il sequestro dell'arma, delle prede e il verbale di denuncia, in seguito al quale era scaturito un decreto penale contro il quale O.M. ha opposto ricorso e si è ancora in attesa del processo. Nel frattempo non ha perso né tempo né vizio, continuando a frequentare il Parco per la sua attività venatoria, fino al nuovo fermo di giovedì mattina degli agenti della Forestale con nuovo verbale e sequestro di un'ulteriore arma.
O.M. era già stato «pizzicato» negli anni scorsi ad addestrare cani da caccia all'interno del parco. Era stato anche coinvolto con una denuncia nell'operazione della Forestale chiamata «Colibrì», che aveva scoperchiato il traffico illecito di selvaggina dai paesi dell'Est.
O.M., che era solito andare all'estero a cacciare, si faceva spedire a casa per corriere le prede catturate, sapendo che per motivi sanitari non avrebbe potuto importare la selvaggina. Quando la Forestale bloccò il camion con la selvaggina, trovò fra gli altri un pacco a lui indirizzato che gli procurò la denuncia per ricettazione. Poi nel processo il reato fu derubricato a semplice importazione senza permessi doganali, perché l'importo della merce a lui destinata non superava un determinato valore.
Per la caccia all'interno del Parco potrebbe esserci come misura immediata la sospensione della licenza e, nel caso di condanna, anche la revoca del porto d'armi. Se mai ci sarà processo, O.M. rischia fino a sei mesi di arresto o un'ammenda da 100 a 12mila euro per la violazione della legge quadro sui parchi e l'arresto fino a sei mesi con l'ammenda da 450 a 1500 euro per la violazione della legge sulla caccia, oltre alle sanzioni amministrative per l'introduzione di fucile e cani da ferma all'interno dell'area protetta.
Vittorio Zambaldo
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1 pablotroglio86 14/01/2012 16:47 1 commenti
smettetela di blaterare, finti animalisti e moralisti! quell'uomo probabilmente procacciava per sostenere la sua famiglia, scellerati! se non lo sapete la carne non cresce sugli scaffali del supermercato! viva O.M.