mercoledì, 23 maggio 2012

LESSINIA

CAMBIA:

Allarme di Coldiretti per cinghiali e nutrie

LESSINIA. Appello degli imprenditori agricoli: «Va aperta la caccia»


In Provincia 600 firme e la richiesta di risarcimenti
25/02/2010
Zoom Foto
L’assessore Sandro Sandri

Lessinia. Seicento firme di imprenditori agricoli della collina e della montagna veronese sono state consegnate agli assessori provinciali alla caccia Luca Coletto e all'agricoltura Luigi Frigotto per chiedere interventi urgenti contro i cinghiali.
Le hanno portate ai Palazzi Scaligeri il direttore di Coldiretti Verona, Pietro Piccioni, con una delegazione a cui hanno partecipato il referente per la montagna Adriano Canteri con il capozona Andrea Zumerle e quelli per la pianura Lorenzo Ambrosi, Germano Galbier e Germano Falsiroli, con il referente Paolo Mainente.
Perché sul tavolo della discussione con la pelle del cinghiale hanno voluto metterci anche quella della nutria, fenomeno da pianura e da corsi d'acqua, ma non meno devastante dei cinghiali quanto a disastri.
«Cinghiali e nutrie diventino specie cacciabili per la salute di chi abita in campagna, la tutela delle produzioni e per la sicurezza idraulica» è stata la richiesta dell'associazione di categoria. «Siamo oltre il limite di tolleranza dell'ecosistema», ha spiegato Piccioni, «perché ormai i cinghiali entrano nelle corti, fanno incursioni e razzie nei campi coltivati e rappresentano un serio rischio per la viabilità e la sicurezza delle persone. Le nutrie, poi, sono ormai un'emergenza sanitaria, oltre che di sicurezza idraulica perché scavano gallerie negli argini e si presentano anche nei centri abitati e come roditori possono trasmettono la leptospirosi».
Sulla questione cinghiali l'assessore Coletto era già intervenuto la scorsa estate spiegando che «è un problema regionale: o la Regione apre la caccia al cinghiale o paga i danni che questi selvatici fanno alle colture, alle persone e all'ambiente. Per legge nazionale (157/92) e regionale (50/93) l'abbattimento dei cinghiali non si configura come libera caccia, ma come attività di controllo (piano di abbattimento) e di conseguenza le carni degli animali abbattuti non sono escluse dall'applicazione dei regolamenti comunitari del cosiddetto pacchetto igiene», aveva ricordato Coletto, facendo presente che nella nostra provincia non esiste nessun centro abilitato per il trattamento delle carni di questi selvatici da mettere in commercio.
«Il mondo agricolo ha bisogno di risolvere questo annoso problema e noi siamo in prima linea con loro», ha ribadito ai rappresentanti di Coldiretti, «e per quanto riguarda le nostre competenze ci siamo attivati già dal 2006 per il controllo del cinghiale, adeguando i nostri provvedimenti alle direttive e alle delibere regionali. Quel che serve però è l'inserimento della specie nel calendario venatorio regionale, solo così si può aprire la caccia al cinghiale. Per quanto riguarda, infine, la nutria non può essere specie cacciabile perché non è autoctona e quindi sono possibili solo gli interventi di controllo, che già stiamo facendo», ha precisato l'assessore.
In attesa che sia definita la normativa, Coldiretti, che ha fatto richiesta anche a dodici Comuni della montagna e a quello di Verona perché il fenomeno è sentito anche nelle frazioni Montorio, Trezzolano, Cancello e Moruri, chiede un piano di risarcimento dei danni subiti dalle aziende perché il fondo regionale attualmente utilizzabile, alimentato esclusivamente da una parte delle tasse versate dai cacciatori, è inadeguato alle dimensioni assunte dal fenomeno.

Vittorio Zambaldo




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