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04.10.2011

La frana si muove, sprofonda anche la cava

GREZZANA. Cresce la preoccupazione per il cedimento della montagna, su un fronte di circa 800 metri, che ha interrotto domenica la strada a Senge, sopra Alcenago. Nella vecchia area di scavo del calcare si sono aperte due voragini. Il geologo della Provincia avverte: «Ora temo l'arrivo delle piogge»

I tecnici della Provincia analizzano la frattura nell’asfalto

I tecnici della Provincia analizzano la frattura nell’asfalto
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Grezzana. Il danno è grave e la situazione della frana, che ha coinvolto al quinto chilometro presso la località Senge, la strada provinciale 12A di Fiamene, che collega la Valpantena con la Valpolicella, tiene molti con il fiato sospeso: il movimento è lento ma tutt'altro che impercettibile, su un fronte calcolato di 700-800 metri. Dalle 5 di domenica mattina, grazie alla prontezza di spirito di un passante, la strada è bloccata, ma il pericolo è tutt'altro che finito. I volontari della Protezione civile Valpantena Lessinia, che sorvegliano l'area di continuo, confermano per bocca del vice caposquadra Michele Siviero: «Ci sono rumori di piccola entità, ma continui, con rotolamento di sassi dalla parte est dello scollamento verso il sottostante capannone avicolo. Noi possiamo fare solo monitoraggio, ma la situazione è ad alto rischio».
In municipio, su invito del sindaco Mauro Fiorentini, si sono trovati tecnici, forze dell'ordine, veterinari: «Per noi sono importanti due cose dopo aver verificato che per fortuna non ci sono stati danni alle persone», ha commentato il primo cittadino, «capire i motivo di quello che è successo e poi avviare al più presto un collegamento per la località Senge con il capoluogo. Regione e Provincia si sono dette pronte a intervenire, ma vogliamo capire bene come muoverci per non sprecare dei soldi su una viabilità che rischiamo sia di nuovo interrotta dal movimento di frana».
Il primo provvedimento sindacale è stato quello della sospensione dell'attività di cava nella zona e l'obbligo di produrre immediatamente tutta la documentazione utile per capire quanto si è scavato e se siano state rispettate le indicazioni imposte. Infatti a ridosso della frana, che sarebbe meglio chiamare sprofondamento, pare esserci proprio l'attività della cava Micromarmi srl, attiva da 45 anni. Il punto fatto in sala consiliare con la convocazione del Coc (Centro operativo comunale) coordinato dal sindaco e dall'architetto Rita Strapparava, responsabile tecnico e della Protezione civile, ha messo in luce aspetti sconcertanti.
I titolari sapevano già del movimento franoso da una settimana prima che fosse coinvolta la provinciale. Nell'area soprastante la cava, che è di tipo ipogeo, quindi scavata interamente in galleria, si erano aperte due voragini a distanza di una cinquantina di metri una dall'altra profonde 16 metri, l'una con un diametro di 21 metri e l'altra di 14 metri. È successo fortunatamente in una parte di galleria che non è più sfruttata da una decina d'anni. In seguito a questo i titolari della cava hanno provveduto a recintare le aree sprofondate con rete fissa a maglie strette ma si sono ben guardati dall'avvertire le autorità. Lo stesso ufficio cave della Provincia era all'oscuro di tutto quanto stava succedendo in galleria, come ha ammesso il tecnico Giuseppe Campostrini.
La linea di difesa dei periti della cava è apparsa subito evidente: «Abbiamo iniziato un monitoraggio topografico, geosismico e con la tomografia elettrica. L'unica spiegazione possibile è che esista una cavità carsica fra il tetto della cava che non supera gli 11 metri e il piano di campagna della strada provinciale che è 100 metri più in alto. In cava ci sono stati dei crolli ma non coinvolgono le colonne portanti. La strada può essere franata per smottamenti preesistenti oppure possono essere aumentati con l'attività di cava, ma è da dimostrare», hanno spiegato il geologo Pier Andrea Vorlicek e Mario Menotti, dottore forestale entrambi consulenti di Micromarmo.
Per Ugo Franceschetti, geologo della Provincia e responsabile del settore dissesto idrogeologico, che ha visitato per due giorni il sito, l'interrogativo più problematico è «che cosa succederà nel fine settimana quando sono previste piogge? Per ora non ci sono motivi di urgenza ma nessuno può dire come evolverà la situazione.
La zona è sofferente dal punto di vista geologico e in disequilibrio e prima di avviare i lavori per la viabilità alternativa bisognerà capire come evolverà questa situazione complessa e articolata», è la sua conclusione.


Vittorio Zambaldo

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