mercoledì, 23 maggio 2012

VALPANTENA

CAMBIA:

Sotto sequestro rapaci, linci e lupi che vivevano «Al Bosco»

GREZZANA. Provvedimento del tribunale a seguito di una denuncia della Lav e di un primo intervento della Forestale. Veterinari ed esperti forestali hanno trasportato gli animali in parchi del Wwf, l'accusa è di detenzione incompatibile alla loro natura e di maltrattamenti
30/05/2011
Zoom Foto
Bruno Malascorta con un falco, i rapaci sono stati sequestrati

Il tribunale ha posto sotto sequestro dopo quasi un anno di accertamenti sette rapaci tra i quali tre gufi reali, falchi, barbagianni, due linci, tre lupi e due istrici.
Il blitz della Forestale, scattato giovedì al parco «Al Bosco» di Romagnano di Grezzana, ha comportato il dispiegamento di 2 ambulanze veterinarie, i mezzi del gruppo cinofilo della Forestale, veterinari esperti di animali esotici, forestali friulani, veterinari dell'Ulss. Sono stati così sequestrati gli animali anche se il parco resta aperto per la presenza di altra fauna su cui, però, continuano gli accertamenti veterinari.
Nei guai, sono finiti i due titolari del parco, Bruno Malascorta e Maria Grazia Zanoni. La coppia deve rispondere di maltrattamenti d'animali oltre che di detenzione incompatibile alla loro natura così come riporta il provvedimento di sequestro, firmato dal gip Monica Sarti su richiesta del pm Paolo Sachar.
I rapaci e gli istrici sono stati trasportati in parchi gestiti dal Wwf e dalla Forestale. Le linci e lupi, invece, sono stati dati in affido giudiziario ad una veterinaria del distretto dell'Asl di Grezzana.
Parte da lontano l'inchiesta della Forestale, avviata con una denuncia della Lav, la Lega antivivisezione. Furono proprio gli ambientalisti che svolsero un primo sopralluogo nell'agosto di un anno fa dopo le continue segnalazioni, arrivate nella loro sede. Tra queste lettere, c'è anche quella di un'attivista della Lav di Mantova: «Due linci sono in un recinto molto piccolo, dormono continuamente», aveva scritto la donna, «e non possono nascondersi dagli sguardi dei visitatori. Il proprietario si è difeso dicendo che stanno costruendo un recinto più grande che ci ha mostrato ma non è stato ultimato a due anni di distanza dalla mia prima visita».
In più, si segnalavano i rapaci trattenuti con una corda ad un arto, impedendo loro qualsiasi movimento. Anche gli istrici, sempre secondo l'accusa, non se la passavano meglio: erano prigionieri in una fossa senza un filo d'erba a disposizione e in balia del sole cocente in estate.
Proprio sulla segnalazione della Lav, gli agenti della Forestale, coordinati dal comandante provinciale Paolo Guidi e dal commissario Susanna Manfrin, hanno svolto un primo intervento alla fine dello scorso mese. Evidentemente hanno ritenuto le segnalazioni della Lav più che giustificate se ci sono tornati tre giorni fa, sequestrando gli animali.
D'altro canto anche la relazione del veterinario Alberto Casartelli appariva inequivocabile: «Di fatto le condizioni di detenzione», ha scritto il medico nella relazione, «non riproducono habitat affini alle zone di provenienza degli animali e non permettono, nel caso dei rapaci, di svolgere movimenti o pratiche di volo indispensabili per mantenere la salute psico-fisica». E ancora: «Le modalità di detenzione dei rapaci ricordano vecchi sistemi di ostentazione al pubblico di carattere circense o semplicemente "da spettacolo", non rispettando in alcun modo la loro natura», conclude la relazione.
C'è soddisfazione tra le fila degli ambientalisti. «Adesso auspichiamo che luoghi simili in cui gli animali vengono utilizzati per essere esibiti al pubblico senza alcun rispetto per la loro natura e i loro bisogni etologici vengano definitivamente chiusi. Si tratta infatti di luoghi in cui degli esseri viventi, capaci di gioire o soffrire, bisognosi di relazioni con i loro simili non possono in alcun modo svolgere attività normali e consone alla loro tipicità» afferma Lorenza Zanaboni, responsabile della Lav di Verona.
E conclude: «Ci chiediamo quale messaggio educativo possa esprimere una prigione in cui le condizioni di detenzione non riproducono nemmeno lontanamente le caratteristiche degli habitat delle zone di provenienza degli animali. A loro vengono inoltre impediti movimenti o relazioni capaci di mantenere la loro salute psico-fisica. Ci chiediamo anche se vi siano responsabilità da parte di enti che erogano le autorizzazioni necessarie all'apertura di questi centri, senza effettuare, come ci risulta, normali controlli di routine».

Giampaolo Chavan

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