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09.01.2010

«Venere della
Valpantena»
alla prova
del laboratorio

GREZZANA. Si trova in un centro d'analisi fiorentino il reperto scoperto da un ragazzino in gita nel Riparo Tagliente

L'oggetto che richiama una figura femminile è al vaglio degli esperti Per gli archeologi potrebbe risalire al periodo fra 13 e 10 mila anni fa

La «Venere della Valpantena», il reperto archeologico scoperto da un ragazzino in gita scolastica

La «Venere della Valpantena», il reperto archeologico scoperto da un ragazzino in gita scolastica
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È in laboratorio di analisi fiorentino, dove si sta cercando di darle un'età, la cosiddetta «Venere della Valpantena», figurina realizzata con impasto argilloso su una piastrina calcarea biancastra, trovata anni fa da un ragazzino durante una gita scolastica al sito archeologico di Riparo Tagliente, accompagnato da Lionello Speri, collaboratore dell'associazione Archeoland di Stallavena che guidava la scolaresca.
Il giorno dopo la notizia del ritrovamento, pubblicata da L'Arena nel novembre di due anni fa, la Soprintendenza archeologica del Veneto chiese con raccomandata all'archeologo sperimentale Renato Fasolo, direttore di Archeoland, di «mettere a disposizione il reperto ai fini della verifica di autenticità e di eventuali successivi provvedimenti di tutela».
Fasolo accompagnò la consegna del manufatto con una relazione, ma da allora non seppe più nulla. L'estate scorsa sollecitò una risposta scientifica e il soprintendente Vincenzo Tinè, rispose che nessuna commissione scientifica era stata costituita per l'analisi del reperto, ma che «erano stati interpellati vari studiosi che conoscono bene i depositi del sito archeologico di Riparo Tagliente». Il soprintendente specificava ancora che era stato incaricato il professor Fabio Martini, dell'Università di Firenze, per un «progetto di esecuzione di analisi formali e indagini archeometriche non distruttive, analisi che saranno svolte dal laboratorio di archeometria del Museo e istituto fiorentino di preistoria con la collaborazione del dottor Pasquino Pallecchi».
Così la descrive Fasolo: «La figurina ha tracce di colorazione rossastra, un ossicino o un frammento di zagaglia che separa il busto dai seni e un supporto di pietra locale che potrebbe assomigliare a un mammut. Oltre alle tracce d'ocra, a un primo esame, il reperto presenta piccole inclusioni carboniose e sicuramente residui di microschegge in impasto».
Il materiale della zona attorno al ritrovamento, un cumulo di terra formato dai detriti di scarto risultati dagli scavi ed esterni all'area archeologica recintata, potrebbe datarsi tra i 13mila e i 10mila anni fa. «Se le analisi confermeranno questa datazione», aggiunge il direttore di Archeoland, «potremmo avere avuto tra le mani l'unica Venere d'Europa in argilla cruda finora rinvenuta». Infatti i ritrovamenti di Dolni Vestonice, in Moravia, nel focolare di una capanna (miniature plastiche di animali come felini, rinoceronti, orso e mammut, ma anche una piccola Venere a tutto tondo e altre due incomplete) sono in argilla, ma cotta e non si capisce se la cottura sia intenzionale o se gli oggetti siano caduti accidentalmente nella cenere del focolare subendo la trasformazione.
Si tratta comunque di manufatti più antichi di almeno 10mila anni rispetto alla Venere della Valpantena.
Ha dello straordinario, se verrà confermata l'età e l'intenzionalità del manufatto, che pur nella sua fragilità si sia potuto conservare fino ai giorni nostri salvandosi all'interno della grotta da dilavamenti ed erosioni.


Vittorio Zambaldo

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