21.07.2012
VILLAFRANCA. Depositate le conclusioni dell'indagine sul disastro del Rio-Parigi sul quale viaggiava l'imprenditore. La commissione d'inchiesta punta l'indice sui rilevatori di velocità dell'Airbus Air France e sulle manovre sbagliate
Errori umani e anche guasti tecnici. È questo il verdetto emesso dalla commissione d'inchiesta sulle cause che provocarono il disastro aereo del volo Rio de Janeiro-Parigi del primo giugno del 2009. Sull'aereo, c'era anche l'imprenditore villafranchese Agostino Cordioli che morì assieme a 227 persone nell'inabissamento dell'Airbus dell'Air France.
Gli investigatori della Bea, così si chiama l'organismo francese che ha accertato perché il velivolo cadde, sono convinti del fatto che durante la trasvolata ci furono problemi ai sensori che indicavano la velocità. In cabina di pilotaggio, in quel momento, non c'era il comandante.
I «pitots» della societa' francese Thales andarono in tilt e ingannarono il pilota e il copilota che erano alle cloche. La ricostruzione della dinamica dell'incidente continua con la situazione che si venne a creare nella cabina. I due piloti iniziarono a comprendere che qualcosa non andava e furono sottoposti a un forte stress per tenere l'Airbus sotto controllo. «L'equipaggio si è trovato in uno stato di quasi totale perdita di controllo della situazione», è scritto nel rapporto della Bea, «e non fu in grado di supplire a un deficit tecnico con le giuste manovre manuali». Il capo della commissione d'inchiesta, Alain Bouillard, ha aggiunto che la posizione critica assunta dall'aereo non fu corretta perché i due piloti intervennero sbagliando ancora. Era un evento che non rientrava nell'elenco delle criticità alle quali sono addestrati i piloti dell'Airbus. Secondo la Bea, infatti, molti sanno agire soprattutto azionando il pilota automatico, il sistema di navigazione che elettronicamente mette l'aereo in assetto e permette una crociera normale. In quel caso, invece, sarebbe stata necessaria una preparazione speciale. L'unico in grado quella notte di evitare la tragedia sarebbe stato il comandante, ma, sempre secondo la relazione della Bea, stava dormendo e non era nella cabina. Ci sono poi altri dettagli che il rapporto della Bea chiarisce, anche se bisognerà verificare alcune circostanze. Per esempio, O Globo, la rete televisiva brasiliana, sostiene che il capitano si alzò e che entrò nella cabina di pilotaggio quando ormai era troppo tardi. In un solo minuto, l'allarme dello stallo dell'aereo suonò almeno settanta volte per avvisare che l'Airbus stava perdendo portanza e rischiava di precipitare perché stava volando a una velocità troppo bassa. A quel punto, uno dei due piloti decise di alzare l'aereo, invece di farlo andare in picchiata per riprendere velocità. La manovra fu sbagliata, perché lo stallo, già in corso, fu accentuato dall'ulteriore rallentamento nel tentativo disperato di riprendere quota. Dal momento in cui l'allarme iniziò a suonare e fino all'impatto nell'Oceano, sarebbero passati soltanto tre minuti. I dati sono rilevati dalle scatole nere che furono recuperate sul fondo del mare.
La compagnia aerea Air France e l'industria di aereoplani Airbus sono state messe sotto inchiesta del tribunale di Parigi con le accuse di disastro colposo e procurata strage.
L'Airbus ha già provveduto a cambiare sui suoi velivoli i rilevatori di velocità, con un modello ritenuto più efficiente.
Il corpo di Agostino Cordioli, 73 anni, non è mai stato ritrovato. Lo ricorda una cappella al cimitero. In Brasile, come a Villafranca, si occupava di edilizia.
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