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20.04.2012

Tanti ciclisti sui marciapiedi. E i pedoni rischiano grosso

VILLAFRANCA. Corso Vittorio Emanuele, via Bixio e via Messedaglia sono ormai diventate piste con pericoli per tutti. Pensionato da anni lotta contro la cattiva abitudine e l'illegalità. Fu investito e ferito da una bici. Il conducente saltò in sella e fuggì

Un ciclista sul marciapiede in Corso Vittorio Emanuele

Un ciclista sul marciapiede in Corso Vittorio Emanuele
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La sua è una battaglia per la sicurezza di pedoni e ciclisti, e, soprattutto, per persone come lui: anziane, con difficoltà motorie, che rischiano ogni giorno di cadere sui grandi marciapiedi del centro di Villafranca, utilizzati anche da chi va in bicicletta. Alessandro Di Pietro, 80 anni, si definisce un «pensionato disabile» e da anni cerca di portare l'attenzione degli amministratori su un problema: «I marciapiedi di corso Vittorio Emanuele, corso Garibaldi, via Nino Bixio e via Angelo Messedaglia sono diventati piste ciclabili abusive, essendo molto larghi. Chi fatica a camminare, è anziano o disabile corre un costante pericolo, non sapendo schivare in tempo una bicicletta di passaggio o che sopraggiunge alle spalle. E l'amministrazione tollera questi abusi», accusa. «Non chiedo di eliminare le biciclette, ma di regolamentare l'utilizzo dei marciapiedi, segnalando secondo le norme di legge, gli spazi che possono essere utilizzati dalle bici e quelli per i pedoni, con i colori appositi e i cartelli».
Se il duplice utilizzo del marciapiede è concesso in via Messedaglia, seppur poco evidente, non vale lo stesso per le altre vie. Ma la difficoltà di muoversi in bicicletta nel traffico del centro spinge i ciclisti a utilizzare i marciapiedi. Accade in via Bixio, dove anche le auto, uscendo dai cortili privati, devono prestare attenzione alle due ruote che viaggiano spesso rasente il muro delle case. Nel corso principale, i ciclisti sfrecciano in prossimità dei plateatici dei bar, zigzagando tra i camerieri col vassoio. In via Messedaglia, infine, si preferisce utilizzare tutto il marciapiede e non solo la corsia assegnata.
«Tre anni fa, uscendo di casa», racconta Di Pietro, «sono stato investito da un ciclista che usciva a velocità sostenuta dalla ciclabile lungo il Tione. Mi ha procurato la rottura di un femore. E dopo l'arrivo dell'ambulanza, è sparito». Da allora Di Pietro si batte per la sicurezza dei cittadini: «Ciclisti e pedoni, tutti corrono rischi in caso di impatto. L'incolumità delle persone deve avere la precedenza, non si può accettare la risposta che nulla si può fare perché mancano i fondi. Basta adottare un'adeguata segnalazione, orizzontale e verticale, stabilendo quali spazi devono essere occupati dai pedoni e quali dai ciclisti. Occorre poi la sorveglianza dei vigili urbani». «Non mi fido a lasciare solo mio marito per strada», aggiunge la moglie Ida Boranga. «Molti girano anche con le borse della spesa attaccate alla bicicletta, se lo urtano cade a terra. E con lui anche altri rischiano. Non si deve aspettare che succeda qualcosa di grave e non si può camminare sempre con il terrore che qualcuno ti investa».
Di Pietro ha richiamato l'attenzione di sindaco e assessori sul tema, in più occasioni da tre anni, ma nulla è cambiato. A novembre ha diffidato il sindaco del Comune in quanto responsabile della sicurezza dei cittadini. In una lettera ha riassunto la situazione, chiedendo di trovare criteri utili alla sicurezza di pedoni e ciclisti entro 30 giorni, altrimenti si sarebbe rivolto a prefettura, procura della Repubblica e Regione. Così ha fatto. Il 26 marzo ha inviato una raccomandata al prefetto di Verona e alla presidenza della Regione. Era un esposto «per temuto danno alla persona». Nella lettera ha raccontato nuovamente la situazione, «che si intensifica con la bella stagione, senza controlli correttivi dell'amministrazione comunale». Il tutto corredato di foto. Ora attende una risposta.


Maria Vittoria Adami

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