Allarme sul futuro della sanità: «Ospedali troppo distanti»
ISOLA DELLA SCALA. Un gruppo di cittadini si è riunito per fare il punto dopo la chiusura dei reparti e i trasferimenti. Il Comitato scrive al sindaco e al direttore Ulss: «Qui resteranno un simulacro di nosocomio e 200 posti di lavoro in meno»
Quali sono le esigenze sanitarie del territorio alla luce della prevista trasformazione dell'ospedale in Centro sanitario polifunzionale? Se lo è chiesto un gruppo di cittadini costituitosi in «Comitato per l'ospedale», che ha individuato quello che manca e ha mandato al sindaco Giovanni Miozzi, ai consiglieri comunali, al direttore dell' Ulss 22 Alessandro Dall'Ora e all' assessore regionale alla Sanità Luca Coletto una lettera e una cartina con la distribuzione degli ospedali in provincia di Verona.
Lo scritto analizza la situazione della struttura sanitaria locale: «Nel 2008 è stata chiusa Medicina, trasferita a Villafranca, nel dicembre 2011 sono state chiuse Pediatria, Nido, Ostetricia e Ginecologia, appena possibile saranno chiuse Ortopedia-Traumatologia, Chirurgia e Urologia, con il trasferimento a Villafranca. Tutto ciò comporterà anche la chiusura del Pronto soccorso, che diventerà Punto medico. Isola perderà almeno 200 posti di lavoro, senza contare l'indotto che una struttura ospedaliera comporta per l'economia del paese».
Continua citando altre esperienze in provincia: «A Caprino hanno avviato una Rsa di 17 posti letto, un Ospedale di comunità con 10 posti letto, oltre al Servizio di emodialisi; Marzana e Zevio sono ormai consolidate e apprezzate strutture riabilitative; Malcesine si è salvata come polo riabilitativo per malattie neuromuscolari, addirittura a Valeggio, che nei piani della Regione dovrebbe essere chiuso, abbiamo assistito nel marzo 2010 all'apertura di un Ospedale di comunità. A Isola e paesi vicini, al posto di un ospedale funzionante, verrà offerto un simulacro di ospedale quale quello di Villafranca, che forse un giorno verrà completato, e tanti chilometri da percorrere in auto prima di trovare qualcosa di degno». E individua i principali problemi sanitari segnalando che manca una rete di emergenza, dato che «a sud-ovest della provincia di Verona non c'è attualmente alcun ospedale degno di tal nome, su un territorio di oltre 130 mila abitanti, individuabili nei comuni di Villafranca, Mozzecane, Povegliano, Nogarole Rocca, Vigasio, Trevenzuolo, Erbè e Isola della Scala compresi nell'Ulss 22, e nella zona dei comuni limitrofi di Buttapietra, Palù, Oppeano, Isola Rizza, Bovolone, Salizzole, Concamarise, Sorgà, Nogara e Gazzo Veronese, dove non esiste alcun Pronto soccorso. La struttura di Villafranca non è certo adeguata ad affrontare questo grave compito».
Mancano servizi per la Donna e per il Bambino: «Ci sono Punti nascita a Bussolengo, Negrar e Peschiera, e reparti di Pediatria solo a Bussolengo e Negrar, tutti ospedali concentrati nella zona nord-ovest della provincia di Verona, con percorsi stradali lunghi e poco agevoli. Oppure ci si dovrà rivolgere fuori Asl, Legnago, Pieve di Coriano, Borgo Roma, anche se si sta parlando di trasferire quest'ultimo a Borgo Trento».
Mancano strutture di Lungodegenza e Riabilitazione: «Nell'Asl 22 la più vicina è a Negrar, fuori Asl ci sono soltanto pochi posti di lungodegenza a Bovolone e reparti di riabilitazione a Zevio e Marzana, ma anche qui con percorsi lunghi e contorti».
Rileva inoltre come, visto che il territorio viene privato dell'ospedale di riferimento, ci sia la necessità di costituire una valida rete assistenziale domiciliare integrata con i servizi medici ambulatoriali di base e con la Specialistica e Diagnostica, suggerendo di promuovere tra i medici l'avvio di una struttura negli spazi dell'ex ospedale come la «Casa della salute», aperta dodici ore al giorno. Invita l'amministrazione comunale a farsi carico dei problemi segnalati, a coinvolgere le amministrazioni dei paesi vicini e a promuovere un incontro pubblico sulle proposte per la sanità del territorio.
Mariella Falduto
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