mercoledì, 23 maggio 2012

VILLAFRANCHESE

CAMBIA:

Faccia a faccia per gli ex forti tra sindaco e ambientalisti

VALEGGIO. Affollata assemblea con molti esponenti di associazioni per parlare del futuro dei monti Mamaor e Vento. Duecento persone chiedono che nasca un parco Tosoni: «Possiamo fare un turismo sostenibile». Ma sulle nuove lottizzazioni sorgono malumori
21/01/2012
Zoom Foto
Angelo Tosoni| Ernesto Cavallini e Fabrizio Gagliardi FOTO PECORA| Il monte Mamaor che ospita gli ex forti

Faccia a faccia tra ambientalisti e sindaco Tosoni. Ed è un messaggio forte e chiaro quello che le oltre 200 persone che hanno gremito la sala conferenze di Casa Toffoli hanno mandato agli enti preposti alla gestione del territorio (dal Comune alla Regione): gli ex forti in via di dismissione di Monte Mamaor e Monte Vento (143,4 ettari di verde) sono l'ultimo baluardo al deserto della pianura e devono essere tutelati. La strada individuata è quella di un parco d'interesse locale, magari stipulando contestualmente accordi incrociati col Ministero della Difesa e con quello dei Beni ambientali, in modo da evitare la cementificazione e da far diventare il territorio delle colline moreniche una nuova Toscana.
A ribadirlo durante la serata, moderata dall'esponente del Masci, Giuseppe Marchi, e organizzata dal Gruppo etico territoriale El morar col titolo «Monte Mamaor e Monte Vento: colata di cemento o polmone verde?», sono stati in molti: esponenti di altri parchi, ambientalisti e semplici cittadini. Per Fabrizio Gagliardi, portavoce de «El morar», ci sono «tali e tanti elementi identitari e di spicco del paesaggio in queste zone che è la stessa normativa urbanistica regionale, in progressiva armonizzazione col Codice dei beni culturali e del paesaggio, a portare verso il parco. Questo dovrà essere comunale ed avere un piano ambientale per poter diventare una risorsa. Una ricerca europea ha confermato che un euro investito a livello ambientale ne rende sette».
L'idea esposta è quella di una struttura leggera che non sia né un «insieme di vincoli e divieti» e nemmeno un carrozzone mangiasoldi, ma un'opportunità per realizzare punti d'osservazione della fauna, un ecomuseo, un'azienda biologica e così via. Ernesto Cavallini, del Wwf sudovest Veronese, ha poi sottolineato le particolarità degli ex forti (e del Monte Ogheri, che sovrasta il capoluogo, definito «favoloso»), con «piante e fiori che si trovano solo qui in tutto il Veneto, come la campanula ramosissima». Secondo Emilio Crosato, presidente del Comitato promotore del parco delle Colline moreniche del lago di Garda, il parco locale va portato avanti in attesa che la Regione Veneto e la Regione Lombardia realizzino quel parco interregionale che ha visto una massiccia raccolta di firme per una legge popolare. «Gli ex forti», ha affermato Crosato, «sono un patrimonio straordinario per questa comunità e non solo, al punto che ritengo che il Ministero dei Beni culturali debba dare delle prescrizioni e che si debbano demolire alcune delle costruzioni che vi si trovano». Crosato ha portato l'esempio del vicino borgo di Castellaro Lagusello, circa 300 abitanti a Monzambano (Mn), che è rifiorito attorno alla sua riserva naturale ed ora ha 150 posti letto e 800 posti a sedere nei ristoranti. Sulla stessa falsariga Gabriele Lovisetto, segretario dello stesso comitato che ha parlato dell'istituendo parco della Valtenesi nel bresciano (800 ettari) dove i sindaci di Padenghe, Moniga e Manerba hanno frenato o bloccato l'espansione edilizia. «Hanno capito», ha sostenuto Lovisetto, «il positivo impatto sul turismo di una scelta di questo tipo, oltreché su produzioni come vino ed olio».
Poi il lupatotino Roberto Facci, presidente della Consulta per l'ambiente del suo Comune, ha raccontato l'esperienza del parco intercomunale del Pontoncello (140 ettari tra San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio): «La popolazione si lega in maniera incredibile al suo parco. Inoltre s'avvertono già le prime ricadute che hanno permesso anche di superare di slancio le difficoltà coi coltivatori. In futuro ci collegheremo anche con Valeggio attraverso il percorso delle risorgive». Proprio a questo progetto, che utilizza in parte gli argini del canale raccoglitore principale del Consorzio di bonifica Veronese, s'è riferito il sindaco di Valeggio, Angelo Tosoni per dire che il Comune vuole andare incontro a un turismo sostenibile. «Valeggio potrebbe far scuola», ha sostenuto Tosoni, «rispetto ai comuni del Garda per come ha tutelato il suo territorio ed abbiamo un rapporto tra superficie agricola ed edificata tra i migliori della Provincia».
Poi, quando dal pubblico gli hanno chiesto se con tutti gli appartamenti sfitti servono ancora case, ha risposto: «Dobbiamo ricercare un equilibrio, considerando che Valeggio è ambita per andarci ad abitare e che lo stato ci taglia ancora i trasferimenti, per cui qualche lottizzazione e i progetti complessi, trattando con i privati, saranno d'obbligo per realizzare i servizi». Una prospettiva ben diversa da quella perseguita da gran parte dei presenti.

Alessandro Foroni




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