Vite di volontari d'ambulanza tra corse per malori e risse
VILLAFRANCA. Una notte nella sede della Croce Verde. Gli interventi, le telefonate d'urgenza e la cena tutti insieme. Il gruppo è come una grande famiglia che assicura il servizio dalle 20 fino all'alba Una ragazza ha trascinato pure il fidanzato e una madre non rinuncia mai al turno
Villafranca. Sono le 21.20. Suona il telefono. Codice giallo. Silvio, Greta e Maurizio schizzano fuori dalla porta, seguiti dall'infermiera. Il motore della Tango 12 si accende e scompare nella nebbia, con quattro gradi sotto lo zero. In un hotel della zona, un uomo ha avuto un malore, da lì viene trasportato all'ospedale di Bussolengo. Si riapre la porta, uno schiaffo di freddo annuncia il loro ritorno. Hanno sistemato l'ambulanza, ora controllano attrezzature e zaino, poi scambiano due parole con gli altri. Trascorrono così le serate nella sede della Croce verde di Villafranca. È mercoledì sera e le due pattuglie sono in postazione dall'ora di cena. In attesa che squilli il telefono si sparecchia, si guarda la tv, si scherza. È una grande famiglia, che conta oltre 100 iscritti, tra i 18 e gli over 60 anni, studenti, lavoratori o casalinghe. Ogni notte, sette di loro a turno, vegliano sui cittadini e alla chiamata del 118 saltano in ambulanza e corrono da chi ha bisogno. La Croce verde lavora sul territorio da oltre 25 anni. Prima a Sommacampagna, negli anni Novanta si è trasferita a Villafranca e, di sede in sede, nel 2007 è arrivata al grande appartamento di via Cascina verde. Nella sala la televisione è accesa, gli orari di turno compilati mensilmente sono appesi al muro; sul retro, cucina, camera con quattro letti, bagni, sala riunione e un'altra stanzetta, dove qualcuno sta finendo una chiacchiera. Nel parcheggio ci sono Lima 10 e Tango 12, le due ambulanze. Da Villafranca a Povegliano, da Mozzecane a Valeggio, alla fine del corso, i volontari entrano in servizio accomunati da un unico scopo: aiutare gli altri, ogni notte, dalle 20 alle 6 del mattino, e nei fine settimana 24 ore su 24. Le loro storie sono le più disparate. C'è il decano, Antonio Smanio, dipendente comunale di 48 anni, a capo della squadra 8: 11 volontari che prestano servizio nei pomeriggi di lunedì e venerdì, non potendolo fare di notte. C'è Riccardo Recchia che ha vent'anni e fa l'elettricista. Lui non ci voleva venire in Croce verde, ma la sua ragazza l'ha trascinato e adesso non rinuncia più al suo turno. Michela Totaro, impiegata di 36 anni, ha un bimbo di sette anni e viene da Peschiera. L'ha condotta qui un'amica ed è stata rapita dal clima familiare. «Non è solo indossare una divisa», racconta Smanio, «stare qui è qualcosa che ti senti nel cuore, che ti tira fuori il bello. Quando c'è nuvolo, qui c'è il sole». «Presti servizio», racconta Morena Bonioli, «ma ricevi anche tanto. È il rapporto con le persone che soccorriamo: la vecchietta che si scusa per essersi fatta male o l'anziano che, prima di salire in ambulanza, si preoccupa di dar da mangiare al gatto. Il servizio è importante per i giovani, che talvolta soccorrono loro coetanei». Non importa il sonno interrotto continuamente, mentre si dorme vestiti. «Sono esperienze che ti cambiano la vita», raccontano Recchia e Totaro, che hanno finito il corso da poco, «ti migliorano. Si vede la vita in maniera diversa, ci si lamenta meno». Il 118 può chiamare in qualsiasi momento affidando un codice verde, giallo o rosso, a seconda dell'urgenza. Una volta sul posto, i volontari valutano la situazione, stabilizzano il paziente portandolo al Pronto soccorso più vicino: Bussolengo o Isola della Scala. Talvolta risolvono in loco, a volte occorre un medico e lo chiamano. Corrono per il territorio dell'Ulss22, anche due o tre volte per notte, da persone con un banale mal di pancia o coinvolte in incidenti stradali. «Non sai mai cosa ti aspetta», conclude Smanio, «una volta soprattutto incidenti. Adesso molti giovani si fanno del male e le risse sono all'ordine del giorno». È mezzanotte, una squadra smonta. Restano i quattro della Tango12. Il telefono squilla alle 2: caso delicato. Si riparte. Due ore dopo i ragazzi tornano. Poi silenzio, fino alle 6. L'ora di tornarsene a casa, prima che il mondo si svegli.
Maria Vittoria Adami
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1 pedrito 20/01/2012 14:44 26 commenti
Siamo fieri di Voi, siete la parte migliore dell'Italia, ha fatto bene questo Giornale a mettere in evidenza il vostro operato. Grazie.