29.11.2011
VILLAFRANCA. L'enorme capannone in via Sommacampagna sorge tra i campi: il centro di riciclaggio è ancora inattivo. La Colfer ottiene lo slittamento dell'apertura entro fine anno. Gli ambientalisti si chiedono «Zona agricola o produttiva?»
Villafranca. Nuovo slittamento, il secondo in due anni, per l'apertura del centro di riciclaggio dei rottami della Colfer, in via Sommacampagna. L'impianto per il recupero di materiali ferrosi e non, è nel grosso capannone a ferro di cavallo, lungo la strada per Sommacampagna. Negli ultimi tempi è stato al centro di polemiche, sollevate soprattutto dagli Amici di Beppe Grillo di Villafranca. Contestavano e contestano il fatto che lo stabilimento sia sorto in una zona agricola, grazie a una deroga provinciale.
Il centro doveva essere concluso e in esercizio entro il 7 settembre scorso. Il titolare della Colfer Roberto Cobelli, per problemi indipendenti dalla sua azienda, ha ottenuto il permesso dalla Provincia di finire l'impianto entro il prossimo 31 dicembre. La nuova struttura, una volta funzionante, sostituirà il deposito della stessa ditta in località Coronini, ai piedi della collina di Custoza. Il sito vecchio fu in passato causa di esposti, da parte dei residenti, per i rumori e la polvere. Ci fu pure un sequestro, avviato e poi revocato dalla procura, dopo presunte irregolarità rilevate nell'azienda dall'Agenzia regionale per la prevenzione ambientale (Arpav).
È la seconda volta che la conclusione della nuova installazione è rinviata. La prima domanda di far slittare i termini di esecuzione del capannone a ferro di cavallo, è del 2010. Allora il titolare domandò e ottenne dai Palazzi scaligeri più tempo per concludere i lavori.
La richiesta di allungamento della tempistica fu motivata dallo stop che, tra il giugno del 2008 e il 18 settembre del 2009, interessò il cantiere. In quell'occasione il Comune rilevò altezze difformi nel capannone principale, rispetto ai disegni depositati all'ufficio tecnico municipale. Le differenze progettuali, riconosciute dai funzionari, spinsero la procura a sequestrare il cantiere, che fu poi liberato dai sigilli.
Vista la sosta forzata, Carlo Poli, dirigente del settore Ambiente provinciale, il 12 luglio del 2010 indicò a Cobelli il 7 settembre di quest'anno «per la realizzazione e la messa in esercizio dell'impianto». Il titolare del centro, a causa delle lungaggini nell'installazione dell'energia elettrica, si è trovato nell'impossibilità di rispettare i tempi. Così ha chiesto un nuovo termine: gli è stato concesso. Nel nuovo provvedimento di Poli si legge che, lo scorso 3 agosto, Cobelli inviò l'istanza di proroga «dal 7 settembre al 31 dicembre», motivandola proprio con i ritardi dell'Enel.
Nella determina c'è scritto: «La ditta ha chiesto e ottenuto dall'Enel la fornitura dell'energia necessaria per il funzionamento delle macchine, delle attrezzature e dell'impianto di depurazione. Per lo svolgimento delle attività ha realizzato la cabina elettrica secondo le specifiche indicate, ancora nel febbraio del 2011». Il documento prosegue: «Malgrado i solleciti, l'Enel non ha provveduto all'installazione dei trasformatori e dei contatori necessari», causando il nuovo slittamento. Poli ha quindi accordato il nuovo termine, per l'avvio dell'impianto, poiché le motivazioni sono «riconducibili a ritardi tecnici dei fornitori di energia elettrica».
Entro fine anno, il centro sarà funzionante. Sulle attività autorizzate e condotte, fino ad oggi, nel sito di via Sommacampagna, si è di nuovo concentrata l'attenzione dei grillini. Simone Bernabè ha espresso i suoi dubbi. Fu proprio il suo gruppo, tre anni fa, a definire «ecomostro» il nuovo edificio, mentre veniva realizzato alle porte della città.
«È arrivata la beffa», ha rimarcato l'ambientalista, «con la dichiarazione di esercizio temporaneo in una zona assolutamente inadeguata e che resta agricola». Poi ha rilevato: «Ogni giorno si sentono rumori assordanti, e dal fianco del capannone escono colonne impressionanti di fumo nero». Poi ha chiesto: «I nostri politici cosa vogliono fare della zona? La lasceranno agricola o industriale? E se fosse scelta la seconda opzione, quale tipo di attività intendono insediare?».
Fabio Tomelleri
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