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12.11.2011

Ruspa tra le tombe, discarica nel cimitero

VILLAFRANCA. Gli investigatori delle polizie stradale e provinciale hanno passato al setaccio con una ruspa alcune aree tra le tombe. Sventato il rischio di infezione

Trovati rifiuti tra resti umani nell'area sequestrata dalla Procura Tra gli scarti dell'ospedale c'erano anche copertoni e una lavatrice

Il rifiuti accumulati per lo smaltimento FOTO PECORA


 Il rifiuti accumulati per lo smaltimento FOTO PECORA
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Villafranca. La ruspa avanza, cala la pala sulla montagna di sacchi, poi riceve l'alt. C'è un mucchietto di «terra» che fuoriesce da un nylon, simile a quello rivenuto pochi istanti prima, tra copertoni, rottami e innaffiatoi. Viene messo in una cassetta di plastica nera, per i rifiuti organici. Poi, via di nuovo con la ruspa...C'era di tutto in quei pochi metri quadrati che servivano per lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti cimiteriali, dietro la nuova ala del campo santo di Villafranca. Una piccola discarica, dove stipare qualsiasi cosa, eccetto la pietà per i morti.
È lì che ieri mattina, investigatori della polizia stradale e della provinciale sono tornati per effettuare sopralluoghi e distinguere tutte le tipologie di rifiuti accatastati, raccogliendo prove utili alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Valeria Ardito, nell'ambito della maxi-indagine sull'impresa di gestione dei servizi cimiteriali Nicolini di Verona.
Il cimitero, che giovedì era stato chiuso, ieri era accessibile, ad eccezione delle tre aree poste sotto sequestro: la stanza all'ingresso sulla sinistra, dove sono state trovate delle cassette contenenti spoglie mortali, che lì non dovevano esserci; la cappella, con l'ossario sottostante; l'area per i rifiuti cimiteriali.
È stata quest'ultima il campo di lavoro di ieri mattina. Gli operai del nuovo gestore cimiteriale Dugoni-Delta hanno affiancato gli agenti di polizia, analizzando e separando i rifiuti a seconda della loro natura. Il cortile doveva servire a ricevere, per poi avviarli ai diversi percorsi di smaltimento, fiori e ramaglie e rifiuti cimiteriali. Questi ultimi si dividono in macerie di demolizione, derivanti dai lavori su tombe e struttura, e rifiuti cimiteriali veri e propri, derivanti dalle operazioni di esumazione e stumulazione.
Ma lì c'era ben altro: una lavatrice, sacchi di immondizie, copertoni d'auto, una bombola di gas. Materiali che proprio non ci devono stare, come i sacchetti con rifiuti ospedalieri: lenzuola, indumenti, pannoloni. Su un sacchetto di carta compariva il nome di una donna, lo stesso scritto su un tagliandino poco distante, che porta in calce l'indicazione dell'Ulss22 e la dicitura «Medicina». E ancora sacchi utilizzati per trasportare le persone decedute, pentole, cibo, legname, cocci, lastre di marmo...
Tutto era mescolato a quei mucchietti di «terra». Per quelli, le analisi diranno di cosa si tratta. Ma ci sono pochi dubbi: tra i sacchi c'era anche un grumo più grosso: carne saponificata, ovvero resti di decomposizione che si rinvengono nelle bare durante le operazioni di esumazione e che andrebbero risepolti per altri cinque anni nell'area cimiteriale apposita. Lì raggiungerebbero la completa mineralizzazione, ovvero si ridurrebbero alle semplici ossa «asciutte», da deporre nell'ossario.
Invece, quei resti sono rimasti lì, tra l'immondizia, per mesi. E chiuso il capitolo della pietà umana, la questione si fa anche ambientale e di sanità pubblica. I rifiuti nel cortile e in quel modo non ci potevano stare e quelli ospedalieri potevano essere a rischio infezione.
Sul posto del sopralluogo, c'erano ieri anche dirigenti comunali dell'ufficio ecologia e cimiteri, e la polizia municipale. Non ci sono, però, responsabilità dell'amministrazione villafranchese, che anzi l'estate scorsa aveva nominato l'avvocato Nicola Avanzi, per conoscere la situazione dei fatti operando nella procura della repubblica e tutelando il Comune, anche qualora decidesse di costituirsi parte civile.
La Nicolini, nel luglio scorso, è stata al centro di un'inchiesta partita da un esposto. Dalla sede centrale di Verona esalavano cattivi odori, provenienti dal cortile di via Gioia.
Pochi giorni dopo furono trovati sei cadaveri non mineralizzati trasferiti dal Comune di San Giorgio alle Pertiche in provincia di Padova, in attesa di essere cremati. Nel cortile furono rinvenuti anche rifiuti e materiali sui quali partirono ulteriori indagini. Da lì, con un effetto domino, l'inchiesta si è allargata a tutti i cimiteri gestiti dalla Nicolini.


Maria Vittoria Adami

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