13.08.2012
DRAMMA A 2.000 METRI. L'uomo aveva passato la notte al rifugio Barana al Telegrafo
Sulla via del ritorno stava camminando su un tracciato in costa, ha perso l'equilibrio ed è precipitato sui massi per 400 metri
Un volo di quasi 400 metri. Impossibile qualsiasi tentativo di salvezza. E l'escursione in montagna con il figlio e un amico si trasformano in tragedia. È morto così, ieri mattina Riccardo Righi, 59 anni, impiegato, residente a Villafranca in via Messedaglia, dove abitava con la compagna Florinda. L'uomo era arrivato al rifugio Barana al Telegrafo venerdì sera. Con lui c'erano il figlio Alessandro, 27 anni, e l'amico Marco Bottura, 41 anni, vicino di casa della vittima. I tre arrivavano da Malga Valfredda, avevano fatto il versante del Baldo verso Spiazzi. Ieri mattina erano partiti di buon'ora diretti al passo del Camino, una sorta di variante, una scorciatoia del sentiero. Chi conosce la zona sa che quel punto è particolarmente stretto e in qualche punto ci sono anche i cavi d'acciaio per agevolare il cammino. Secondo quanto raccontato dal figlio della vittima e dall'amico, loro due erano avanti e Righi dietro. A un certo punto hanno sentito un rumore e si sono voltati, vedendo così il corpo cadere giù, sbalzato da un masso all'altro. Il figlio della vittima ha allertato il 118 che ha inviato l'eliambulanza, ma il medico non ha potuto fare altro che accertare la morte dell'uomo per politraumi. Sono stati allertati anche i carabinieri di Malcesine, competenti per territorio, che hanno verbalizzato le testimonianze del figlio e dell'amico. La salma è stata portata alle celle di Malcesine. «Erano partiti verso le 7 dal rifugio», ha detto Franca Arcangeli, che con il marito Nirvano gestisce il Barana, «avevano passato una notte qui, come fanno quasi tutti, e sono ripartiti. Poco dopo è tornato il figlio Alessandro disperato. È proprio un anno triste», ha detto la donna, «costellato di incidenti anche mortali. Per Righi era la prima volta sul Baldo, invece per il suo amico era un ritorno, mi avevano detto quando li avevo registrati». Subito dopo la digrazia al sentiero è andato anche don Flavio Gelmetti, prete mazziano responsabile delle chiesette alpine, che la domenica va a celebrare la messa nella chiesetta di Santa Rosa. Il religioso ha benedetto il corpo e nella successiva celebrazione ha raccomandato l'anima della vittima a Dio.
Alessandra Vaccari
Partecipa. Inviaci i tuoi commenti