14.06.2012
LAZISE. Il giudice ha disposto il processo per alcuni componenti della commissione edilizia, l'ex tecnico e i committenti. Reato contestato l'abuso d'ufficio Prosciolti Vantini e Munari: non avevano compiti di vigilanza e di controllo sulla legittimità
Lazise. Primo colpo di scena nell'inchiesta del pubblico ministero Valeria Ardito sulla concessione edilizia per un fabbricato residenziale in località Marra a Lazise, su un'area indicata dal Piano territoriale comunale (Pat) come non edificabile in quanto a rischio idrogeologicolo. Ieri, il giudice per l'udienza preliminare Isabella Cesari ha emesso due provvedimenti: con il primo rinvia a giudizio dieci persone per abuso d'ufficio e con il secondo «libera» da ogni responsabilità altri due coinvolti dalle indagini dichiarando il «non luogo a procedere» in quanto il fatto di non costituisce reato. Si dovranno quindi presentare davanti al giudice Marzio Bruno Guidorizzi, il 26 ottobre prossimo, per l'udienza filtro i componenti della commissione edilizia del Comune di Lazise Diego Cacciatori (difeso da Alessandra Lodi), Marco Pachera (difeso da Ruggero Castelletti e Valentina Lombardo), Luigi De Carli (difeso da Gabriele Tomezzoli e Francesco Delaini), Enrico Lorenzini e Francesco Biondani (difesi da Stefano Baciga) oltre a Lino Garbin (difeso da Nicola Avanzi) che all'epoca dei fatti era capo ufficio dell'Edilizia privata oltre ai proprietari e committenti Andrea Ferri, Bruna Ferri e Raffaella Gallo (difesi da Carlo Fratta Pasini e ieri sostituiti da Claudia de Mori), e a Diego Adami (difeso da Marco Pezzotti) progettista dei lavori e attuale assessore comunale all'Arredo urbano e plateatici. Per tutti loro l'accusa è abuso d'ufficio mentre per il progettista e per i proprietari degli immobili, che prima dei sigilli posti dagli inquirenti il 4 giugno del 2010, erano già giunti alla costruzione del tetto, si aggiunge anche la violazione del testo unico in materia edilizia. Secondo l'accusa, i componenti della commissione edilizia avrebbero dato parere favorevole alla richiesta di permesso di costruire l'edificio, rilasciando quindi l'autorizzazione sottoscritta da Lino Garbin, responsabile del settore Edilizia privata, il 7 dicembre del 2009, consentendo così un «ingiusto vantaggio patrimoniale» a Bruna e Andrea Ferri oltre che a Raffaella Gallo e a Diego Adami che, sempre secondo l'accusa, sarebbero stati «istigatori» della violazione al Pat che era stato adottato sei mesi prima, il 6 agosto 2009, e approvato il 23 marzo del 2010. Lo strumento urbanistico comunale definiva quindi l'area, al momento dell'autorizzazione da parte della commissione e dal responsabile del settore Edilizia privata, «non idonea ai fini edificatori e alle misure di salvaguardia» in vigore. Il gup Cesari ieri ha stabilito il rinvio a giudizio dei dieci imputati in quanto i componenti della commissione «non potevano non essere a conoscenza dell'adozione del Pat nel momento in cui diedero parere favorevole all'opera». Deduzione che il giudice ha ritenuto valere soprattutto per il responsabile del settore, Garbin, per le funzioni che rivestiva all'interno del Comune. Discorso completamente diverso per altri due coinvolti nell'indagine, anche loro componenti della commissione edilizia che approvò la costruzione. Il giudice ha infatti prosciolto dal reato di abuso d'ufficio Pierlorenzo Vantini (difeso da Francesco Delaini) e Lino Munari (difeso da Gianluca Vassanelli). Il giudice ha spiegato la differenza di trattamento rispetto agli altri membri della commissione sottolineando che i due partecipavano in qualità di esperti in bellezze naturali e tutela ambientale ed espressero il loro voto favorevole il 13 luglio 2009, ovvero prima dell'adozione del Pat (6 agosto 2009). Inoltre, per il gup, Vantini e Munari non avevano compiti di vigilanza e controllo sulla legittimità delle opere sotto il profilo edilizio e urbanistico, ma solo sotto quello ambientale. Per i due quindi la vicenda si chiude qui mentre prosegue per gli altri dieci imputati.
Giorgia Cozzolino
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