23.05.2012
PESCHIERA. Il 19 giugno tavola rotonda in Provincia con tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nel progetto dell'alta velocità ferroviaria nella tratta Brescia-Verona. Montresor, presidente del Consorzio, ribadisce la sua contrarietà al tracciato: «Quello che vuole Rfi è vecchio di 20 anni e va rivisto. Devono ascoltarci»
Peschiera. Il 19 giugno i Palazzi scaligeri ospiteranno il nuovo incontro del Tavolo voluto dal presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi sulla tratta veronese del tracciato Milano-Venezia dell'Alta velocità/Alta capacità (Tav) ferroviaria. Nei giorni scorsi è stato lo stesso Miozzi a sottolineare l'importanza di iniziare a dare concretezza al progetto ritenuto fondamentale per l'intero comparto economico del territorio. Ma proprio sul progetto e sulle sue ricadute sull'economia permangono le perplessità del Consorzio di tutela del Lugana Doc che parteciperà all'incontro pronto a ribadire la necessità di una revisione del tracciato per quanto riguarda l'area del basso Garda. «Siamo consapevoli che ci troviamo di fronte ad un passaggio preliminare a ciò che attiene la valutazione tecnica del progetto», dice il presidente del Consorzio Francesco Montresor, «ciò non di meno riteniamo fondamentale continuare a mantenere alta l'attenzione sulle criticità di un disegno ormai vecchio di più di vent'anni e una linea ferroviaria che, se lasciata dove era stata prevista, comprometterebbe certamente l'economia sia vitivinicola che turistica di questa zona. E non credo che l'aspetto cosiddetto industriale possa o debba avere la preminenza rispetto a questi altri comparti: anche perché», ribadisce Montresor, «la Doc del Lugana significa posti di lavoro e reddito grazie ad un mercato che non conosce crisi; e lo stesso vale, addirittura in modo maggiore, per l'ambito turistico. Per questo ci riteniamo a pieno titolo “industrie” che muovono l'economia in modo concreto e tangibile. Anche in questi momenti così difficili». «A maggior ragione, dunque», ribadisce Montresor, «pensiamo di dover essere ascoltati visto che, e lo voglio sottolineare, non ci siamo mai posti come antagonisti al tracciato e non abbiamo mai pensato né tantomeno chiesto che si rinunci all'Alta velocità. Bisogna però spostarla, almeno in quest'area: non solo per salvaguardare una parte importante della Doc ma anche il turismo visto che difficilmente le persone potrebbero aver voglia di passare le vacanze in uno spicchio di terra letteralmente messo a soqquadro da un cantiere destinato a durare anni». Tav sì, insomma, ma fatta passare là dove produrrebbe meno danni, tanto all'ambiente quanto ad un'economia sana e costruita negli anni, e dove costerebbe molto meno. Perché l'altro tema delicato, sul quale insiste da tempo il Consorzio, è quello dei costi di un'opera che da quando è stata progettata ad oggi sono aumentati in modo esponenziale. «Facciamo i conti tutti i giorni con la necessità di risparmiare. E visto che in questo momento agli italiani vengono chiesti enormi sacrifici, mi auguro, come ho già avuto modo di dire, che si trovi la volontà di ragionare su questa scelta che non è ineluttabile. In questo senso siamo molto grati e ribadiamo tutta la nostra fiducia nel presidente Miozzi per l'onestà intellettuale dimostrata e per aver preso a cuore la nostra istanza che, ripeto, è un'istanza del territorio. Un percorso, quello intrapreso, che speriamo possa trarre beneficio anche dalla risoluzione accolta dal ministero delle infrastrutture che prevedeva l'apertura di un Tavolo per valutare appunto lo spostamento del tracciato: abbiamo avuto garanzie che quel documento, che dal 2010 giace in un qualche cassetto, sarà finalmente preso in considerazione». La conferma che anche su questo tema c'è movimento. «Lo speriamo davvero». sopttolinea Montresor, «d'altronde da un anno a questa parte le cose sono cambiate in modo radicale», ricorda Montresor, «e c'è molta più sensibilità nei confronti della tutela dei territori perché c'è grande consapevolezza che non si può agire con superficialità e il problema dell'attraversamento della Tav non fa eccezione. Credo che anche i recenti avvenimenti politici dovrebbero far riflettere sulla stanchezza della gente per questa sorta di inerzia di fronte ai veri problemi. Confidiamo che le forze politiche e i nostri amministratori sappiano guardare senza pregiudiziali e con lungimiranza a quello che si può concretamente fare per il bene di tutti».
Giuditta Bolognesi
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