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Oggi in piazza

03.04.2012

Gli rubano tutti i documenti
«S'è sentito male, poi è morto»

COSTERMANO. Il dramma di un cameriere 36enne originario del Bangladesh, stroncato da infarto. Aveva subito un furto. La famiglia ora è senza i passaporti e anche senza sostegni economici: per questo la salma dell'uomo non può essere portata in patria per la sepoltura

La moglie di Likkon, Sharmin (a sin.) e la sorella Sakina FOTO AMATO

La moglie di Likkon, Sharmin (a sin.) e la sorella Sakina FOTO AMATO
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Costermano. È inconsolabile Sharmin Sultana, 34 anni, originaria del Bangladesh, madre di Ornob, 12 anni, e Ocean, due anni. All'improvviso si ritrova sola in un Paese straniero, senza il marito Likkon Md, 36 anni, cameriere all'Hotel Boffenigo di Costermano, deceduto sabato mattina per arresto cardiocircolatorio dopo una corsa disperata al pronto soccorso dell'ospedale di Caprino. La famiglia, ricongiunta nel 2007, economicamente si reggeva sulle spalle dell'uomo. Ornob frequenta la prima media a Caprino ed è l'unico che parla italiano oltre alla sorella più giovane di Likkon, Sakina, che abita a Caprino. È lui, con la zia, che si fa interprete per la madre. Per lei parlano i grandi occhi, tristi e preoccupati. Come se non bastasse, il piccolo Ocean è alle prese con una bronchite derivata da un recente viaggio della famiglia in patria, per cui è stato ricoverato al Sacro Cuore di Negrar. Il loro però rimane un dolore composto, dignitoso, anche se il destino pare essersi accanito. Alla disperazione per la perdita dell'uomo, infatti, si aggiungono complicazioni burocratiche ed economiche. Al momento, la signora Md non possiede più documenti d'identità e permessi di soggiorno: glieli hanno rubati con la borsetta giovedì scorso, mentre era nel piazzale davanti al supermercato De Beni e stava per entrare a fare la spesa con marito e figli. Un furto avvenuto con destrezza, tra le 18.30 e le 19. Nella borsa, come denunciato ai carabinieri di Cavaion il giorno seguente, 30 marzo, c'erano il portafoglio con 160 euro, carta bancomat, un mazzo di chiavi, un cellulare. Ma soprattutto c'erano i documenti. In pratica, adesso, manca il lasciapassare per trasportare la salma di Likkon Md in Bangladesh per i riti religiosi e la sepoltura, come previsto dalla fede islamica. Il precetto parla chiaro: pochi giorni devono passare tra il decesso e il riposo eterno sottoterra «perché l'anima del defunto possa arrivare in Paradiso: più passa il tempo, più lui soffre», precisa Sakina. Per le due donne è partito il conto alla rovescia, per garantire l'aldilà al fratello e marito e soprattutto per dare un futuro ai bambini. Ora temono i tempi lunghi della burocrazia. Hanno cominciato un mesto pellegrinaggio tra ambasciata e questura. Hanno ricevuto la visita dei servizi sociali del Comune. Sperano che la borsa venga ritrovata da qualche parte, e di aver perso tutto ma non quei permessi. Anche perché copie o certificati hanno un costo che non possono sostenere, come il viaggio in patria. Al momento la salma di Likkon Md è alle celle mortuarie dell'ospedale di Caprino e hanno già chiesto se e quanto dovranno pagare per questo «soggiorno temporaneo». In cuor loro sperano nella solidarietà della gente, che finora non è mancata, ma di cui d'ora in avanti avranno estremo bisogno. Dopo aver sepolto il marito in patria, infatti, Sharmin desidera tornare a Costermano. «Sì sì, qui», dice con un filo di voce. Spera di trovare un lavoro. Intanto Ornob fa l'uomo di casa, e spiega come il papà la sera del furto e il giorno dopo continuasse a ripetergli: «E adesso come facciamo?». La preoccupazione di Likkon per le sorti della famiglia, nel giro di un paio di giorni, era salita alle stelle. Giovedì sera, narrano il figlio e la sorella, lamentava un forte mal di stomaco, il giorno dopo una forte oppressione al petto e dolori.  Ma nessuno si aspettava il peggio, tant'è che sabato mattina la signora Md, sola a casa col marito e il piccolo Ocean, ha chiamato un vicino di casa per portarlo all'ospedale di Caprino. Là i medici hanno provato a rianimarlo per 45 minuti, ma per Likkon non c'era più nulla da fare.  Incredula Laura Padovani, titolare con il marito Remo dell'hotel Boffenigo dove a fine aprile il cameriere avrebbe dovuto riprendere a lavorare e dove era considerato uno di famiglia. A lei per prima, il 29 marzo, dopo il furto, Likkon aveva telefonato. «Gli ho consigliato di denunciare il fatto e di non preoccuparsi troppo, che tutto si sarebbe risolto», spiega. Invece il lieto fine non c'è. «Ancora non riesco a crederci, era il più apprezzato dei nostri camerieri, sempre sorridente e disponibile».


Camilla Madinelli

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